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12 Aprile 2026 - 16:11
Il tema è chiaro fin dall’inizio: la sofferenza degli adolescenti non è un’emergenza improvvisa, ma un segnale strutturale. È da qui che è partito il primo appuntamento di “Dialoghi sulla vita”, il ciclo promosso dalla Fondazione FARO insieme all’Assessorato alla Cultura della Città di Chivasso, che si è aperto lo scorso 9 aprile alla Biblioteca MoviMente.
Alle 17.30, davanti a un pubblico composto in gran parte da adulti – cittadini, educatori, volontari – si sono confrontati la neuropsichiatra infantile Elena Rainò e lo scrittore Giorgio Scianna. Al centro, una domanda netta: come proteggere e orientare i ragazzi in una fase sempre più fragile e complessa?
L’adolescenza, è emerso, non è mai stata un passaggio semplice. Ma oggi si muove dentro un contesto più esposto: aspettative sociali elevate, relazioni più instabili, modelli spesso distorti. La sofferenza non scompare, cambia forma. E il rischio è che difficoltà fisiologiche si trasformino in disagio strutturato.
Il punto, però, è un altro: dove si interviene davvero? E con quali strumenti? Il confronto ha provato a tenere insieme più livelli – famiglia, scuola, comunità – evitando la logica della lezione frontale e puntando su un dialogo aperto, concreto.
In questo quadro si è inserita la riflessione di Giorgio Scianna, che ha portato l’esperienza diretta degli incontri con gli studenti, spesso dopo la lettura dei suoi romanzi. «Noi adulti abbiamo “gufato” molto sul loro futuro», ha osservato. «Gli abbiamo raccontato che avranno meno risorse, meno possibilità, che staranno peggio. Questo ha rotto qualcosa nel dialogo».

Da qui una provocazione che sposta il baricentro: «Forse i ragazzi vanno protetti proprio da noi adulti». Non tanto per un rischio concreto, quanto per il clima culturale che li circonda. Un racconto costante di crisi e declino che finisce per togliere prospettiva. «Dobbiamo riaprire il canale del dialogo e restituire loro il diritto di immaginare il futuro senza viverlo come un’apocalisse», ha spiegato Rainò.
Accanto a questo, altri nodi: il rapporto con la politica, percepita come distante e priva di visione; una maggiore fluidità nei modelli di riferimento, che amplia le possibilità ma può anche generare disorientamento; e soprattutto il tema della tecnologia. «Sul cellulare abbiamo sottovalutato tutto», ha ammesso Scianna. «Ci stiamo giocando molto: i ragazzi fanno sempre più fatica a governare l’attenzione».
Il quadro che emerge non è rassicurante, ma neppure senza via d’uscita. Il lavoro, è stato ribadito, riguarda tutti: famiglie, scuola, territorio. Costruire ambienti che sappiano sostenere i giovani significa prevenire, prima ancora che curare.
Il ciclo “Dialoghi sulla vita” nasce proprio con questo obiettivo: riportare al centro temi spesso affrontati in modo frammentario – relazioni, tecnologia, salute mentale, responsabilità collettiva – trasformando la Biblioteca MoviMente in uno spazio reale di confronto.
Il calendario prosegue il 23 aprile con un incontro dedicato alla comunicazione social e al linguaggio dell’odio, con Stefania Manca e Stefano Pasta. Il 7 maggio sarà la volta dell’intelligenza artificiale con Davide Sisto e Mattia Corsini, mentre la rassegna si chiuderà il 21 maggio con un confronto sulla malattia mentale insieme a Alcide Pierantozzi e Pia Massaglia.
Una linea è già tracciata: non limitarsi a descrivere i problemi, ma provare a costruire strumenti condivisi. Perché il disagio dei ragazzi non è un fatto isolato. È lo specchio del mondo che gli adulti stanno costruendo.

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