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Trump prende in giro Macron (e sua moglie), ma la crisi vera è sul petrolio: chi sta davvero perdendo la faccia?

Il presidente degli Stati Uniti ha deriso pubblicamente il capo dell’Eliseo dopo il no francese a un’operazione nello Stretto di Hormuz. Dietro l’attacco personale c’è una frattura politica tra Washington e Parigi su guerra, energia e alleanze

Trump prende in giro Macron (e sua moglie), ma la crisi vera è sul petrolio: chi sta davvero perdendo la faccia?

Trump prende in giro Macron (e sua moglie), ma la crisi vera è sul petrolio: chi sta davvero perdendo la faccia?

La scena è rimasta per ore sospesa tra politica e comunicazione: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, in un contesto privato poi finito online, deride Emmanuel Macron, imita l’accento francese e chiama in causa la moglie Brigitte Macron. Il video è stato rimosso dal canale ufficiale della Casa Bianca, ma il contenuto aveva già iniziato a circolare. E soprattutto aveva già prodotto un effetto politico.

Secondo diverse ricostruzioni, Trump ha usato toni sarcastici per colpire il presidente francese dopo il rifiuto di Parigi di sostenere un’operazione militare nello Stretto di Hormuz, nel pieno della crisi con l’Iran. Il passaggio più discusso è stato il riferimento alla vita privata di Macron, con allusioni a un presunto episodio già diventato virale nel maggio 2025, quando all’arrivo ad Hanoi le immagini mostrarono Brigitte Macron portare le mani al volto del marito. All’epoca l’Eliseo parlò di un momento scherzoso tra coniugi, e lo stesso Macron respinse le letture scandalistiche.

Riprendere oggi quel video in chiave derisoria ha cambiato il significato dell’episodio. Non più una curiosità mediatica, ma uno strumento di pressione politica. Il passaggio dalla divergenza strategica all’attacco personale è stato letto a Parigi come uno scarto netto nel linguaggio tra alleati.

La risposta di Macron è arrivata da Seul, dove si trovava in visita ufficiale. Poche parole, senza rilanciare lo scontro: dichiarazioni “non eleganti né all’altezza” e nessuna intenzione di replicare nel merito. Una scelta che ha segnato un confine più che alimentare la polemica. Il presidente francese ha evitato il terreno personale e ha riportato la questione sul piano istituzionale.

Il punto, infatti, non è la battuta. È lo scontro sullo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio energetico mondiale. In condizioni normali, da lì transita circa un quinto del petrolio globale. Ogni tensione si riflette su prezzi, assicurazioni marittime, rotte commerciali.

MACRON DURANTE IL SUO VIAGGIO IN GIAPPONE INCONTRA LA PRIMA MINISTRA TAKAICHI

MACRON DURANTE IL SUO VIAGGIO IN GIAPPONE INCONTRA LA PRIMA MINISTRA TAKAICHI

Washington ha chiesto agli alleati sostegno per un’azione che garantisca la riapertura del traffico. Parigi ha risposto in modo netto: la Francia non parteciperà a operazioni militari nel contesto attuale. Macron ha parlato di una soluzione “irrealistica” se affidata solo alla forza, sottolineando i rischi per le navi e la possibilità di allargare il conflitto.

La posizione francese non è una chiusura totale. L’Eliseo ha lasciato aperta la disponibilità a una missione internazionale di protezione del traffico commerciale, ma solo in una fase di minore intensità dello scontro. In altre parole: sicurezza marittima sì, partecipazione a una guerra no.

È qui che si misura la frizione con gli Stati Uniti. Trump chiede adesione immediata e visibile. Macron rivendica autonomia e richiama il diritto internazionale. Due approcci diversi che riflettono una divergenza più ampia sul ruolo degli alleati e sul funzionamento della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord).

In questo contesto, l’attacco personale assume un significato preciso. Non serve solo a colpire l’avversario. Serve a delegittimarlo. Trasforma una scelta politica in un segno di debolezza individuale. Sposta il confronto dal merito alla persona.

La reazione in Francia è stata trasversale. Anche figure istituzionali lontane da Macron hanno espresso irritazione. La presidente dell’Assemblea Nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha giudicato il tono di Trump non adeguato a un capo di Stato. Il punto non è la solidarietà politica, ma il livello del confronto tra alleati.

L’episodio arriva in una fase già segnata da tensioni tra Washington e diverse capitali europee: commercio, difesa, gestione delle crisi regionali. Con Macron, il confronto è anche simbolico. Il presidente francese insiste sull’autonomia strategica europea. Trump tende a misurare la lealtà in base all’allineamento immediato.

Il risultato è un dialogo sempre più difficile. Il dissenso diventa pubblico. Il linguaggio si irrigidisce. La comunicazione prende il posto della diplomazia.

Resta un dato. Nel pieno di una crisi internazionale, il confronto tra due alleati si è concentrato su un attacco personale. Non è solo una questione di stile. È il segnale di una frattura politica più profonda. E riguarda il modo in cui l’Occidente gestisce guerra, energia e rapporti di forza al proprio interno.

Fonti: Associated Press, Eliseo, Casa Bianca, dichiarazioni pubbliche di Emmanuel Macron, interventi pubblici di Donald Trump, International Energy Agency, Assemblée Nationale.

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