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Scuola a distanza per il caro carburanti? Scoppia la protesta: “Ipotesi inaccettabile”

La Rete scuola in presenza boccia la Dad: “Così si colpiscono i più fragili e si indebolisce il sistema educativo”

Scuola a distanza

Scuola a distanza per il caro carburanti? Scoppia la protesta: “Ipotesi inaccettabile”

L’ombra della didattica a distanza torna ad affacciarsi sul sistema scolastico italiano, ma questa volta non per un’emergenza sanitaria. L’ipotesi, avanzata da alcuni ambienti sindacali, di ricorrere alla Dad per contenere i costi legati al caro energia e carburanti nell’ultimo mese dell’anno scolastico, ha acceso un confronto immediato e acceso. A schierarsi con decisione contro questa prospettiva è la Rete nazionale scuola in presenza, che riunisce associazioni, comitati e realtà del mondo educativo.

Il nodo è politico, economico e culturale insieme. Da una parte c’è la pressione crescente dei costi energetici, aggravati dalle tensioni internazionali e dai conflitti in corso, che stanno incidendo anche sui bilanci pubblici e sulla gestione dei servizi. Dall’altra, però, c’è una memoria ancora viva: quella degli anni segnati dalla pandemia, quando la scuola ha dovuto fare i conti con lunghi periodi di didattica a distanza, lasciando segni profondi su studenti, famiglie e insegnanti.

Proprio su questo punto si concentra la critica più netta. Secondo la Rete, l’esperienza della Dad ha dimostrato con chiarezza quanto questa modalità abbia prodotto effetti negativi sul piano psicologico, relazionale ed educativo, soprattutto tra i più giovani. L’isolamento, la perdita di routine, la difficoltà nel mantenere rapporti sociali e l’accesso diseguale agli strumenti digitali hanno contribuito ad ampliare le fragilità già esistenti.

A pagare il prezzo più alto, come spesso accade, sono stati gli studenti più vulnerabili: quelli con disabilità, bisogni educativi speciali o provenienti da contesti socio-economici più difficili. Per loro, la scuola in presenza rappresenta non solo un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio di inclusione, relazione e crescita personale difficilmente replicabile a distanza.

L’idea di tornare, anche solo temporaneamente, alla didattica online viene quindi interpretata come un passo indietro, una scelta che rischia di sacrificare nuovamente il diritto all’istruzione in nome di esigenze economiche. Una prospettiva che la Rete definisce non solo discutibile, ma culturalmente pericolosa, perché riduce la scuola a variabile adattabile alle emergenze, anziché riconoscerne il ruolo centrale nella società.

Il contesto internazionale, segnato da tensioni e conflitti, rende il tema ancora più delicato. In momenti storici complessi, la scuola assume infatti una funzione che va oltre la didattica: diventa un presidio di educazione civica, confronto e costruzione di valori condivisi. Ridurne la presenza fisica significa, secondo molti osservatori, indebolire uno degli ultimi spazi pubblici in cui le nuove generazioni possono sviluppare strumenti critici per interpretare la realtà.

Non manca poi una riflessione sul piano dell’equità. Se l’obiettivo è ridurre i consumi energetici, ci si chiede perché il peso debba ricadere proprio sulla scuola. Il sistema educativo, pur rappresentando una voce significativa nei consumi pubblici, non è certo il settore più energivoro del Paese. Eppure, è spesso quello su cui si interviene con maggiore facilità, forse perché meno “protetto” rispetto ad altri ambiti produttivi.

Il rischio, secondo la Rete, è quello di consolidare una visione in cui l’istruzione viene considerata sacrificabile, mentre altri comparti restano intoccabili. Un approccio che solleva interrogativi più ampi sulla scala delle priorità nelle politiche pubbliche, soprattutto in una fase in cui l’Italia è chiamata a investire sul capitale umano e sulla qualità del proprio sistema educativo.

Sul piano pratico, inoltre, l’eventuale ritorno alla Dad comporterebbe una serie di criticità organizzative. Le scuole, già alle prese con una gestione complessa delle attività didattiche, dovrebbero riorganizzarsi in tempi rapidi, con il rischio di creare ulteriori disagi. Le famiglie, a loro volta, si troverebbero nuovamente a gestire la conciliazione tra lavoro e assistenza ai figli, in un contesto già reso difficile dall’aumento del costo della vita.

C’è poi il tema della tenuta del sistema educativo nel lungo periodo. Dopo anni segnati da interruzioni e cambiamenti continui, la stabilità rappresenta un valore fondamentale. Tornare alla didattica a distanza, anche per un periodo limitato, potrebbe compromettere ulteriormente la continuità didattica e la qualità dell’apprendimento.

Il dibattito resta aperto, ma la posizione della Rete scuola in presenza è chiara: la scuola deve essere difesa e sostenuta, non ridimensionata. In un momento storico in cui le sfide globali si fanno sempre più complesse, investire sull’istruzione significa investire sul futuro del Paese.

La questione del caro energia, dunque, pone un problema reale, ma la risposta non può passare — almeno secondo una parte significativa del mondo educativo — attraverso il ridimensionamento della scuola. Piuttosto, il confronto si sposta su soluzioni alternative: dall’efficientamento energetico degli edifici scolastici a interventi strutturali sui consumi, fino a politiche più ampie di sostegno al sistema.

Perché, al di là delle emergenze, resta una certezza: la scuola non è solo un servizio. È un pilastro della società. E come tale, difficilmente può essere trattata come una voce di bilancio da comprimere.

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