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Schuurs, inferno e rinascita: “C’erano notti in cui speravo di non svegliarmi più”

Dall’Inter sfumata al calvario lungo 900 giorni: dolore, operazioni e la voglia feroce di tornare a vivere (e giocare)

Schuurs

Schuurs (IG)

Una carriera fermata all’improvviso, un corpo che non risponde e una mente costretta a combattere ogni giorno. Perr Schuurs rompe il silenzio e racconta i novecento giorni più duri della sua vita in una lunga intervista al quotidiano olandese De Telegraaf, tra rimpianti, dolore e una rinascita che ora sembra finalmente possibile.

Tutto comincia il 21 ottobre 2023, durante Torino-Inter. Una partita che per il difensore olandese avrebbe potuto avere un significato completamente diverso. «E dire che pochi mesi prima, in estate, avevo raggiunto un accordo proprio con l’Inter per un contratto di cinque anni, ma il club nerazzurro non aveva trovato l'intesa con il Torino» racconta. Una trattativa sfumata non senza amarezza: «Quell’estate si erano fatte avanti anche il Crystal Palace e il Tottenham: i club inglesi arrivarono ad offrire 35 milioni di euro, l’Inter 30 ma il Torino ne chiedeva almeno 40 e così si creò uno stallo che mi lasciò molta amarezza; un’amarezza che serbo ancora dentro di me, a dire il vero».

Quella sera, però, il destino cambia direzione. Schuurs si rompe il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Un infortunio che inizialmente sembrava gestibile, ma che si trasforma presto in un incubo. «In un primo momento, il recupero dall’infortunio sembrava molto semplice: mi aspettavano nove mesi di riabilitazione per poi tornare a giocare». Dopo l’operazione a Bologna, qualcosa però non va: «Sembrava che fosse andato tutto bene, ma dopo una settimana ho avuto una reazione nella parte esterna del ginocchio. Morivo dal dolore e così, invece di quattro settimane, ho camminato con le stampelle per quattro mesi».

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Da quel momento inizia un tunnel senza fine, fatto di incertezze e sofferenza. «Tutti i migliori ortopedici d’Europa dicevano che l’intervento era andato bene ma il dolore non passava, e proprio il fatto di non capire quale fosse il problema è stata la cosa peggiore». Una situazione che porta a un secondo intervento chirurgico: «venni sottoposto ad un secondo intervento, in artroscopia, per aggiungere un piccolo legamento e garantire ancora più solidità all’articolazione».

Ma la ferita più profonda è quella mentale. «Ho vissuto giorni difficili, ero caduto in un attimo dall'apice della mia carriera e dalla fase più bella della mia vita nel baratro più profondo, tanto che c’erano notti in cui speravo di non svegliarmi più». Un dolore che si trasforma in isolamento e fragilità: «E’ stato un periodo difficilissimo e lunghissimo in cui convivevo con crisi di pianto e con una rabbia enorme; non ho mai pensato di togliermi la vita ma a quel punto ho cercato l’aiuto di uno psicologo».

Nel frattempo, anche il rapporto con il Torino arriva alla conclusione. «Il club ha scelto di incassare i soldi dell'assicurazione, com’era loro diritto» spiega il difensore, senza però dimenticare il supporto ricevuto: «A parte il momento in cui la società non mi ha ceduto all’Inter, devo dire che il Torino si è sempre comportato bene con me: mi hanno pagato lo stipendio per due anni, quando dopo sei mesi avrebbero potuto pagarne solo la metà».

Ora, dopo mesi di sofferenza, arriva finalmente uno spiraglio. «Adesso finalmente sto bene: da settimane non sento più alcun dolore e sto lavorando sodo con alcuni specialisti della riabilitazione». L’obiettivo è chiaro: «Voglio tornare in perfetta forma entro giugno per cercarmi una squadra per il prossimo anno».

A quasi 27 anni, Perr Schuurs è pronto a riscrivere la sua storia. Dopo aver toccato il fondo, la sua sfida più grande non è solo tornare in campo, ma tornare a vivere davvero.

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