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27 Marzo 2026 - 23:35
In foto Alberto Unia (Movimento 5 Stelle)
In Commissione Ambiente, presieduta da Sergio Bartoli, il futuro della gestione dei rifiuti in Piemonte prende una direzione che divide profondamente la politica. Al centro dell’audizione, richiesta dalla consigliera Alice Ravinale (Avs), il progetto per la realizzazione della quarta linea dell’inceneritore del Gerbido, destinata – secondo le previsioni – a entrare in funzione tra il 2031 e il 2032.
Un ampliamento che, nelle intenzioni dell’Autorità Rifiuti Piemonte – rappresentata in Commissione da Paolo Foietta insieme a Federica Canuto e Palma Urso, con il supporto scientifico delle professoresse del Politecnico di Torino Maria Chiara Zanetti e Deborah Panepinto – dovrebbe rispondere al fabbisogno crescente di smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati, arrivando a trattare fino a 240-280mila tonnellate annue provenienti da tutte le province piemontesi. Presente anche l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati.
Ma proprio dai dati presentati emerge una criticità che mette in discussione l’intero impianto strategico: la produzione di rifiuti indifferenziati è in aumento, non in diminuzione.
“Negli ultimi anni, a differenza delle previsioni, la produzione di rifiuti indifferenziati pro-capite è aumentata (siamo a 162 chili a testa e dovremmo arrivare a 116): potremmo rischiare quindi che l’inceneritore che stiamo progettando non sia sufficiente”, ha ammesso lo stesso Foietta, sottolineando la necessità di “organizzare una raccolta differenziata migliore”.
Una dichiarazione che, invece di rassicurare, apre scenari inquietanti. Perché se la quarta linea nasce già “insufficiente”, la conseguenza è evidente: si prepara il terreno per ulteriori ampliamenti.
A mettere nero su bianco questo rischio è il Movimento 5 Stelle.
“Durante la Commissione è emerso che il trend sulla produzione dei rifiuti è peggiorato, con un aumento di 150mila tonnellate l’anno sul territorio regionale”, denuncia il consigliere regionale Alberto Unia. “Questo aumento, se confermato, potrebbe comportare l’attivazione di una ulteriore linea di incenerimento, la quinta, oppure l’ingrandimento di quella in fase di studio”.
Un’ipotesi che segna un punto di rottura nel dibattito politico.
“Noi, come detto, siamo sempre stati contrari a queste ipotesi”, prosegue Unia. “Il problema è che a chi governa manca la volontà di investire seriamente sulla raccolta differenziata, sull’incentivazione delle pratiche di riciclo e riuso e sullo sviluppo di politiche energetiche basate sulle fonti rinnovabili. La Destra non guarda al futuro, si rintana nel passato, e preferisce puntare su soluzioni che impattano sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sulle loro tasche”.

Nel mirino anche le scelte dell’amministrazione torinese.
“Lo stesso fa la Giunta Lo Russo e la sua maggioranza, che hanno deciso di candidare Torino ad ospitare la nuova linea di incenerimento”, aggiunge Unia, collegando la questione a una visione urbanistica più ampia e contestata.
Più sfumata, ma non priva di preoccupazioni, la posizione del Partito Democratico. “Un dato preoccupante emerso nel corso dell’audizione è la crescita esponenziale, superiore alle programmazioni, dei rifiuti non recuperabili, che rischia di provocare, al 2035, 150mila tonnellate annue in più da smaltire”, dichiarano la consigliera regionale Nadia Conticelli e la presidente del gruppo regionale Gianna Pentenero.
Pur sostenendo il progetto, il PD prova a spostare l’attenzione su alcune condizioni: “La quarta linea del termovalorizzatore quadruplicherà la potenzialità di produzione di termocalore da 189 a 850 gigawatt/h. Un’opportunità importante per implementare ed estendere la rete di teleriscaldamento”, spiegano. Ma aggiungono: “È dunque importante avviare da subito l’interlocuzione con tutti i Comuni del territorio e con Iren” e soprattutto “incidere maggiormente sulla differenziazione dei rifiuti”.
Un equilibrio politico che però appare fragile. Da un lato si riconosce la necessità di ridurre i rifiuti non recuperabili, dall’altro si investe su un impianto destinato a bruciarne sempre di più.
Nel frattempo, il progetto prevede anche interventi logistici – come l’adeguamento dello scalo ferroviario di Orbassano per il trasporto dei rifiuti da oltre 60 chilometri – e compensazioni ambientali per i Comuni coinvolti: Beinasco, Grugliasco, Rivoli, Rivalta, Orbassano e Torino. Misure che, secondo l’opposizione, rischiano di essere più palliative che risolutive.
Restano poi aperte le questioni più sensibili, sollevate in Commissione da diversi consiglieri – tra cui lo stesso Unia, Ravinale e Conticelli – relative alle emissioni e ai sistemi di filtraggio. Temi centrali quando si parla di un impianto che incide direttamente sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica.
Il punto politico, però, è un altro: il Piemonte sta davvero costruendo una strategia sostenibile o sta semplicemente rincorrendo l’emergenza?
La sensazione è che si stia consolidando un modello che lega il territorio a una dipendenza strutturale dall’incenerimento. Più rifiuti prodotti, più impianti necessari. Un circolo vizioso che rischia di allontanare la regione dagli obiettivi europei sull’economia circolare.
E mentre si discute di quarta linea, l’ombra della quinta è già sul tavolo. Un segnale che, più che pianificare il futuro, racconta l’incapacità di cambiare davvero rotta.
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