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11 Aprile 2026 - 15:13
Alberto Cirio e Matteo Marnati
La Giunta regionale accelera sulle rinnovabili e prova a mettere ordine in un terreno finora segnato da scontri e incertezze. Su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, è stato approvato il disegno di legge che individua nuove aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Un provvedimento che recepisce il decreto legislativo 190/2024 e che ora passa al vaglio del Consiglio regionale.
La partita è tutt’altro che tecnica. In gioco c’è l’obiettivo – ambizioso – di arrivare entro il 2030 a circa 5.000 megawatt di nuova potenza installata. Tradotto: più impianti, più territorio coinvolto, più tensioni da gestire.

La linea della Regione è chiara, almeno sulla carta. «Criteri chiari e trasparenti per gli investitori», rivendicano il presidente Alberto Cirio e l’assessore Matteo Marnati. Ma soprattutto una scelta politica precisa: concentrare gli impianti su aree già compromesse, evitando – per quanto possibile – il consumo di suolo agricolo. Nel mirino edifici, parcheggi, aree industriali dismesse, siti da bonificare e fasce infrastrutturali come ferrovie e autostrade.
Un messaggio diretto anche al mondo agricolo, da mesi in allerta. Il Piemonte prova a blindare i campi fissando limiti stringenti: le installazioni non potranno superare lo 0,8% della superficie agricola a livello regionale e il 2% per singolo comune. Una soglia che punta a disinnescare le polemiche, ma che difficilmente basterà a spegnerle del tutto.
Parallelamente, il provvedimento strizza l’occhio alle imprese. L’obiettivo è favorire l’autoproduzione di energia rinnovabile, abbattendo i costi e rafforzando la competitività. Non a caso, tra le aree privilegiate compaiono quelle vicine ai poli produttivi e logistici.
Dal punto di vista operativo, la Regione non riscrive le regole ma interviene dove può: individua nuove aree idonee rispetto a quelle già definite dallo Stato e promette iter autorizzativi più rapidi, pur mantenendo i passaggi paesaggistici. Un equilibrio delicato, soprattutto nei territori più sensibili.
Non manca il capitolo più spinoso, quello dell’“effetto cumulo”: troppi impianti nella stessa zona. In questi casi scatteranno procedure più complesse, segno che il rischio di concentrazioni eccessive è tutt’altro che teorico. Per evitarlo, la Regione punta anche su sistemi di monitoraggio digitale.
Sul tavolo anche il tema delle compensazioni. I grandi impianti dovranno restituire qualcosa ai territori: interventi di efficientamento energetico, sostegno all’autoconsumo e sviluppo delle comunità energetiche. Il tutto, assicurano da Palazzo, senza nuovi costi per la finanza pubblica.
Resta ora il passaggio politico più delicato: l’approvazione in Consiglio regionale. È lì che il provvedimento dovrà misurarsi con le pressioni dei territori, le richieste del mondo agricolo e le aspettative delle imprese. E dove la strategia della Regione sulle rinnovabili sarà messa davvero alla prova.
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