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L’arcobaleno della musica incanta Cuorgnè

All’Unitre un viaggio tra suoni, parole e colori: protagonisti Usai, Walter Balagna, Franco Lechiara, Elisabetta Giannone e Giorgio Cortese

L’arcobaleno della musica incanta Cuorgnè

L’arcobaleno della musica incanta Cuorgnè

Mercoledì 8 aprile, nella Sala Conferenze Trinità di Cuorgnè, l’Unitre ha proposto un appuntamento capace di andare ben oltre la tradizionale formula della conferenza, trasformandosi in un’esperienza immersiva, sospesa tra cultura, musica e narrazione. “L’arcobaleno nei colori della nostra musica” si è rivelato non solo un titolo suggestivo, ma una promessa mantenuta: accompagnare il pubblico in un viaggio in cui suono, parola e riflessione si fondono in un’unica trama armonica.

Protagonisti della serata il docente Usai al pianoforte e il docente Walter Balagna alla fisarmonica, autori di un tessuto musicale raffinato e coinvolgente, capace di sostenere con eleganza ogni passaggio narrativo. Accanto a loro, le voci dei docenti Franco Lechiara ed Elisabetta Giannone hanno dato profondità emotiva ai momenti musicali, proposti come evocazioni e accenni melodici perfettamente integrati nel racconto.

A guidare il percorso, Giorgio Cortese, autore dei testi e voce narrante insieme a Elisabetta Giannone, che ha condotto il pubblico attraverso un itinerario ricco di suggestioni, intrecciando storia, simboli e poesia.

Fin dall’inizio è emerso con chiarezza il cuore tematico dell’incontro: i colori non appartengono al mondo in sé, ma allo sguardo di chi li percepisce. Nascono dalla luce, ma prendono forma dentro di noi, trasformandosi in emozioni, linguaggi e simboli. Ogni essere vivente interpreta la realtà in modo diverso, e anche tra gli esseri umani il colore si declina in infinite varianti culturali e sensoriali. Eppure, esiste un filo comune: un arcobaleno condiviso, possibile per tutti.

Il percorso si è aperto con il rosso, il più antico e potente dei colori. Legato al fuoco e al sangue, è stato raccontato come simbolo ambivalente di vita e morte, amore e violenza. Dalle pitture rupestri di Altamira all’antico Egitto, dalla Bibbia all’Impero Romano, il rosso attraversa la storia caricandosi di significati sempre nuovi. È il primo colore percepito dal neonato, segnale di pericolo ma anche emblema di passione e festa. Il richiamo a “Rose rosse” è stato proposto come suggestione appena accennata, lasciando nell’aria una vibrazione familiare.

Il bianco ha introdotto una dimensione opposta: silenzio, purezza, sospensione. Colore della luce e della neve, dell’inizio e della fine, rappresenta la sposa in Occidente e il lutto in Oriente. È innocenza e distacco, totalità e assenza insieme. Il riferimento a “Fiori bianchi per te”, anche in questo caso appena evocato, si è inserito con naturalezza nel flusso narrativo.

Con il verde si è entrati nel cuore della natura: simbolo di vita, rinascita e speranza, ma anche di instabilità e invidia. È il colore dei campi e delle foglie, ma anche delle attese e delle mancanze raccontate nel linguaggio quotidiano. “Montagne verdi” ha fatto capolino come breve suggestione musicale.

Il blu ha aperto lo sguardo sull’infinito: cielo, mare, interiorità. Curiosamente assente nelle prime forme di linguaggio umano, fu introdotto dagli Egizi con il primo pigmento sintetico, diventando poi simbolo di profondità e libertà. L’omaggio a “Nel blu dipinto di blu” ha contribuito a creare un clima di partecipazione emotiva, pur restando nel registro evocativo.

Il viola ha portato con sé il fascino del mistero e del potere, mentre il giallo ha acceso la scena con la sua energia luminosa. Anche “Bandiera gialla” è stata richiamata in forma narrativa, coerente con l’impostazione culturale dell’incontro.

Il rosa ha introdotto una dimensione più intima e delicata, accompagnata da un accenno a “La vie en rose”, capace di evocare atmosfere senza diventare esecuzione. Infine, l’arancione ha offerto uno spunto linguistico e culturale originale, sostenuto da un momento musicale leggero e suggestivo.

A chiudere la serata, la poesia di Giorgio Cortese, interpretata da Elisabetta Giannone, ha ricomposto tutti i colori in un unico disegno armonico: un arcobaleno simbolico in cui ogni tonalità trova il proprio spazio senza perdere identità. Il richiamo a “Somewhere over the rainbow”, appena accennato, ha rappresentato il naturale compimento del percorso.

Durante l’intero evento, i brani musicali sono stati utilizzati esclusivamente come citazioni ed evocazioni, mai eseguiti integralmente, in funzione di supporto espressivo alla narrazione.

Il messaggio finale è chiaro: i colori non sono realtà oggettive, ma esperienze interiori. Esistono perché li vediamo, ma soprattutto perché li sentiamo. In ciascuno di essi si riflette una parte di noi: passioni, paure, desideri, speranze.

L’arcobaleno diventa così metafora dell’umanità: differenze che convivono, contrasti che si armonizzano, identità che si incontrano senza annullarsi.

E forse è proprio questo il senso più profondo dell’incontro: imparare a riconoscere nei colori non solo ciò che appare, ma ciò che vive dentro di noi. Perché è nello sguardo che il mondo prende forma, ed è nel cuore che ogni colore trova il suo significato più autentico.

asfa

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