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Evade durante la licenza premio: nuovo caso ad Alba, scatta l’allarme carceri

OSAPP attacca: mancano strumenti e tutele, il sistema è fuori controllo

Evade durante la licenza premio: nuovo caso ad Alba, scatta l’allarme carceri

Evade durante la licenza premio: nuovo caso ad Alba, scatta l’allarme carceri

Un detenuto in licenza premio esce e non rientra. È successo il 5 aprile alla Casa di Reclusione di Alba, e il punto non è solo la fuga in sé, ma ciò che racconta: un sistema che continua a perdere pezzi.

Il protagonista è un uomo identificato con le iniziali D.G.E., già evaso pochi mesi fa dal carcere di Castelfranco Emilia. Doveva trascorrere la giornata fuori, autorizzato a uscire alle 10 e a rientrare alle 21, diretto alla Caritas di Alba insieme al cappellano. A un certo punto, però, si è sottratto al controllo ed è sparito. Non è rientrato. È irreperibile.

Per il sindacato OSAPP non si tratta più di episodi isolati. Leo Beneduci, segretario generale, parla senza mezzi termini: “Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a un sistema allo sbando. Il personale è lasciato solo, senza strumenti adeguati e senza tutele, mentre si continuano a concedere benefici senza le necessarie garanzie. Questa è l’ennesima dimostrazione di uno Stato che ha abbandonato le carceri al proprio destino”.

Carcere

Il nodo è sempre lo stesso: equilibrio fragile tra funzione rieducativa e sicurezza. Le licenze premio nascono per favorire il reinserimento, ma quando il sistema di controllo è debole, diventano un rischio. E quando a evadere è un detenuto già protagonista di una fuga recente, la domanda diventa inevitabile: chi valuta, e su quali basi?

Il caso di Alba si inserisce in un quadro più ampio. Nello stesso giorno, da Torino arriva un’altra fotografia, diversa ma complementare. Il sindaco Stefano Lo Russo non usa giri di parole: “Il carcere di Torino ha problemi enormi, molti più di tanti altri. Problemi infrastrutturali, perché è un carcere vecchio, sovraffollato, molto complesso perché ci sono tantissimi regimi di detenzione diversi, e questo rende molto complessa anche la gestione dei detenuti. Ma è evidente che c'è qualcosa che non sta funzionando da tanto tempo”.

Non è solo un problema locale. È una questione nazionale, dice Lo Russo, che lega direttamente carcere e sicurezza urbana: “Dobbiamo lavorare molto di più all'interno del carcere con operazioni di rieducazione civica, perché un detenuto se viene lasciato a se stesso, abbandonato, quando esce, difficilmente esce meglio di come è entrato e torna a delinquere”.

Due piani che si incrociano: da una parte le falle operative, denunciate dai sindacati; dall’altra una struttura che fatica a reggere tra sovraffollamento, carenze e complessità gestionale. Il risultato è sotto gli occhi: evasioni, tensioni continue, difficoltà croniche.

Il punto, allora, non è solo la fuga di un detenuto. È capire se il sistema penitenziario italiano sta ancora funzionando come dovrebbe. Perché se il carcere non riesce né a garantire sicurezza né a rieducare, smette di essere soluzione e diventa parte del problema.

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