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Gerusalemme, polizia blocca il patriarca al Santo Sepolcro: cosa sta succedendo alla libertà di culto?

Nella Domenica delle Palme fermato Pierbattista Pizzaballa davanti al Santo Sepolcro. Le autorità parlano di sicurezza, la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) protesta e chiede chiarimenti immediati

Gerusalemme, polizia blocca il patriarca al Santo Sepolcro: cosa sta succedendo alla libertà di culto?

Pizzaballa

All’alba della Domenica delle Palme, davanti al complesso del Santo Sepolcro, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, è stato fermato dalla polizia israeliana. Doveva entrare per una breve celebrazione privata, senza fedeli e senza processioni. Ha trovato invece un cordone di agenti. C’è stato un breve scambio di parole, poi il ritorno indietro. Più tardi ha parlato di “fraintendimenti”.

Secondo il Patriarcato latino di Gerusalemme, la mattina del 29 marzo 2026 al patriarca e ad altri religiosi è stato impedito l’accesso al luogo per un rito interno legato alla Domenica delle Palme. Non era prevista alcuna cerimonia pubblica. In queste settimane, nonostante il conflitto, alcune celebrazioni a porte chiuse si erano svolte regolarmente nello stesso complesso. Per questo lo stop è stato interpretato come un cambiamento improvviso, senza spiegazioni formali.

Le autorità israeliane hanno richiamato ragioni di sicurezza. In una fase segnata da tensioni e violenze, la linea è quella della massima cautela sugli accessi e sugli assembramenti. Fonti governative, citate da diversi media, sostengono che la polizia abbia agito correttamente nel contesto dell’emergenza.

Il patriarca ha scelto toni prudenti. Ha spiegato che non era stata chiesta alcuna celebrazione pubblica, ma solo un momento essenziale per mantenere il significato della giornata. Ha anche invitato a guardare al quadro più ampio: molte persone, nella regione, non possono celebrare per ragioni ben più gravi. Un riferimento alle condizioni di chi vive tra Gaza, Cisgiordania e i territori coinvolti dal conflitto.

La reazione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è stata netta. Il presidente, cardinale Matteo Zuppi, ha parlato di una misura “grave e irragionevole” e ha chiesto chiarimenti immediati. Ha ribadito che la libertà religiosa deve essere garantita sempre, anche in condizioni difficili, e ha chiamato in causa le autorità locali e gli organismi internazionali.

Da Roma, durante l’Angelus, Papa Leone XIV non è entrato nel merito dell’episodio. Ha però richiamato il significato della Settimana Santa e la sofferenza di chi vive oggi situazioni di guerra e privazioni. Ha insistito sulla tutela dei civili e dei luoghi di culto, in linea con gli interventi degli ultimi mesi contro la spirale del conflitto.

Il blocco al Santo Sepolcro non ha precedenti recenti. Nei primi giorni di marzo erano già state segnalate limitazioni nella Città Vecchia di Gerusalemme, ma mai in una giornata come la Domenica delle Palme e mai per un rito così ristretto. L’episodio ha avuto subito eco internazionale e ha provocato prese di posizione anche a livello diplomatico.

Per le comunità cristiane locali, l’accesso ai luoghi santi non è solo una questione liturgica. È parte della vita quotidiana di una minoranza che trova in quei luoghi un riferimento stabile. Impedire l’ingresso al patriarca, anche per una sola occasione, ha un valore che va oltre il singolo episodio e viene letto come un segnale politico.

Il nodo resta quello dell’equilibrio tra sicurezza e libertà religiosa. Le autorità israeliane insistono sulla necessità di prevenire rischi in una fase instabile. La Chiesa cattolica ricorda che la libertà di culto è tutelata anche da accordi internazionali e che eventuali limitazioni devono essere motivate in modo chiaro e condivise con le autorità religiose.

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La figura di Pierbattista Pizzaballa pesa in questo contesto. Francescano, da anni impegnato in Terra Santa, ha mantenuto una posizione di dialogo con tutte le parti. Ha condannato la violenza, difeso la sicurezza di Israele, ma ha anche denunciato le conseguenze delle operazioni militari sui civili palestinesi. Per questo lo stop del 29 marzo è stato percepito come una rottura nei rapporti consolidati tra istituzioni civili e religiose.

Nei prossimi giorni si attendono chiarimenti ufficiali. Il Patriarcato latino e la Custodia di Terra Santa lavorano abitualmente con le autorità per organizzare le celebrazioni. Ora si tratta di capire quali saranno le condizioni per il Triduo pasquale: accessi, orari, presenze consentite.

A Gerusalemme, la Settimana Santa prosegue in un clima incerto. Molto dipenderà dalle decisioni delle prossime ore. Se l’episodio sarà chiarito rapidamente, potrà restare un incidente isolato. In caso contrario, rischia di segnare un passaggio più ampio, con effetti sulla fiducia tra comunità religiose e istituzioni.

Fonti: RCadena SER,  Vatican News, Agenzia SIR, Custodia di Terra Santa, L’Osservatore Romano

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