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01 Aprile 2026 - 19:33
La sanità piemontese sta crollando. E fanno finta di niente
Gentile Direttore/Direttrice
siamo alle solite: ogni anno alla presentazione dei bilanci complessivi della sanità piemontese arrivano i numeri (pochissimi e impossibili da analizzare e verificare) e con essi lo spauracchio del piano di rientro. In seguito puntualmente la tempesta si placa, perché in sede di consuntivo la Regione compie il miracolo e tappa il buco (evidentemente penalizzando altri settori di spesa). In sede di previsione si accusano i direttori di eccessiva prodigalità, così come anche questa volta l’assessore Riboldi ha fatto e si annuncia l’imminente arrivo di fondi statali (chissà quali?) pronti a rabboccare il bilancio.
Purtroppo ci siamo abituati a questo stile di governo che punta tutto sulla propaganda e spera che i cittadini non siano troppo attenti e abbiano pure la memoria corta. Da anni assistiamo ad un grave e generalizzato arretramento dei servizi piemontesi (sanità, assistenza, scuola, trasporti, ecc.) che viene negato con annunci propagandistici (il piano casa!) e provvedimenti inefficaci quanto iniqui (i bonus, i click days…). Anche la sanità naviga in questo mare di affermazioni contraddittorie: a livello nazionale è stata approvata una legge delega che affida al governo il compito di ridisegnare radicalmente il SSN in modo totalmente inaccettabile. A livello regionale è stato approvato un piano socio sanitario pieno di affermazioni di principio e completamente privo di agganci a numeri certi, di risorse e di impegni precisi.
Eppure basta vivere direttamente o indirettamente l’esperienza quotidiana dei pazienti piemontesi, per capire che la realtà, negata dal governo regionale, è del tutto evidente: mancano i fondi per l’assistenza alle persone non autosufficienti, la psichiatria e la neuropsichiatria infantile sono ridotte al lumicino, mancano i medici di famiglia, le case della salute sono quelle che già c’erano vent’anni fa, i servizi territoriali arrancano, le cure domiciliari anche, di prevenzione non si parla neppure (senza prevenzione ci si ammala e si muore) e i cittadini aspettano mesi per ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno.
In questo contesto il governo regionale sembra vivere in un’altra realtà: si creano nuove aziende sanitarie, che poi non vengono fatte operare (Azienda zero, il Regina Margherita), si annuncia l’arrivo copioso di IRCCS di eccellenza, si crede che l’intelligenza artificiale risolva il problema delle liste d’attesa, si continua a ingrandire un piano miliardario di edilizia ospedaliera che finora ha prodotto solo proclami. Possibile che si possa continuare a ignorare la realtà e il buon senso? Davvero si pensa che basti ridisegnare l’assetto istituzionale di alcune aziende per farle funzionare? I dati di previsione del 2026 mostrano un disavanzo preoccupante. Le due principali aziende piemontesi (Asl di Torino e la Città della Salute) viaggiano da anni con un disavanzo che, da solo, spiega quasi tutto lo squilibrio regionale: possibile che nessuno si preoccupi di capire se quelle aziende sono davvero sotto-finanziate oppure presentino al loro interno delle diseconomie, che occorre identificare e risanare?

Mancano medici specialisti di ogni tipo: se davvero si crede che gli automatismi dell’intelligenza artificiale compensino le carenze attuali significa che attualmente esistono sprechi che l’intelligenza naturale non vuole o non è capace di eliminare. Il piano di edilizia ospedaliera è quasi interamente basato su finanziamenti che occorre restituire (all’Inail come ai privati del project financing): ammesso che si arrivi prima o poi a costruire qualcuno dei nuovi ospedali, come si pensa di pagare la rata dei prestiti contratti? Come faranno aziende con disavanzi che superano il 10% del loro budget a pagare i mutui? Come farà la Regione a trovare altri soldi senza mandare tutti in piano di rientro? Che senso ha puntare su un pugno di ospedali di eccellenza quando la maggioranza degli ospedali rischia di non garantire neppure la decenza? Davvero dobbiamo credere che le inquietanti previsioni di bilancio 2026 sono dovute solo all’imprudenza dei Direttori? Chi dirige la sanità regionale (e ha scelto dunque i Direttori) non sa quali servizi saranno tagliati per ricondurre a equilibrio le previsioni di bilancio? Questa assenza di governo, unita alla continua negazione della realtà produce gravi danni. Un servizio sanitario regionale sottofinanziato e non governato dà luogo inevitabilmente a fenomeni di razionamento che inizialmente colpiscono le fasce più deboli della popolazione (i gruppi con minor potere rivendicativo) come già si sta verificando, ma che inesorabilmente interesseranno il resto della popolazione.
Questa situazione consente alla sanità privata di crescere e prosperare occupando spazi sempre più ampi di offerta dai quali difficilmente arretrerà.
Ė questo il futuro tragico che attende i piemontesi se non ci saranno inversioni di tendenza. Occorre almeno non assecondare la propaganda e non partecipare al surreale dibattito su piani, previsioni e progetti fantasiosi. Occorre almeno rivendicare l’emissione di dati e numeri che consentano a ciascuno di giudicare lo stato del nostro servizio sanitario. Una relazione sullo stato di salute dei piemontesi e un rapporto sui livelli essenziali di assistenza sarebbero già una bella conquista. Non bisogna rassegnarsi al muro di gomma che viene opposto sempre da Riboldi e Cirio, come si è visto per il referendum ultimo, vanno fatte convergere tutte le risorse sociali che per troppo tempo non hanno avuto risposte dalla politica e che ora possono dare ulteriori segnali di critica durevole utile per riprendere il cammino dei diritti.
Alberto Deambrogio
Segretario Rifondazione Comunista Piemonte e Valle d’Aosta
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