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05 Aprile 2026 - 05:00
Il sindaco Luca Torella e la consigliera Sabrina Maschio
A Leinì, il primo aprile non ha portato scherzi ma una frattura netta dentro la coalizione che governa il Comune. Sabrina Maschio, consigliera del gruppo “Noi per Leinì”, si alza a inizio Consiglio comunale e mette fine a un equilibrio che, fino a quel momento, sembrava reggere. Annuncia l’uscita dalla maggioranza e il passaggio all’opposizione. Senza preavvisi pubblici. Senza mediazioni visibili.
Il contesto, sulla carta, era ordinario: dehors e regolamento sugli animali, approvati all’unanimità. Poi lo strappo. Politico, prima ancora che numerico.
«Dopo due anni di attività politica questo percorso mi sta snaturando», dice Maschio. «Sono abituata ad agire, ma qui mi sento un soprammobile». Parole pesanti, che non si fermano alla critica ma vanno al metodo: «C’è stata pochissima condivisione e davanti a me ho trovato solo un “pensiero unico” che non ama essere contraddetto».
Non è una divergenza su un singolo tema. È una contestazione della struttura decisionale. Di come si governa.
La consigliera legge anche una nota ufficiale del gruppo, formalizzando la rottura con la coalizione vincente del 2024 e chiedendo che il simbolo di “Noi per Leinì” non venga più utilizzato per azioni di maggioranza non condivise. Poi l’appello diretto all’assessora Maria Grazia Lico: «Sentirsi libera di agire secondo coscienza».
Un invito che pesa. Perché apre un fronte interno che non si chiude con il passaggio all’opposizione.
In aula, però, la politica si ferma a metà. La presidente del Consiglio Gabriella Leone blocca ogni intervento, respingendo la richiesta di Salvatore Martorana e motivando la scelta con la volontà di «evitare il lancio di stracci». Ma il confronto non sparisce, cambia forma. Si sposta nei toni, nei simboli, nelle battute.
Durante il dibattito sul regolamento per la tutela degli animali, Martorana affonda con ironia: «Come si intendono tutelare i conigli, e non solo i leoni?». Il riferimento è chiaro. La risposta della presidente, tra il serio e il sorridente, anche: «I leoni si tutelano da soli».
Il sindaco Luca Torella prova a chiudere con una battuta più fredda, quasi tecnica, evocando la capacità dei conigli di moltiplicarsi. Metafora? Forse. O forse una previsione.
Il punto, però, resta un altro: la maggioranza perde un pezzo e sceglie di non discuterne pubblicamente in aula.
La risposta arriva qualche ora dopo, fuori dal Consiglio. Ed è una risposta politica, costruita, ragionata. La coalizione “Una Leinì Nuova” — Partito Democratico Leinì, Progetto Leinì e Uniti per Leinì — prende posizione con un comunicato lungo e dettagliato.
Il post completo della maggioranza
La linea è chiara: la rottura viene definita «una scelta incoerente ed estemporanea», soprattutto perché «unilaterale, senza alcuna caratterizzazione politica e senza alcun confronto con le altre componenti».
Non solo. La maggioranza rivendica un percorso coerente, radicato in una “Carta dei valori” condivisa all’inizio del mandato: legalità, ambiente, diritti, cultura, lavoro. E insiste su un punto chiave: il programma non è stato tradito.
«Ad oggi possiamo dire che abbiamo sempre rispettato quei valori che abbiamo posto alla base della nostra esperienza politica», scrivono. E ancora: «La nostra attività amministrativa ricalca perfettamente i temi inseriti nel programma presentato».
La difesa è doppia. Politica e operativa.
Politica, perché si ribadisce la fiducia nel sindaco Torella, descritto come guida «equilibrata e coerente». Operativa, perché l’elenco delle azioni amministrative è lungo, quasi a voler dimostrare che la macchina non solo funziona, ma produce risultati: asfaltature, investimenti nelle scuole, aumento delle ore di educativa, interventi sulla viabilità, sicurezza, servizi sociali, riduzione del debito del Capirone senza aumento delle tariffe.
È una risposta che punta sui numeri e sui fatti.
«Noi rispondiamo con i fatti che sono sotto gli occhi di tutti e tutte», si legge. E ancora: «Noi scegliamo sempre gli interessi della comunità».
Ma dentro questa replica c’è anche una linea difensiva più sottile. La maggioranza parla di «narrazione distante dalla realtà» e respinge l’idea che le decisioni siano guidate da logiche personali o di potere.
È qui che il piano si alza. Perché il confronto non è più solo interno alla coalizione. Diventa una battaglia sulla lettura della realtà: da una parte chi denuncia un sistema chiuso, dall’altra chi rivendica coerenza e risultati.
Nel mezzo, una scelta che complica il quadro: l’assessora Maria Grazia Lico resta al suo posto. Non segue il gruppo in opposizione. Continua a lavorare in Giunta. Con il sostegno del sindaco.
È il dettaglio che trasforma una rottura politica in un equilibrio instabile.
Perché la maggioranza perde un pezzo, ma non del tutto.
La domanda, a questo punto, non è se la maggioranza regge. Formalmente, regge. Lo dice anche il comunicato.
La domanda è un’altra: che tipo di maggioranza resta dopo una rottura che parla di “pensiero unico” e di mancanza di confronto?
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