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Area cani fatta coi piedi: dopo 20 giorni è già un colabrodo

Annunciata tra applausi e proclami, la nuova area cani di via Schiapparelli si rivela un pasticcio: reti appoggiate, fughe sotterranee e disagi già evidenti

Area cani fatta coi piedi: dopo 20 giorni è già un colabrodo

Il consigliere comunale dei Fratelli d'Italia Giorgio Zigiotto

A Settimo Torinese basta davvero poco per scatenare l’entusiasmo collettivo. Un post su Facebook, qualche foto ben scelta, due dichiarazioni istituzionali ed ecco servito il copione perfetto: applausi, ringraziamenti, standing ovation. È successo anche il 28 febbraio, quando sul gruppo del Comune è comparso l’annuncio della nuova area cani in via Schiapparelli.

“Brava sindaca!”, "Brava Elena", "Sei tutti noi...", “Ottimo!”, “Perfetto!”, “La città più bella del mondo!”, "Grazie!", "Cosa potremmo fare senza di te...". Mancava solo la banda e il taglio del nastro in diretta streaming con sottofondo musicale. 

Poi, come quasi sempre accade quando si passa dalla tastiera alla realtà, la magia svanisce. Nemmeno venti giorni dopo, l’idillio si è già sgretolato. Letteralmente. Perché quell’area cani, a quanto pare, è stata realizzata – perdonate il francesismo – alla “cazzo di cane”.

Il progetto, sulla carta, era anche sensato: due spazi distinti, uno per i cani di piccola taglia e uno per quelli più grandi. Peccato che qualcuno si sia dimenticato un dettaglio non proprio secondario: i cani scavano. È nella loro natura. E quando le reti di confine sono semplicemente appoggiate, senza un minimo di rinforzo, il risultato è inevitabile. Due minuti, forse meno, e gli ospiti a quattro zampe hanno aperto i loro personalissimi tunnel di collegamento tra le due aree. E' la libera circolazione sotterranea.

A verificare di persona la situazione è stato il consigliere comunale Giorgio Zigiotto, chiamato da alcuni cittadini.

Oltre a constatare l’ovvio prova anche a suggerire qualche correttivo. "Rinforzare i confini. Realizzare un camminatoio per evitare che, alla prima pioggia, i proprietari debbano affrontare un percorso degno di una risaia. E già che ci siamo, magari ricordare ai padroni più distratti che esiste un gesto rivoluzionario chiamato “raccogliere le deiezioni”.

E poi con sarcasmo: "Perchè i cittadini chiamano me e non direttamente il Comune? Ve lo dico io perchè! Perchè è inutile telefonare che intanto non risponde nessuno e quand'anche qualcuno risponde fa finta di non aver capito..!".

Insomma, piccole cose. Dettagli. Quelli che però fanno la differenza tra un servizio utile e una caricatura.

E pensare che il giorno dell’inaugurazione sembrava davvero tutto perfetto: area recintata, fontanella, panchine, alberi, gestione condivisa con Viridea. Le parole non mancavano. “Servizio importante”, “spazio vissuto e condiviso”, “modello replicabile”. Un concentrato di buone intenzioni, condito da dichiarazioni impeccabili.

Tutto giusto, per carità. Tutto perfetto, sulla carta.

Poi come si sa e come spesso accade, tra il dire e il fare ci sia di mezzo… una rete appoggiata male.

E allora la domanda resta lì, sospesa tra ironia e rassegnazione: riusciranno i nostri eroi (Elena Piastra, Alessandro Raso, Giancarlo Brino, Arnaldo Cirillo e tutta l'armata Brancaleone che governa la città....), prima della fine del mandato, a farne una giusta, almeno una? Così, per noi che scriviamo, è davvero come sparare sulla Croce Rossa.

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