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02 Aprile 2026 - 18:33
Alluvione 2025, ecco dove vanno i 45,4 milioni di euro stanziati dal Governo: dai piccoli ripristini ai grandi interventi contro le piene
Non è finita con l’alluvione: adesso arrivano i cantieri. La Regione Piemonte mette sul tavolo 45,4 milioni di euro per affrontare le conseguenze dell’ondata di maltempo che tra il 15 e il 17 aprile 2025 ha colpito gran parte del territorio. Una cifra che si traduce in 679 interventi, distribuiti su tutte le province, con una priorità chiara: passare dall’emergenza alla messa in sicurezza.
Il quadro è stato definito nei mesi successivi all’evento, con una ricognizione puntuale dei danni. Ora, dopo il via libera del Governo, si apre la fase operativa.
«Possono partire interventi attesi e necessari», spiegano il presidente Alberto Cirio e l’assessore Marco Gabusi. «Abbiamo costruito con i Comuni un elenco completo, ora l’obiettivo è trasformare rapidamente le risorse in opere concrete».
I numeri raccontano la geografia del disastro.
Il territorio più colpito è quello della provincia di Torino, con 192 interventi per oltre 17 milioni di euro. Seguono il Biellese (129 interventi, oltre 5 milioni), il Cuneese (130 interventi, circa 4,5 milioni), l’Alessandrino (97 interventi, oltre 4,4 milioni), l’Astigiano (52 interventi, 4,3 milioni), il Vercellese (47 interventi, circa 4 milioni) e il Verbano Cusio Ossola (32 interventi, 2 milioni).
Ma dietro ai numeri ci sono soprattutto opere concrete: argini da ricostruire, strade da riaprire, reti idriche da ripristinare, versanti da consolidare. Interventi spesso invisibili, ma decisivi.
Il piano non si limita alle urgenze già affrontate. Prevede anche risorse per ridurre il rischio residuo e 3 milioni destinati a cittadini e imprese colpiti. È qui che si gioca la partita più delicata: non solo riparare, ma evitare che accada di nuovo.
Il punto, però, è un altro.
Le risorse arrivano dopo mesi. I territori hanno già fatto i conti con l’emergenza. Ora si apre la fase più complessa: quella della realizzazione.
Perché tra uno stanziamento e un cantiere c’è sempre di mezzo la macchina amministrativa. E lì, spesso, si misura la distanza tra promessa e realtà.

Il Comune di Lauriano il giorno dopo
Nel Torinese la distribuzione dei fondi post alluvione racconta una realtà fatta di interventi diffusi, ma anche di alcuni nodi critici dove si concentrano le risorse più importanti. Non c’è un unico disastro, ma tanti problemi diversi: acqua, frane, strade.
Ad Ala di Stura arrivano 50.468 euro, tra il ripristino della tubazione idrica sul Rio della Chiesa e i lavori sulle strade provinciali, con rimozione di frane e sistemazione degli attraversamenti.
A Brozolo le risorse sono minime, circa 5 mila euro, per interventi su acquedotto e depuratore, colpiti direttamente dall’alluvione.
A Carema si sale a circa 268 mila euro, con lavori sulle condotte idriche e sul sistema di adduzione dell’acqua, segno di danni strutturali alla rete.
A Casalborgone arrivano oltre 250 mila euro, tra difesa spondale del depuratore e ripristino della viabilità, con interventi anche lungo la SP 458.
A Castagneto Po si sfiorano i 940 mila euro, con lavori su condotte idriche, versanti e soprattutto sulla SP 590, uno dei punti più critici dopo l’alluvione.
A Ingria circa 226 mila euro per messa in sicurezza del versante sopra l’abitato e ripristino della rete idrica.
A Lauriano si supera 1,6 milioni di euro, il dato più alto tra i comuni indicati: interventi su fognature, depuratori, versanti e viabilità, compresi lavori strutturali sulla Val Cerrina.
A Monteu da Po arrivano circa 770 mila euro, destinati a reti fognarie, depuratori, difese idrauliche e strade danneggiate.
A Piverone circa 60 mila euro per il ripristino della rete fognaria, mentre a San Giorgio Canavese si interviene sul torrente Orco, con lavori sui dissesti spondali.
A Tavagnasco circa 72 mila euro per la sistemazione delle captazioni delle sorgenti, mentre a Settimo Vittone si superano i 450 mila euro tra lavori su sorgenti, accessi e messa in sicurezza del territorio.
A Borgiallo si superano i 218 mila euro, tra interventi su strade provinciali e rimozione frane, mentre a Borgofranco d’Ivrea si lavora sulla viabilità e sulla pulizia degli alvei dei rii.
A Castellamonte oltre 450 mila euro per una lunga serie di interventi: rimozione detriti, sistemazione canali, difese idrauliche e ripristino della viabilità, segno di danni diffusi su tutto il territorio.
A Castelnuovo Nigra circa 138 mila euro per la rimozione di materiale franoso e il ripristino delle strade, mentre a Chiaverano (oltre 175 mila euro) si interviene su versanti e sicurezza stradale.
A Chiomonte si sfiorano i 900 mila euro, con lavori su frane, strade montane e riduzione del rischio residuo.
A Cuorgnè circa 121 mila euro per drenaggi e strade, mentre a Front poco più di 50 mila euro per interventi su ponti e attraversamenti fluviali.
A Lemie circa 97 mila euro per frane e viabilità montana, mentre a Pont Canavese si superano i 370 mila euro, tra reti paramassi, ricostruzione strade e consolidamenti.
A Samone arrivano appena 1.600 euro, mentre a San Sebastiano da Po gli interventi riguardano versanti e strade provinciali, con lavori di messa in sicurezza.
A Vestignè (circa 72 mila euro) e Vistrorio (circa 22 mila euro) si interviene su viabilità e attraversamenti, mentre a Volpiano circa 15 mila euro servono per lavori su ponti e infrastrutture minori.
Poi ci sono i comuni dove si prova a fare un passo in più.
A Cavagnolo arrivano 900 mila euro per la realizzazione di un bacino di laminazione sul rio Trincavenna, uno degli interventi più rilevanti dell’intero piano, pensato per contenere le piene future.
E infine il quadro dei comuni minori – Agliè, Andrate, Bairo, Bollengo, Brusasco, Canischio, Cintano, Corio, Druento, Frassinetto, Issiglio, Lessolo, Parella, Ribordone, Rueglio, San Carlo Canavese, Sparone, Strambino, Torre Canavese, Verrua Savoia e Viù – dove gli interventi, con importi più contenuti, riguardano quasi sempre le stesse urgenze:
strade da riaprire, versanti da mettere in sicurezza, corsi d’acqua da ripulire.
Il punto, alla fine, è tutto qui.
Non è una grande ricostruzione, ma una somma di riparazioni diffuse.
Eppure, tra questi interventi, qualcosa cambia: i bacini di laminazione, le opere sui versanti, le difese idrauliche.
Segnali che provano a spostare il problema un passo più in là.
La domanda resta la stessa: basterà?
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