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Il Pd scrive al Pd: parliamone! Messaggio via email a Elly Schlein

Da Ivrea parte un documento che chiede più discussione interna e meno decisioni calate dall’alto. Dopo il referendum, l’invito è semplice: prima chiarirsi tra sé, poi convincere gli altri

Il Pd scrive al Pd: parliamone! Messaggio via email a Elly Schlein

Francesco Giglio

Il Partito Democratico riparte dai circoli. O almeno, ci prova. Che, di questi tempi, è già una notizia.

Da Ivrea arriva un documento politico datato 1° aprile. Non è uno dei tanti e non è un pesce d'aprile.

Due pagine, tono misurato, nessuna parola fuori posto. Nella sostanza, però, qualcosa di più. Perché non si limita a commentare il referendum o a rivendicare un risultato – cosa che in politica riesce sempre molto bene – ma chiede, con una certa ostinazione, di fermarsi e discutere. Dentro il partito, non fuori. Che è un po’ come dire: prima di convincere gli altri, proviamo a capire tra di noi.

Il testo è stato approvato dal direttivo del Circolo PD eporediese, guidato dal segretario Francesco Giglio, e inviato a tutti i circoli della Città metropolitana di Torino, oltre che alla segreteria metropolitana e a quella regionale. Non proprio un messaggio in bottiglia, ma nemmeno una comunicazione interna qualsiasi. Più che altro, un modo per dire: guardate che qui la questione è seria.

L’obiettivo è dichiarato senza troppi giri di parole: aprire un confronto sulla linea politica e sulle azioni da mettere in campo da qui alle prossime elezioni. Che, tradotto dal politichese, significa una cosa semplice: capire dove si sta andando, con chi e – dettaglio non irrilevante – perché.

Non è un dettaglio, soprattutto in una fase in cui il centrosinistra si scopre vincente nei passaggi tattici ma ancora incerto quando si tratta di costruire una proposta politica complessiva. Vincere un referendum, in fondo, è un esercizio relativamente lineare: si tratta di convincere gli elettori che qualcosa non va bene. Molto più complicato è convincerli che quello che proponi tu va meglio.

Ed è proprio questo il punto da cui parte il documento.
La vittoria del “no” viene riconosciuta, ma subito messa tra parentesi: "attenzione a non scambiare un voto contrario per un consenso a favore". Una distinzione che sembra quasi banale, ma che la politica italiana tende a dimenticare con una certa regolarità, specie quando c’è da festeggiare.

Da qui la richiesta, che è insieme "politica" e "organizzativa". "Politica", perché si chiede di costruire una proposta chiara, un’alleanza credibile e una leadership condivisa. "Organizzativa", perché tutto questo – sostengono da Ivrea – non può essere deciso in una riunione di qualche ora o in una serie di interviste ben calibrate, ma deve nascere da un confronto reale, diffuso, partecipato.

Ed è qui che il documento cambia passo. Smette di parlare degli avversari – il che, per un partito, è già un piccolo sacrificio – e comincia a parlare di sé. Non con toni polemici, ma con una certa testardaggine: serve una mobilitazione interna, fatta prima di tutto di discussione. Nei circoli, tra i militanti, in quei luoghi che tutti citano quando serve evocare le radici e che poi, nella pratica, vengono consultati un po’ meno.

Il messaggio è implicito ma abbastanza chiaro: senza questo passaggio, il rischio è arrivare alle elezioni con un’alleanza da inventare, un programma da abbozzare e una leadership da definire. Tutto insieme, possibilmente all’ultimo momento, che è una tradizione a cui la politica italiana è affezionata ma che raramente ha portato grandi risultati.

Non a caso, il documento è già stato inviato a tutti i circoli del Canavese, dove ha trovato una prima sponda. Condivisione dello spirito e via libera alla diffusione a tutti i circoli possibili perché si uniscano. Ai livelli provinciali e regionali, perché facciano da tramite verso il nazionale. E, implicitamente, ai vertici del partito, a Elly Schlein, perché decidano se questa discussione va presa sul serio o archiviata con cortese attenzione, come spesso accade alle iniziative che arrivano “dal basso”.

La chiusura è quella classica: “Uniti e insieme saremo più forti e più convincenti”.
Funziona sempre, perché è difficile essere contro. È un po’ come dire che la pace è meglio della guerra: nessuno obietta, poi però resta da capire come si fa.

Insomma prima di essere uniti, bisogna capire su cosa. E, soprattutto, se si ha davvero voglia di discuterne. Perché il rischio, altrimenti, è quello di sempre: arrivare insieme, sì, ma senza aver deciso dove andare. E scoprire, a quel punto, che convincere gli altri è complicato e convincersi sé stessi altrettanto.

