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Ponti sul Po, nuova corsa contro il tempo: tentativo in Senato per salvare i lavori a Castiglione, Strambinello e Carignano

Dopo la bocciatura nel Milleproroghe, un nuovo emendamento punta a spostare la scadenza al 31 dicembre 2026

Ponti sul Po, nuova corsa contro il tempo: tentativo in Senato per salvare i lavori a Castiglione, Strambinello e Carignano

Ponti sul Po, nuova corsa contro il tempo: tentativo in Senato per salvare i lavori a Castiglione, Strambinello e Carignano

La scadenza riguarda i principali ponti sul Po nel Torinese — da Castiglione a Carignano, fino a Strambinello — infrastrutture quotidianamente attraversate da migliaia di veicoli. La scadenza resta fissata al 30 giugno 2026, ma in Senato si prova a spostarla più in là. È da qui che riparte la partita sui ponti del Torinese, con un nuovo tentativo politico dopo una bocciatura che pesa ancora.

Roberto Rosso, senatore di Forza Italia, ha depositato un emendamento al “Ddl Commissari straordinari” per prorogare al 31 dicembre 2026 il termine per aggiudicare i lavori di messa in sicurezza e sostituzione dei ponti più critici. «Mettere in sicurezza i ponti sul Po e garantire la realizzazione di nuove infrastrutture strategiche, senza il rischio di perdere i finanziamenti già stanziati», spiega, indicando tre nodi chiave nel quadrante torinese: Ponte Preti a Strambinello, Castiglione e Carignano.

Il punto però è un altro. Non è la nuova proposta. È quello che è successo prima.

Perché solo poche settimane fa quella stessa proroga era già stata tentata — e respinta. Nel Milleproroghe, diventato legge, l’emendamento firmato da Roberto Pella, sostenuto da Anci e appoggiato trasversalmente, è sparito dal testo finale. Il risultato è una proroga più corta: non fino a dicembre, ma fino al 30 giugno 2026. Sei mesi in meno. E nel mondo delle opere pubbliche non è un dettaglio.

Lo ha detto chiaramente Jacopo Suppo, vicesindaco della Città metropolitana di Torino: «Sono la differenza tra programmare con un minimo di respiro e lavorare con l’acqua alla gola». Tradotto: entro quella data non basta avere un progetto. Bisogna aver chiuso tutto. Gare, verifiche, controlli, aggiudicazioni. Un percorso amministrativo che non si accelera per decreto.

E qui si apre la contraddizione. Da un lato Roma riconosce l’urgenza — ponti vecchi, traffico crescente, infrastrutture non più adeguate. Dall’altro impone tempi che gli enti locali considerano irrealistici.

Salvini, Rosso e sullo sfondo il Ponte Preti

Rosso insiste su questo punto: «L’aumento dei costi dei materiali, la complessità delle procedure autorizzative e i tempi necessari per una progettazione accurata stanno rallentando l’avvio dei cantieri». Senza proroga, aggiunge, il rischio è perdere risorse già stanziate. E quindi azzerare anni di lavoro.

Ma il territorio, oggi, è già oltre questa analisi. Perché il problema non è solo il tempo. È anche l’incertezza.

L’elenco definitivo delle opere finanziate — atteso entro aprile 2025 — non è mai arrivato. I Comuni progettano senza sapere se quei ponti avranno davvero i fondi. Si spendono risorse pubbliche, si mobilitano uffici tecnici, ma senza un quadro chiaro. Una programmazione al buio.

In gioco ci sono cifre concrete: oltre 66 milioni di euro per la Città metropolitana di Torino, dentro un piano regionale che supera i 135 milioni. Risorse che però, senza passaggi amministrativi completati nei tempi imposti, rischiano di restare sulla carta.

E allora la nuova iniziativa parlamentare assume un significato preciso: non è solo una proroga tecnica. È il tentativo di rimediare a una scelta politica recente.

Mauro Fava, presidente della II Commissione regionale, parla di «priorità assoluta» e di collaborazione tra livelli istituzionali. Ma anche qui il punto è capire se questa collaborazione esiste davvero o se resta una formula.

Perché i ponti — quelli di Castiglione, Carmagnola, Villafranca, Villanova, Strambinello — non sono numeri. Sono attraversati ogni giorno da pendolari, autobus scolastici, mezzi pesanti. Sono accessi a servizi essenziali, collegamenti economici, pezzi di quotidianità.

E il tempo, in questa storia, non è neutrale. Ogni mese perso è un rischio in più. Ogni scadenza irrealistica è un potenziale blocco.

La politica ora prova a correggere il tiro. Ma la domanda resta aperta: si sta davvero mettendo in sicurezza il territorio, o si sta rincorrendo l’ennesima scadenza impossibile?

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