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Cronaca

«I medici hanno fatto un miracolo»: don Robella racconta il ritorno alla vita dopo lo schianto

Dal coma alla sedia a rotelle: il cappellano del Torino, amatissimo tra Leini e Mappano, guarda avanti

Don Riccardo Robella

Don Riccardo Robella

Un ritorno alla vita segnato dal dolore, ma anche dalla fede e dalla gratitudine. Don Riccardo Robella, cappellano del Torino, racconta oggi il suo percorso dopo il gravissimo incidente stradale che lo ha coinvolto tra il 7 e l’8 novembre lungo la Torino-Carmagnola.

Una vicenda che aveva scosso profondamente non solo il mondo granata, ma anche le comunità di Leini e Mappano, dove il sacerdote è da anni una figura amatissima e punto di riferimento umano e spirituale.

Dopo venti giorni di coma trascorsi tra la vita e la morte, don Robella si è risvegliato con ricordi frammentati di quanto accaduto. «Ho un unico flash, un orologio che suona e il 112 che chiede dell'incidente».

Il sacerdote ha affrontato un lungo percorso di cure e oggi vive su una sedia a rotelle, ricoverato presso l’unità spinale del Cto di Torino. Nonostante le conseguenze dell’incidente, il suo racconto è attraversato da ironia e lucidità. «La prima domanda che ho fatto è stata chiedere quanto avesse fatto il Toro, quando mi hanno risposto "ha perso 3-2" volevo dire al medico di riaddormentarmi un attimo».

Nel suo percorso di recupero, don Robella ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale dei medici e delle persone che gli sono state accanto. «I medici mi hanno rimesso a nuovo, hanno fatto davvero un miracolo», ha spiegato, evidenziando anche il sostegno ricevuto attraverso la vicinanza e le preghiere di tanti fedeli.

Un legame forte, quello con il territorio, che si è manifestato fin dai giorni dell’incidente, quando Leini e Mappano si sono strette attorno al loro parroco con messaggi, veglie e iniziative spontanee.

Durante la riabilitazione, il cappellano ha maturato una riflessione profonda sulla sofferenza e sul valore della vita. «Ho capito che c'è un'assunzione del dolore che non toglie la possibilità di vivere e che la qualità della nostra vita è data anche e soprattutto dalle persone che ci circondano».

Non manca, infine, uno sguardo al calcio e al suo amato Torino, allenato da Roberto D’Aversa. «L'ho visto giocare e non mi dispiace, è un Toro simpatico, che ha tanta intensità».

Una testimonianza che racconta non solo la gravità di quanto accaduto, ma anche la forza di ripartire, sostenuto dall’affetto di un’intera comunità.

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