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Salute mentale, la DI.A.PSI. torna a Chivasso: “Le famiglie non possono restare sole”

In via Baraggino la nuova sede dell’associazione: volontari, istituzioni e servizi insieme, ma il nodo resta il sostegno reale alle famiglie

Salute mentale, la DI.A.PSI. torna a Chivasso: “Le famiglie non possono restare sole”

La DI.A.PSI. Chivasso torna ad avere una casa. E non è solo una sede: è un segnale.

Venerdì 27 marzo, in via Baraggino, al Campus delle Associazioni (Casetta E), l’associazione che si occupa di difesa degli ammalati psichici ha inaugurato il nuovo spazio operativo. Un luogo concreto, dopo due anni di ricostruzione silenziosa. Un punto di riferimento per famiglie che spesso si muovono nel vuoto.

Dentro quella stanza, però, non c’era solo un taglio del nastro. C’era una rete che prova a rimettersi in piedi.

Volontarie e volontari, il Direttivo guidato da Annamaria Luongo, operatori del Centro di Salute Mentale, associazioni del territorio. E poi la politica, presente e attenta: l’onorevole Augusta Montaruli, la consigliera regionale Gianna Pentenero, l’assessora Cristina Varetto, il vicesindaco Pasquale Centin, il consigliere Enzo Falbo. Per l’Asl To4 è intervenuta la dottoressa Silvana Lerda. Dal mondo dei servizi, la psicologa Debora Milanesio per il C.I.S.S.

Un elenco lungo. Ma il punto è un altro: tutti lì, nello stesso posto, attorno a un tema che troppo spesso resta ai margini.

La salute mentale.

Il taglio del nastro della nuova sede

A prendere parola sono state Graziella Gozzellino, presidente di DI.A.PSI. Piemonte, e la stessa Annamaria Luongo. Interventi chiari, senza retorica. Fare rete, costruire sostegno, non lasciare sole le famiglie. È questa la linea.

Poi il passaggio che pesa di più. Quello che dà senso a tutto.

Tiziana Siragusa ha ricostruito la rinascita dell’associazione, partita circa due anni fa. Un ritorno, più che una nascita. Perché la DI.A.PSI. a Chivasso esisteva già, fondata nel 1998 e poi chiusa. Oggi riapre, con altre persone ma con lo stesso bisogno.

Ha fatto i nomi. Uno per uno. I “costituenti” di questa nuova fase: Gian Piero Cantoni, Gianfranco Germani, Gianni Provera, Aldo Zambetti, Michele Scinica, Annamaria Luongo, Domenico Carini, Annalisa Facchinetti, Ignazio Maffeis. Un gruppo che ha rimesso insieme i pezzi.

Non per fare rappresentanza. Ma per colmare un vuoto.

Perché la verità è semplice: quando si parla di disagio psichico, il sistema spesso arriva tardi. E le famiglie restano sole troppo presto.

E allora una sede come questa diventa qualcosa di più di quattro mura. Diventa presidio. Punto di ascolto. Spazio dove la fragilità non è nascosta.

Durante l’inaugurazione non sono mancati i ringraziamenti: allo showman Pippo Romano, agli esercizi commerciali che hanno sostenuto l’iniziativa, e alla pittrice Maria Felice Donnarumma, che ha donato quattro quadri per la nuova sede.

Segni concreti. Piccoli, ma necessari.

Perché le parole, da sole, non bastano.

Adesso la sfida è un’altra: trasformare quella rete evocata nei discorsi in un sistema che funziona davvero. Continuativo, accessibile, presente.

Altrimenti resta tutto lì. Dentro una stanza inaugurata, ma fuori dalla vita quotidiana delle persone.

E su questo, prima o poi, qualcuno dovrà rispondere.

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