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Minima animalia: oves, boves et universa capra

Tra indagini, clamore mediatico e silenzi istituzionali, il caso di don Mario Viano solleva interrogativi sulla presunzione d’innocenza e sul ruolo della diocesi

Minima animalia: oves, boves et universa capra

Don Mario Cuffia

Dal Venerdì Santo in poi la star dei media e dei social è diventato don Mario Viano, parroco di S. Benigno e Bosconero, che ha concentrato su di sé e sulla vicenda che lo vede protagonista tutte le attenzioni, anche le più morbose. In effetti gli ingredienti per una soap opera ci sarebbero tutti: un prete giovane e un po’ naïf, eccentrico al limite del pittoresco, amante degli animali, molto amato dai suoi fedeli che ne decantano le virtù di disponibilità, dedizione e amore alla Chiesa, la scomparsa dalla scena e poi le dimissioni.

La storia è nota: don Mario è indagato dalla magistratura per reati che vanno dal possesso irregolare di animali alla detenzione di stupefacenti. Su di lui è stato detto e scritto di tutto, ma noi, più che sugli aspetti dell’indagine e sul procedimento penale in corso, che potrebbe avere nuovi sviluppi, vorremmo concentrarci sulla reazione della diocesi e sul comunicato emesso, dove ciò che ha più colpito è stata la mancanza di ogni vicinanza verso un sacerdote che, fino a prova contraria e sentenza passata in giudicato, risulta innocente.

Forse Sua Eccellenza, oltre alla doverosa e obbligata interlocuzione con gli inquirenti su un’indagine che riguarda un suo prete, non farebbe male a sentire anche i difensori di don Mario, che sicuramente si saranno fatti un’opinione sui fatti. Lo diciamo con rispetto, perché se la prudenza è da sempre auriga virtutum, anche l’equanimità e la giustizia lo sono, forse anche di più.

Agli immemori ricordiamo cosa successe all’Eminentissimo Arrigo Miglio quando era arcivescovo di Cagliari e un suo prete fu accusato di pedofilia. Preso da sacro zelo e per voler essere immune da ogni coinvolgimento, si recò, non convocato, dal procuratore della Repubblica e, non richiesto, fece il nome di un altro prete di cui si mormorava. Questi fu inquisito, messo al pubblico ludibrio e infine assolto. A questo punto l’antropologia sarda prese il sopravvento e l’arcivescovo fu chiamato a rispondere dell’insinuazione in sede civile, risarcimento evitato poi con il conferimento al prete di incarichi curiali.

Non è certo questo il caso di don Mario, ma qui emerge una differenza con un passato che, quando vedeva i vescovi alle prese con fatti incresciosi dei loro preti, non risparmiavano loro ogni censura e ogni reprimenda ma, accertata la buona fede, ne difendevano poi la fama pubblica. Oggi la situazione è ribaltata: appena si sparge una notizia sui media, si parte dal presupposto della colpevolezza, si isola l’accusato e lo si affida magari a una comunità di recupero, anche quando non c’è nulla da recuperare.

Infine, siamo proprio sicuri che don Mario abbia dato le dimissioni o non siano state esse, più che spontanee, un po’ «spintanee»? Solo i due protagonisti possono dirlo, ma dubitare è lecito.

L’inchiesta pare sia nata dalla fuga di una capra da un allevamento di Ozegna e, a tal proposito, si è sparsa la voce che in diocesi anche altri preti — e di non secondario rilievo — si dedichino all’allevamento di animali, in particolare di maiali e di capre.

* Frà Martino

Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen

Tutti gli articoli di Fra' Martino qui

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