Sul tavolo, formalmente, c’era il rinnovo degli organi sociali per il quinquennio 2026-2031. Nella sostanza, c’era la ridefinizione di un modello che negli ultimi dodici anni ha riempito un vuoto lasciato altrove. A guidare l’associazione sarà il professor Daniele Trinchero, affiancato dal vicepresidente Sergio Rosso e dal tesoriere Marco Digiovanni. Nel Consiglio Direttivo entrano anche Alberto Collatin e Marco Ciurcina. Il Collegio dei Garanti sarà presieduto da Tiziana Sorriento, con Carlo Blengino e Laura Garbati.
Nomine, certo. Ma il punto è un altro: la continuità. Perché qui non si tratta di cambiare direzione, ma di consolidare un’esperienza che ha già dimostrato di funzionare.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro. Senza Fili Senza Confini nasce nel 2014 con un obiettivo preciso: portare connessione dove il mercato non arrivava. Non una startup, non un operatore commerciale, ma un’associazione di promozione sociale che ha scelto una strada anomala: costruire e gestire infrastrutture di telecomunicazione in forma comunitaria. Un modello che, negli anni, è diventato un caso di studio anche fuori dall’Italia.
Oggi quella rete copre un’area che va dalle colline del Monferrato alla pianura vercellese, fino al Mombarone. E soprattutto serve più di 9.000 famiglie. Non numeri da laboratorio, ma pezzi di territorio reale, spesso marginale, dove la connessione non è un lusso ma una condizione per restare.
È qui che l’assemblea di Crescentino prende peso. Perché la fase che si apre non è più quella dell’espansione. Lo ha detto chiaramente Trinchero: “L’Associazione compie 12 anni ed entra in una fase di stabilizzazione. Non punta più a crescere oltre i propri confini territoriali, ma a consolidarsi nel proprio territorio”. Tradotto: basta rincorrere nuove aree, ora si lavora sulla qualità.
E la qualità, oggi, si misura in velocità, affidabilità e servizi. L’infrastruttura sarà progressivamente aggiornata per portare i collegamenti fino a 200 Mb/s, con test già previsti a 500 Mb/s entro l’autunno. Non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra una connessione che “funziona” e una che permette davvero di lavorare, studiare, fare impresa.
Ma la vera partita si gioca altrove. Nella capacità di trasformare una rete in uno strumento di governo del territorio.

Sindaci ed autorità intervenuti all'assemblea di Senza Fili Senza Confini
Per questo nasce la Consulta dei territori, un organismo che mette attorno allo stesso tavolo associazione e Comuni. Non un luogo formale, ma un dispositivo operativo: si riunirà almeno ogni sei mesi per individuare bisogni concreti e tradurli in progetti. A coordinarla sarà Celestino Bottino.
Il passaggio è sottile ma decisivo. Finora la rete serviva a portare Internet. Da qui in avanti servirà a generare servizi.
E qui entra in gioco l’Internet delle Cose. Un termine abusato, spesso svuotato di significato. Ma in questo caso no. Perché la novità normativa che entrerà in vigore a giugno, con concessioni decennali per i servizi IoT, apre uno spazio operativo reale. Non sperimentazioni estemporanee, ma progetti strutturati.
L’associazione si è già impegnata a coprire il 100% del territorio con tecnologia LoRa e LoRaWAN. Tecnologie a bassa potenza, pensate per collegare sensori distribuiti. In altre parole: una rete invisibile che raccoglie dati continui dal territorio.
E quei dati servono a fare cose molto concrete. Monitorare i corsi d’acqua minori, ad esempio. Non i grandi fiumi, ma i rii, i canali, quelli che escono dagli argini senza preavviso. Oppure controllare le frane da scivolamento, un problema cronico in molte aree collinari. O ancora, sperimentare sistemi di monitoraggio a distanza per le persone fragili.
Qui si vede la differenza tra una rete pensata per il consumo e una rete pensata per il territorio. La prima porta Netflix. La seconda può salvare vite o evitare danni.
C’è poi un altro dato che merita attenzione: l’accordo con 95 Comuni. Non è solo una rete tecnica, è una rete istituzionale. Significa che l’associazione non è più un soggetto “esterno”, ma una componente stabile del sistema territoriale.
E infatti il linguaggio cambia. Non si parla più solo di connessione, ma di “tutela del territorio”, “supporto alle attività produttive”, “categorie più deboli”. Parole che, se restano sulla carta, non valgono nulla. Ma che qui trovano una struttura pronta a tradurle in pratica.
L’assemblea si è chiusa con un riconoscimento simbolico ma significativo: il premio di socia dell’anno 2026 a Loretta Ardito. Non una figura apicale, ma una dipendente comunale. Un modo per dire che questo modello si regge anche su un lavoro silenzioso, quotidiano, spesso invisibile.
E allora il punto torna lì: cosa rappresenta davvero Senza Fili Senza Confini oggi?
Non è solo un operatore alternativo. È un’infrastruttura civica. Un esempio di come un territorio possa organizzarsi per rispondere a bisogni che il mercato e, in parte, anche lo Stato, non hanno coperto in modo efficace. Non è un caso che sia diventato oggetto di studio. Perché mette insieme elementi che raramente convivono: tecnologia, volontariato, amministrazione pubblica.
Ma attenzione a non idealizzare. Questo modello funziona perché è radicato. Perché ha scelto di non espandersi oltre misura. Perché ha accettato il limite geografico come condizione di efficacia. In un’epoca in cui tutto deve crescere, scalare, diventare nazionale o globale, qui si fa esattamente il contrario: si resta.
E restare, in questo caso, è una scelta politica.
La giornata di Crescentino non ha prodotto slogan. Ha prodotto una linea. Consolidare, integrare, trasformare la rete in uno strumento di servizio pubblico. Senza retorica.
Il resto si vedrà nei prossimi mesi. Nei progetti della Consulta, nei test sulla rete, nella capacità di tradurre le promesse in servizi concreti. Perché il rischio, anche qui, è sempre lo stesso: dire più di quello che si riesce a fare.
Ma c’è un dato che pesa più di tutti. In dodici anni, questa esperienza non solo è sopravvissuta, ma è diventata centrale per migliaia di persone. Non per decreto, ma per necessità.
E quando una struttura nasce dal bisogno reale e continua a rispondere a quel bisogno, smette di essere un esperimento. Diventa sistema.