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02 Aprile 2026 - 17:35
Il tempo dell’ombra
Mercoledì 1° aprile, nell’accogliente sala conferenze Trinità di Cuorgnè, si è svolto un appuntamento dell’Unitre capace di intrecciare sapere scientifico, memoria storica e riflessione culturale. Al centro dell’incontro, la conferenza “Meridiane: concetti base”, tenuta dal docente Gianni Casalegno, figura di riferimento nello studio della fisica, dell’astronomia e della matematica, nonché appassionato e instancabile costruttore di meridiane.
A introdurlo è stato Santi Michele, che ha delineato un profilo ricco e articolato del relatore, ricordandone il lungo percorso di ricerca e divulgazione. Numerose le sue realizzazioni, sia in ambito privato che pubblico, disseminate in diverse località italiane, così come le collaborazioni con riviste specializzate anche di respiro internazionale. Un impegno riconosciuto ufficialmente nel 2018 con un prestigioso premio conferito da una società nordamericana, a testimonianza del valore del suo contributo.
Fin dalle prime battute, Casalegno ha saputo catturare l’attenzione del pubblico, conducendolo in un affascinante viaggio nel tempo, a partire da una domanda tanto semplice quanto fondamentale: in che modo l’uomo ha imparato, nei secoli, a misurare il tempo? Prima dell’avvento degli orologi meccanici e, più tardi, di quelli digitali, la risposta si trovava sopra le nostre teste. Il Sole, con il suo moto apparente nel cielo, rappresentava il primo, naturale strumento di misurazione.
Osservando la variazione delle ombre nel corso della giornata, le civiltà antiche avevano intuito la possibilità di scandire il tempo. Bastava un semplice bastone conficcato nel terreno per trasformare la luce in indicazione, l’ombra in misura. Da questa intuizione primaria si è sviluppata, nel corso dei secoli, la meridiana: uno strumento tanto essenziale nella sua struttura quanto straordinario nella sua precisione.
Elemento centrale è lo gnomone, lo stilo che proietta l’ombra su una superficie appositamente studiata. Ma non ogni ombra è utile: come ha sottolineato il relatore, la presenza di più fonti o oggetti genererebbe confusione, rendendo impossibile una lettura affidabile. La meridiana richiede dunque rigore progettuale e conoscenze matematiche e astronomiche precise, pur mantenendo un linguaggio profondamente legato ai ritmi della natura.
Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata la ricostruzione dei diversi sistemi di misurazione del tempo adottati nel corso della storia. Un aspetto spesso dato per scontato, ma in realtà tutt’altro che uniforme. L’ora babilonese, ad esempio, prende avvio dall’alba, seguendo il ritmo della luce crescente. L’ora italiana, diffusa per secoli nella penisola, fa invece iniziare il conteggio dal tramonto, riflettendo una quotidianità scandita dalle esigenze agricole e dalla vita comunitaria. Infine, l’ora francese, più vicina al nostro sistema moderno, introduce una suddivisione fissa della giornata a partire dalla mezzanotte.
Casalegno ha evidenziato come, in molte meridiane storiche, questi diversi sistemi convivano, dando vita a vere e proprie “mappe del tempo” incise su muri e facciate. Non semplici strumenti scientifici, dunque, ma testimonianze culturali, opere che raccontano epoche, mentalità e visioni del mondo. Spesso, soprattutto su edifici religiosi o scolastici, compaiono anche le linee dei solstizi e degli equinozi, che permettono di seguire il ciclo annuale del Sole: l’ombra, in questi casi, diventa narrazione del tempo cosmico.
Non sono mancati esempi concreti, aneddoti e curiosità, che hanno arricchito l’esposizione: dalle meridiane più semplici a quelle dotate di sistemi complessi, fino alle moderne tecnologie che oggi consentono di censire e mappare questi strumenti. Esistono infatti archivi digitali e applicazioni dedicate che permettono di localizzare le meridiane presenti sul territorio. In Italia se ne contano moltissime: alcune perfettamente conservate, altre dimenticate o scomparse, ma tutte preziose tracce di un patrimonio diffuso che merita attenzione e valorizzazione.
Nel corso dell’incontro è emersa anche una riflessione più ampia sul significato stesso del tempo. Accanto al tempo misurabile, preciso e lineare – quello che i Greci chiamavano “Chronos” – esiste un tempo diverso, più qualitativo e sfuggente: il “Kairos”, il tempo dell’occasione, del momento giusto, dell’esperienza vissuta. Un concetto che trova spazio anche nelle meridiane, spesso arricchite da simboli come la clessidra o da iscrizioni che invitano a cogliere l’attimo e a riflettere sul valore del tempo.
La conferenza si è conclusa in un clima di viva partecipazione, lasciando nei presenti non solo nuove conoscenze, ma anche uno sguardo diverso sul quotidiano. Osservare una meridiana significa fermarsi, rallentare, seguire con pazienza il movimento dell’ombra. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione, questi strumenti antichi ci ricordano qualcosa di essenziale: il tempo non è soltanto una misura da inseguire, ma una dimensione da comprendere e abitare.
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