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28 Marzo 2026 - 18:09
Protesta anarchica a Porta Susa: “Le ferrovie al servizio della guerra”
Un gruppo di anarchici antimilitaristi ha promosso nella giornata di oggi un’“iniziativa di informazione e lotta” all’interno della stazione ferroviaria di Porta Susa, a Torino, uno degli snodi principali del traffico ferroviario del Nord Italia. L’azione si è svolta senza tensioni e ha visto la distribuzione di volantini ai viaggiatori, con momenti di intervento pubblico sui temi della guerra e della logistica ferroviaria.
Al centro della protesta, il crescente utilizzo delle infrastrutture civili – in particolare quelle ferroviarie – per finalità militari. “Le ferrovie sono sempre più al servizio della guerra”, si legge nel volantino distribuito dagli attivisti. Secondo il gruppo, negli ultimi anni una quota rilevante di risorse pubbliche sarebbe stata destinata al trasporto bellico, sottraendole agli investimenti necessari per migliorare sicurezza, comfort ed efficienza dei treni utilizzati quotidianamente da studenti e lavoratori pendolari.
Gli anarchici denunciano inoltre un aumento dei rischi legati al trasporto ferroviario, che attribuiscono a fattori come il taglio del personale e l’esternalizzazione delle manutenzioni. “Il trasporto ferroviario è diventato sempre più pericoloso”, sostengono, citando incidenti come quelli di Viareggio e Brandizzo per sottolineare quella che definiscono una responsabilità sistemica. “Non sono incidenti ma omicidi”, affermano, puntando il dito contro i vertici delle aziende ferroviarie e le scelte politiche.
Un altro punto centrale riguarda la trasformazione delle infrastrutture in possibili obiettivi militari. “Con i nuovi investimenti nella logistica di guerra le ferrovie, possibili bersagli di droni e bombardamenti, diventeranno sempre più pericolose anche per chi le utilizza ogni giorno”, spiegano.
Nel mirino degli attivisti c’è anche il pacchetto europeo sulla mobilità militare, approvato – secondo quanto riportato nel volantino – dal Parlamento europeo il 17 dicembre 2025. Il piano prevede il potenziamento dei corridoi infrastrutturali per consentire uno spostamento più rapido di mezzi e materiali militari all’interno dell’Unione Europea, in quella che viene definita una sorta di “Schengen militare”.
Particolare contestazione riguarda il concetto di “dual use”, ovvero l’adattamento delle infrastrutture a un utilizzo sia civile sia militare entro il 2027. “Grazie al dual use un treno pieno di esplosivi viaggerà accanto a un treno passeggeri”, denunciano, evidenziando i rischi per la popolazione.
Nel volantino vengono citati anche i finanziamenti europei destinati al settore: circa 17,65 miliardi di euro per la mobilità militare, con interventi mirati all’eliminazione dei cosiddetti “colli di bottiglia” infrastrutturali e al rafforzamento dei corridoi strategici. Per quanto riguarda l’Italia, gli attivisti fanno riferimento a 1,74 miliardi di euro previsti nell’ambito del programma Connecting Europe Facility, con interventi che coinvolgono diversi nodi logistici, tra cui Genova, La Spezia e Milano Smistamento.



In questo quadro, il Piemonte e la linea ad alta velocità Torino-Lione vengono indicati come un nodo strategico. Secondo il gruppo, l’opera si inserirebbe in un “corridoio militare europeo” diretto verso Est, fino a Kiev. Una lettura che si intreccia con il dibattito, già acceso da anni, sull’impatto economico, ambientale e politico della Tav.
Gli attivisti collegano inoltre il tema delle infrastrutture alla più ampia situazione geopolitica internazionale. “La terza guerra mondiale è ormai in corso”, si legge nel testo, con riferimento ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Viene inoltre sottolineato il ruolo delle basi militari presenti sul territorio italiano come snodi della logistica bellica.
Nel corso dell’iniziativa è stato lanciato un appello alla mobilitazione: “Non possiamo stare a guardare. Non possiamo accettare che la guerra diventi un’opzione tra le altre”. Il messaggio insiste sulla responsabilità individuale e collettiva: “Se permettiamo che un treno carico di armi passi in mezzo alle nostre case siamo complici”.
La presa di posizione si conclude con un invito esplicito all’azione e al rifiuto del coinvolgimento nei conflitti: “La guerra è già qui. Fermarla è possibile. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo”.
L’iniziativa è stata rivendicata dalla Federazione Anarchica Torinese – Assemblea Antimilitarista, che organizza incontri settimanali in città. Resta alta l’attenzione su un tema – quello del rapporto tra infrastrutture civili e logistica militare – destinato a rimanere al centro del confronto pubblico nei prossimi anni.
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