Elly Schlein

L'appello ai circoli

Il risultato del referendum confermativo sulla “Riforma della Giustizia” proposto dal Governo è stato un indubbio successo conseguito delle forze politiche di opposizione, il così detto “campo largo”. Un successo addirittura superiore alle più rosee aspettative di un esito positivo.

Il circolo del Partito Democratico di Ivrea ha discusso su questo risultato e sulla necessità di aprire senza indugi un confronto interno sulle prospettive politiche, sia di metodo che di contenuto, che ci devono portare ad affrontare nelle migliori condizioni la competizione elettorale del prossimo anno e tornare a governare il nostro Paese.

Il nostro partito ha svolto un ruolo fondamentale nella vittoria del no al referendum sulla “Riforma della Giustizia”, trainando con entusiasmo e competenza la battaglia referendaria e costituendo un riferimento forte per molti elettori che si sono riavvicinati alle urne.

Dobbiamo però essere attenti a non confondere la vittoria del no al referendum con un automatico e scontato consenso politico. Un conto è riuscire a catalizzare i voti su un diniego a una proposta sbagliata di riforma costituzionale e un altro conto è ottenere un consenso in positivo su una proposta politica del governo del Paese. Per tre ragioni fondamentali.

Primo: bisogna avere una proposta politica. Una proposta chiara e determinata, comprensibile e che sappia convincere gli italiani motivandoli a sostenere con convinzione che bisogna cambiare direzione e sostenere la progettualità indicata dal centro sinistra. Un programma quindi di pochi punti e soprattutto fatti di proposte concrete che toccano gli interessi veri degli italiani e che siano sostenute da principi e valori alla base di una vera convivenza sociale e democratica.

Secondo: non si vince da soli. La vittoria del no al referendum è l’esempio più evidente che per battere il centro destra è necessario costruire un’alleanza politica più forte e maggioritaria nel Paese. Ma per essere solida deve essere costruita attorno a un programma condiviso che va discusso, costruito e definito prima, e come sostanza di quell’alleanza elettorale necessaria per vincere le prossime elezioni politiche e restituire un governo riformista e progressista al nostro Paese.

Terzo: bisogna individuare e condividere una leadership. E’ importante che la scelta del o della leader della coalizione di centro-sinistra sia la naturale conclusione di quel processo di condivisione programmatica e politica che deve costituire il cemento su cui si fonda l’alleanza delle forze progressiste e democratiche nel nostro Paese. Una guida che sappia e possa parlare al Paese con un sostegno solido e concreto e riesca quindi a trascinare con convinzione la maggioranza del popolo italiano verso il cambiamento. Non è però questo il momento di definire il modo: primarie sì, primarie no e tra chi. Oggi va definito il campo entro il quale stare e soprattutto su quali basi e contenuti.

Il Partito Democratico deve essere il motore di questo percorso per costruire attorno a lui e con lui l’alternativa al governo del Paese. Per fare questo è necessario che ci sia una vera e reale mobilitazione dentro al partito. Una mobilitazione fatta prima di tutto di confronto, discussione, condivisione delle proposte e delle azioni da intraprendere. Le decisioni e la definizione della linea politica e programmatica deve essere condivisa nel partito e non solo appannaggio dei vertici del partito. Bisogna che venga in qualche modo aperto un confronto importante ed allargato attraverso un percorso partecipato e coinvolgente della comunità del nostro partito. E che sia l’Assemblea Nazionale del partito, al termine di questo percorso da iniziare subito, a sancire la linea politica e programmatica del Partito Democratico.

Dobbiamo cercare di sfruttare al meglio una occasione così importante. La partecipazione e il coinvolgimento dei militanti e dei sostenitori del nostro partito nella discussione e nella costruzione della nostra proposta politica potrà essere quel valore aggiunto che consentirà una mobilitazione autentica in grado di contagiare più persone possibili nella battaglia elettorale del prossimo anno.

Vogliamo e dobbiamo essere tutti protagonisti e non solo spettatori delle decisioni e delle azioni da intraprendere per costruire attorno a noi un vero nuovo forte consenso politico.

Chiediamo quindi a tutti i circoli del nostro partito di unirsi a questo appello e chiediamo ai vertici provinciale e regionale di farsi parte attiva per agire in questa direzione verso gli organi nazionali del partito e sollecitare e organizzare questo percorso di condivisione politica e programmatica.

Uniti e insieme saremo più forti e più convincenti.

Ivrea, 1 aprile 2026

Il Circolo del Partito Democratico di Ivrea

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