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Economia
11 Aprile 2026 - 10:24
Giovanni Ambrosio, Cgil, Fiom
Il distretto dello stampaggio a caldo del Canavese torna sotto pressione. CGIL e FIOM Torino lanciano un allarme netto: l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime rischia di mettere in ginocchio imprese e occupazione in uno dei poli manifatturieri più rilevanti del territorio.
I dati fotografano una situazione sempre più critica. Tra il 2013 e il 2023 le tariffe elettriche in Italia sono aumentate del 240%, mentre il gas ha registrato un incremento del 65%. Nello stesso periodo, però, i redditi sono cresciuti appena dell’11,5%. Un divario che continua ad ampliarsi anche nel 2026: dall’inizio dell’anno l’energia elettrica segna un ulteriore +11,66%.
A incidere è un mix di fattori: instabilità geopolitica, fragilità nelle fonti di approvvigionamento e un sistema di determinazione dei prezzi che lega l’elettricità al costo del gas. Il risultato è un aumento generalizzato dei costi che pesa su famiglie e imprese. A questo si aggiunge il rincaro delle materie prime: il prezzo dell’acciaio è cresciuto di oltre il 16% rispetto ad aprile 2025.

Per il Canavese l’impatto è particolarmente pesante. Il territorio rappresenta uno dei principali poli dello stampaggio a caldo, una lavorazione ad alta intensità energetica e già esposta a una forte concorrenza internazionale. Un settore che negli ultimi decenni ha subito un progressivo ridimensionamento e che oggi rischia una nuova fase di contrazione.
«Serve evitare un’ulteriore perdita di posti di lavoro», avverte Giovanni Ambrosio, responsabile CGIL Ivrea e Canavese. Il sindacato punta il dito contro l’assenza, da oltre vent’anni, di politiche industriali ed energetiche in grado di sostenere il sistema produttivo.
La richiesta è di un intervento rapido e coordinato: convocare tutti i soggetti coinvolti – istituzioni, imprese e parti sociali – per definire azioni concrete e immediate. Obiettivo: mettere in sicurezza aziende e lavoratori, ma anche le comunità che dipendono dal distretto.
Nel frattempo, i segnali economici peggiorano. Le tensioni internazionali e le dinamiche speculative stanno alimentando inflazione e aumento dei prezzi, riducendo il potere d’acquisto di famiglie e lavoratori. Uno scenario che lascia intravedere una possibile stagnazione economica.
Secondo CGIL e FIOM, le misure finora adottate dal governo non sono sufficienti: interventi temporanei che non affrontano le criticità strutturali e che rischiano di rivelarsi inefficaci nel medio periodo.
L’appello finale è diretto: servono scelte strategiche, capaci di rilanciare la competitività delle imprese e salvaguardare l’occupazione. Perché la crisi che si profila, avvertono i sindacati, potrebbe avere effetti più profondi rispetto a quelle del 2008 e del periodo pandemico, anche alla luce delle tensioni internazionali in atto.
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