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Orto botanico, riapre il cuore verde del Valentino dopo quattro mesi di attesa

Sentieri, serre e duemila specie in quasi tre ettari nel parco torinese

Orto botanico, riapre il cuore verde del Valentino dopo quattro mesi di attesa

C’è un momento, in città, in cui l’aria cambia e i cancelli si aprono come una promessa: è la primavera che rimette in moto i luoghi dell’anima. Ieri l’Orto botanico incastonato nel parco del Valentino ha riaccolto i visitatori dopo quattro mesi di silenzio, restituendo alla comunità uno scrigno verde fatto di sentieri ombrosi, serre luminose e alberi che raccontano il tempo meglio di qualunque manuale.

Non è solo una riapertura: è il segnale che la stagione della cura e della scoperta ricomincia. L’Orto botanico, tra i luoghi più amati e sorprendenti della città, torna accessibile proprio quando la natura ricompone la sua grammatica. Il rientro del pubblico, a distanza di quattro mesi, riannoda un filo fatto di passeggiate lente, curiosità botaniche e quel senso di meraviglia che solo un giardino storico sa custodire.

Quasi tre ettari di verde, duemila specie tra piante erbacee e arboree, un mosaico di ambienti che dialogano tra loro. I viali conducono a serre che proteggono delicatezze stagionali, mentre gli alberi secolari stendono ombre piene e rassicuranti. Nel cuore del parco del Valentino, l’Orto botanico è un laboratorio a cielo aperto: un luogo dove si osserva, si impara e — soprattutto — si impara a osservare.

Riaprire un giardino così non è un fatto ornamentale, ma civile. In tempi distratti, lo spazio che educa alla lentezza e alla varietà è un bene comune prezioso. Qui la biodiversità non è una parola d’ordine, ma un’esperienza a portata di passo. Tornarci significa scegliere un tempo diverso, più attento, e riportarlo fuori dai cancelli, nella vita di tutti i giorni.

- Riapertura: ieri, con l’arrivo della primavera - Chiusura precedente: quattro mesi - Luogo: Orto botanico nel parco del Valentino (Torino) - Estensione: quasi tre ettari - Patrimonio vegetale: circa duemila specie tra erbacee e arboree - Caratteri del sito: giardino storico con sentieri, serre e alberi secolari.

L'ORTO BOTANICO

Fondato nella prima metà del Settecento per volere del re Vittorio Amedeo II, dal 1730 appartiene all'Università. La parte più antica (circa 500 mq) è occupata dalle aiuole, grandi rettangoli suddivisi in aiuole geometriche disposte a ventaglio intorno alle vasche centrali. Le aiuole sono delimitate da bargioline e contengono collezioni di erbacee perenni della flora spontanea piemontese. All'inizio dell'Ottocento si costruiscono la palazzina con l'arancera, la serra calda e il museo con l'erbario.

In quel periodo si da avvio anche alla coltivazione di piante arboree. Nel 1825 si includono i terreni donati da Vittorio Amedeo III e nel 1831 si tracciano nuove aiuole con una terza vasca. A metà Ottocento l'Orto ha il suo massimo sviluppo con oltre 12.000 specie in coltura. Nel 1840 il boschetto, di quasi due ettari, viene integrato con numerose specie arboree ed arbustive. L'alpineto, collinetta artificiale che ospita un giardino roccioso con specie alpine, venne costruito nel 1962.

Dal 1969 l'arancera è stata sostituita da una serra per colture tropicali. Nel 1986 è stata costruita una serra per piante succulente. Attualmente le aiuole ospitano collezioni soprattutto di specie aromatiche e medicinali. Di interesse è la collezione dei preziosi erbari.

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