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Cirio contro i No Tav alla festa per i 160 anni del Canale Cavour: "Oggi un'opera così non potrebbe nemmeno iniziare" (VIDEO)

Il presidente della Regione Piemonte a Chivasso: "Deflusso minimo? Le aziende hanno bisogno di acqua. Ci stiamo battendo con Bruxelles, no a scelte ideologiche"

Cirio, 'deflusso minimo? Le aziende hanno bisogno di acqua' 'Ci stiamo battendo con Bruxelles, no a scelte ideologiche'

Cirio e Gilberto Pichetto Fratin

A Chivasso, domenica 12 aprile, la celebrazione dei 160 anni del Canale Cavour si trasforma rapidamente in qualcosa di più di una ricorrenza storica. È una mattinata istituzionale, certo, con autorità, discorsi ufficiali e memoria condivisa. Ma è anche, e forse soprattutto, un momento politico. Perché il passato viene usato per parlare del presente. E il presente, inevitabilmente, fa discutere.

Davanti all’edificio di presa della Coutenza, lo stesso punto in cui il 12 aprile 1866 il principe Eugenio di Savoia Carignano inaugurava il canale aprendo 21 paratoie, oggi si ritrovano amministratori, tecnici, associazioni e cittadini. Il Canale Cavour è ancora lì, 85 chilometri di ingegneria idraulica che portano l’acqua del Po attraverso tre province – Torino, Novara e Vercelli – e che continuano a sostenere l’agricoltura e l’economia del territorio. Un’opera che, a distanza di un secolo e mezzo, funziona ancora. E che proprio per questo diventa argomento politico.

Il presidente della Regione, Alberto Cirio, sceglie un tono diretto. Non resta sulla celebrazione, non si limita al ricordo. Va oltre. E lo fa con una frase che sposta subito il baricentro della giornata: “Oggi io porterei qui a festeggiare innanzitutto il comitato No Tav, così lo togliamo dalle nostre montagne”. Non è una battuta isolata. È una posizione precisa. Un attacco frontale a quella che definisce la cultura del “no”.

Il ragionamento è semplice, quasi brutale nella sua linearità: il Canale Cavour, simbolo di progresso dell’Ottocento, oggi non sarebbe nemmeno realizzabile. “Fu costruito in tre anni. Oggi non riusciremmo neanche in trenta. Anzi, non te lo farebbero neanche iniziare”, insiste Cirio. Il riferimento è chiaro: i comitati, le opposizioni locali, i ricorsi. Tutto ciò che, secondo il governatore, rallenta o blocca le opere pubbliche.

Il presidente del Piemonte Alberto Cirio oggi al Canale Cavour a Chivasso

Il Canale, allora, smette di essere solo un’infrastruttura storica. Diventa un termine di paragone. Un metro per giudicare il presente. “Immaginate tutti i comitati ‘No Canale’ che nascerebbero in ogni Comune del nostro Piemonte”, aggiunge, costruendo un parallelo diretto con le contestazioni alla Tav in Val di Susa. Un confronto che non cerca mediazioni.

Cirio insiste anche su un altro fronte, quello dell’acqua. Il tema del deflusso minimo vitale, imposto dalle normative europee, diventa un ulteriore terreno di scontro. “Sono contento che viva il microorganismo nel letto del fiume, ma vorrei anche che vivesse l’azienda agricola”, afferma, mettendo in contrapposizione tutela ambientale e necessità produttive. Anche qui, la linea è netta: no a quelle che definisce scelte ideologiche.

Il Canale Cavour, in questo contesto, diventa simbolo di un equilibrio possibile. Un’opera che ha modificato il territorio, certo, ma che ha anche permesso lo sviluppo agricolo e la gestione delle risorse idriche. Un esempio di come infrastruttura e ambiente possano convivere. 

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La presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, contribuisce a rafforzare il peso istituzionale della giornata. Il suo intervento resta più tecnico, più ancorato al valore dell’opera. Il Canale Cavour, ricorda, è ancora oggi un’infrastruttura strategica, capace di garantire sviluppo economico e benefici sociali.

Un’opera costruita senza tecnologie moderne ma con una precisione ingegneristica che ancora sorprende, come dimostra la pendenza del 2,5 per mille.

Ma anche qui il discorso si sposta rapidamente sul presente. Pichetto Fratin invita a prendere esempio da quell’opera per guardare avanti. Il messaggio è chiaro: le infrastrutture servono, non si possono bloccare. È una linea che, pur con toni diversi, converge con quella di Cirio.

"Oggi celebriamo una visione che c'è stata 160 anni fa, e celebriamo una testimonianza di ciò che si riusciva a fare a quell'epoca per lo sviluppo del territorio - ha spiegato il Ministro -. Il Canale Cavour è un'opera colossale, uno dei motori che ha generato la ricchezza di questi 300 mila ettari gestiti da Ovest Sesia ed Est Sesia. Al giorno d'oggi la gestione delle acque non può essere più settoriale, quindi una gestione idrica, irrigua o energetica. Dev'essere una gestione che guarda anche la sicurezza nazionale. Perché oggi cade sempre la stessa quantità d'acqua, ma cade in maniera diversa rispetto al passato. Le opere irrigue sono opere fondamentali per la sicurezza del territorio; se non ci sono fenomeni importanti sui territori del Vercellese e del Novarese, è proprio grazie a questa rete".

Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin

La mattinata prosegue tra interventi istituzionali e visite all’impianto. Il sindaco di Chivasso, Claudio Castello, accoglie le autorità insieme ai rappresentanti della Coutenza Canali Cavour, tra cui Stefano Bondesan e Ettore Fanfani. Ci sono anche il presidente nazionale di Anbi, Francesco Vincenzi, e i presidenti delle province coinvolte, Davide Gilardino e Marco Caccia, oltre al vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo.

Una presenza corale, che sottolinea quanto il Canale Cavour sia ancora oggi un’infrastruttura condivisa tra territori diversi.

Il Canale Cavour è stato costruito in un’epoca in cui il rapporto tra Stato, territorio e cittadini era completamente diverso. Nessuna partecipazione, nessun dibattito pubblico, nessuna opposizione organizzata. Oggi, invece, ogni opera si confronta con una società più complessa, più conflittuale, più consapevole.

È qui che il confronto diventa inevitabile. E che la memoria storica rischia di trasformarsi in uno strumento politico.

A Chivasso, per un giorno, il passato e il presente si sono sovrapposti. Le paratoie del 1866 e i cantieri della Tav. L’ingegneria ottocentesca e le normative europee. La celebrazione di un’opera e la critica a chi oggi si oppone ad altre opere.

Con le autorità locali

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