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Addio a Nonna Rita, anima del Baruccio del Tramway: nel suo testamento una pagnotta di pane per ciascun cliente

Aveva 95 anni: il suo locale era un punto di riferimento per generazioni di castiglionesi

Nonna Rita del Baruccio del Tramway e la bustina di pane

Nonna Rita del Baruccio del Tramway e la bustina di pane

Castiglione Torinese perde uno dei suoi volti più riconoscibili: Nonna Rita, anima del Baruccio del Tramway, non è più seduta dietro quel bancone che per decenni è stato casa per tutti.

Se n’è andata il 24 marzo, a pochi giorni dai suoi 96 anni. Ma la sua storia non si misura con una data. Si misura con le abitudini di un paese, con i gesti ripetuti ogni giorno, con quel modo semplice e ostinato di trasformare un bar in un luogo dove nessuno era davvero un cliente.

In via Torino 197, dove un tempo fermava il trenino per Torino, il Baruccio del Tramway era molto più di un esercizio commerciale. Era un punto di riferimento. Un passaggio obbligato. Un luogo dove si entrava per un caffè e si restava per una parola, uno scambio, un pezzo di vita.

Il Baruccio del Tramway di Nonna Rita

Nonna Rita lo aveva costruito così, giorno dopo giorno. Non per strategia, ma per carattere. Perché per lei il lavoro non era un mestiere da svolgere, ma una relazione da coltivare.

«Entravi per un caffè e uscivi che ti sentivi meglio», racconta il castiglionese Roberto Felletti. «Non era il locale a fare la differenza, era lei. Ti conosceva, ti ascoltava, ti faceva sentire importante anche quando non lo eri per nessun altro».

La sua era una presenza costante. Dietro il bancone, tra i tavolini, fuori dalla porta. Sempre pronta a offrire qualcosa in più: una parola, un sorriso, un gesto concreto. Perché il Baruccio, per lei, profumava di casa. E casa, a Castiglione, voleva dire anche Rita.

Non era solo un modo di lavorare. Era una visione. Lo dimostrano i racconti che tornano tutti uguali: la tavola pronta per chi aveva bisogno, i bambini sollevati per scegliere il gelato al chiosco, le chiacchiere che diventavano legami.

Una vita attraversata anche dalla storia. Da giovane aveva conosciuto la guerra, lo sfollamento, l’ospitalità ricevuta da una famiglia del posto. Esperienze che avevano lasciato un segno preciso: accogliere, sempre. Restituire, senza misura.

E quella coerenza l’ha mantenuta fino alla fine.

Nella lettera lasciata ai familiari e letta durante i funerali – che si sono già svolti – ha chiesto un ultimo gesto semplice e potente: donare una pagnotta di pane a ogni cliente, nel giorno della sua scomparsa. Un modo per dire grazie. Un modo per continuare a prendersi cura, anche dopo.

«Era fatta così», aggiunge Felletti. «Non ha mai separato la sua vita dal suo lavoro. Per lei erano la stessa cosa. E forse è per questo che oggi tutti abbiamo la sensazione di aver perso qualcuno di famiglia».

Fino all’ultimo ha voluto restare a casa, circondata dai suoi affetti. E fino all’ultimo ha pensato agli altri. Persino scegliendo la musica per l’addio, quel “Caminito” di Claudio Villa legato al marito, come un ultimo gesto d’amore.

I funerali di Nonna Rita si sono svolti venerdì 27 marzo alle 10.30 presso la Parrocchia dei Santi Claudio e Dalmazzo di Castiglione Torinese, alla presenza delle figlie Luisella ed Emma, dei nipoti Cristiano, Elsie, Christian, Enza, della piccola Camilla.

Il Baruccio del Tramway oggi continua a vivere, portato avanti dalla famiglia. Figlia e nipoti tengono aperta quella porta che per anni è stata più di un ingresso: era un invito.

Resta una domanda, però. E riguarda tutto il paese.

Cosa resta quando se ne va una figura così?

Resta un luogo, sì. Resta un’attività. Ma soprattutto resta un modo di stare insieme. Un’eredità fatta di piccoli gesti, di relazioni vere, di comunità costruita senza proclami.

Castiglione Torinese oggi saluta Nonna Rita. Ma, in fondo, continua a riconoscersi anche grazie a lei.

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