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Calcio
29 Marzo 2026 - 15:29
Stadio Olimpico Grande Torino - Urbano Cairo
Non è soltanto il destino societario a tenere con il fiato sospeso il mondo granata. A Torino, mentre si rincorrono voci su possibili interessi internazionali legati al club e al dossier seguito da Bank of America, cresce un’altra domanda, più concreta e urgente: dove giocherà il Torino nel prossimo futuro?
Il nodo è lo stadio. Lo Stadio Olimpico Grande Torino resta al centro di una situazione ancora priva di sviluppi concreti. Tra il club e il Comune non si è ancora aperto un confronto formale e strutturato, e il tempo scorre veloce. Dopo la concessione-ponte, la scadenza è fissata a fine 2026, ma già nei prossimi mesi sarà necessario indicare con certezza l’impianto per le gare interne.
A rendere tutto più delicato è il ritardo accumulato. È passato quasi un anno dall’estinzione delle ipoteche che impedivano la vendita dell’impianto, ma da allora non si sono registrati passi decisivi. Una fase di stallo che rischia di trasformare quella che poteva essere un’opportunità strategica in un problema concreto. Il tema stadio, infatti, non è solo logistico: è anche economico e identitario, un elemento chiave per rendere il club più competitivo e appetibile.
Il presidente Urbano Cairo continua a mantenere un profilo prudente, senza scoprire le carte, mentre dal Comune filtra una certa impazienza. Il sindaco Stefano Lo Russo ha chiarito la volontà di arrivare a una soluzione entro l’estate, anche perché i tempi tecnici legati alla Federcalcio impongono decisioni rapide. Sulla stessa linea l’assessore allo sport Mimmo Carretta, che evidenzia la necessità di definire al più presto un percorso chiaro.

Urbano Cairo
Sul tavolo, le strade possibili sono tre. La prima è quella più ambiziosa: l’acquisto dello stadio da parte del Torino, accompagnato da un progetto immobiliare che ne valorizzi l’area. La seconda è la prosecuzione in affitto, soluzione più semplice ma meno strategica nel lungo periodo. La terza, intermedia, prevede l’ingresso di un fondo immobiliare al fianco del club, capace di sostenere l’investimento e sviluppare l’area.
C’è poi una variabile che pesa più delle altre: le condizioni economiche. Cairo ha sempre sostenuto che il Torino dovrebbe poter acquistare lo stadio a condizioni analoghe a quelle concesse alla Juventus nel 2003 per la Continassa, una richiesta che però appare difficilmente replicabile oggi, anche alla luce delle profonde differenze tra i due contesti.
Il confronto con il modello Juventus è inevitabile. Il sistema costruito attorno allo Stadium genera oggi un valore complessivo stimato in circa 800 milioni di euro, grazie a un’area commerciale estesa e integrata che va ben oltre il calcio giocato. Una visione che il Torino, al momento, non ha ancora concretizzato.
Sul fronte dei costi, l’acquisto dell’impianto potrebbe essere relativamente contenuto, come dimostrano precedenti recenti: l’Udinese nel 2013 acquistò il Friuli per 4,55 milioni di euro, mentre l’Atalanta nel 2017 pagò 8,6 milioni per lo stadio di Bergamo. Ma il vero investimento riguarda la riqualificazione, con cifre che possono salire rapidamente, come nel caso del Gewiss Stadium.
Non mancano poi i possibili ostacoli legati ai vincoli architettonici e alla Sovrintendenza, anche se esempi come Firenze e Bergamo dimostrano che interventi profondi sugli impianti storici sono possibili.
Infine, resta il progetto più ampio della cosiddetta “Cittadella granata”, che dovrebbe ruotare attorno a tre poli: il Filadelfia, il Robaldo e lo stadio, con l’aggiunta di spazi commerciali oggi in gran parte inutilizzati. Un’idea ancora incompleta, che potrebbe estendersi anche alle aree di piazza d’Armi o alla zona retrostante via Filadelfia, inclusa l’area dell’ex Combi.
Per ora, però, tutto resta sospeso. Tra ipotesi, attese e silenzi, il Torino si trova davanti a una scelta che non può più rimandare. Perché il rischio, concreto, è quello di arrivare all’estate senza una casa certa.
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