È morto a 82 anni Aldo Mario Ferrando, fondatore della Bottega del Canestrello e figura chiave nella rinascita di uno dei dolci simbolo di Borgofranco d’Ivrea. Se n’è andato venerdì 3 aprile. I funerali si terranno martedì 7 aprile alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Borgofranco, con rosario lunedì sera.
La sua storia non è solo quella di un artigiano. È quella di un’intuizione che ha cambiato il destino di un prodotto locale, portandolo ben oltre i confini del paese. Fino, racconti e testimonianze alla mano, a Buckingham Palace. Dove, tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta, i canestrelli di Ferrando sarebbero arrivati grazie ad Antonio Carluccio, borgofranchese trapiantato a Londra e introdotto alla corte inglese. “Quel che è certo è che tra i prodotti portati sulla tavola della famiglia reale ci furono anche i canestrelli prodotti da mio suocero”, ha raccontato negli anni Sandro Corrias. E attorno a questa vicenda si è costruita anche una suggestione rimasta nella memoria collettiva: quella di Lady Diana, che – secondo il racconto tramandato – li avrebbe scelti per la colazione, in particolare quelli alla nocciola.
Storia e leggenda si intrecciano. Ma il punto è un altro: Ferrando è stato il primo a credere che quel biscotto potesse diventare qualcosa di più di una tradizione domestica.
“Il 3 aprile ci ha lasciati l’uomo che 40 anni fa ha avuto il coraggio di sognare”, hanno scritto i familiari sui social. “Con la sua creatività e quella strana, bellissima idea di puntare sui nostri Canestrelli quando ancora nessuno ci pensava, ha dato vita a questa Bottega”. Parole che restituiscono il senso di una scelta controcorrente. Negli anni in cui la tradizione rischiava di perdersi, Ferrando aprì il laboratorio – era il 22 settembre 1986, giorno di San Maurizio – intuendo che quel prodotto poteva avere un futuro.
E lo ha avuto. Perché da allora i canestrelli non sono più rimasti confinati nelle cucine di casa. Sono diventati un marchio, un’identità, un pezzo riconoscibile del territorio.
Oggi quella storia continua attraverso Laura Ferrando e Sandro Corrias, che hanno raccolto il testimone portando avanti una produzione rimasta artigianale, pur adattandosi ai tempi. Il laboratorio si è spostato lungo la statale 26, affiancato da una sala da tè, e la gamma si è ampliata: non più solo i classici, ma anche nuove varianti, dolci e salate. Senza perdere il legame con il gesto originario, con quei ferri che ancora oggi segnano il ritmo della produzione.
“Oggi perdiamo un padre e un maestro, ma il profumo della sua intuizione resterà qui, tra le nostre mura, ogni giorno”, si legge ancora nel messaggio firmato Silvia, Laura e Sandro. Ferrando lascia anche la moglie Rosarita.
È una frase semplice. Ma dentro c’è tutto: l’eredità di un uomo che ha trasformato un’intuizione in lavoro, e un lavoro in memoria condivisa. E che, in fondo, ha dimostrato che anche da un piccolo paese si può arrivare lontano. Anche fino alla tavola della famiglia reale inglese.