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Bike park chiuso, bici ai pali e promesse “dopo Pasqua”. Raso e Cirillo a "Oggi le comiche"

Un anno di attesa per il parcheggio di Piazza Schiaparelli, tra ritardi, elettroserrature e burocrazia. Zigiotto attacca: “Piste ciclabili che finiscono nel nulla e servizi che non funzionano”

Bike park chiuso, bici ai pali e promesse “dopo Pasqua”: Settimo pedala a vuoto

Bike park chiuso, bici ai pali e promesse “dopo Pasqua”: Settimo pedala a vuoto

C’è un’immagine che più di tutte racconta lo stato della mobilità sostenibile (o "immobilità" dipende dai punti di vista) a Settimo Torinese: biciclette legate ai pali della segnaletica, alle ringhiere, ai punti più improbabili. E a pochi metri, un parcheggio nuovo di zecca. Chiuso. Da oltre un anno.

Il caso è esploso l'altra sera in Consiglio comunale con un’interpellanza di Giorgio Zigiotto. Ha messo subito in fila i fatti senza girarci intorno: “è da più di un anno che questo parcheggio rimane chiuso e inutilizzato”. Tradotto: esiste, è costato soldi pubblici, ma non serve a nessuno. E nel frattempo “alcuni cittadini sono obbligati a parcheggiare le biciclette lungo le ringhiere, i pali della segnaletica stradale”.

Una scena che vale più di qualsiasi slogan sulla sostenibilità. L’amministrazione ha risposto. Lo ha fatto con l’assessore Alessandro Raso. Ha portato in aula tutta la complessità del progetto: finanziamenti ministeriali, nove Amministrazioni comunali coinvolte (Volpiano, Leini, Borgaro ....), un sistema coordinato che doveva partire insieme ovunque.

Più complicato di una spedizione Nasa sulla luna... Morale?

Mentre si aspettavano gli altri comuni – tra ritardi dei cantieri, problemi urbanistici, scelte diverse sulla collocazione delle strutture – a Settimo il parcheggio era già lì, pronto. Ma inutilizzabile. Una paralisi per allineamento "cosmico": se uno resta indietro, si fermano tutti. Fa ridere a crepapelle, ma tant'è! Un’opera finita che resta chiusa perché altrove non sono pronti. Ma davvero ha detto questo? Sì! Il sottofondo? Una pernacchia!

Poi c’è il capitolo tecnologico. Non bastava aprire e basta: serviva qualcosa di più evoluto. E così si è scelto un sistema di accesso con carta d’identità elettronica. Una scelta “più comoda” sulla carta, meno nella realtà: registrazione online, modulo da inviare, passaggio all’URP. Non proprio il massimo della semplicità per chi vuole solo parcheggiare una bici e prendere il treno.

Tant'è. Cosa mancava? L’elettroserratura. Arrivata – finalmente – solo “la settimana scorsa”. E qui arriva la promessa di Raso: apertura “subito dopo Pasqua”.

E' la politica delle festività in salsa "piastriana": Natale, Pasqua e – forse – il bike park.

A chiudere la puntata di "Oggi le comiche" ci ha pensato l’assessore Arnaldo Cirillo. Ha spiegato che il sistema sarà monitorato, regolato, verificato ogni anno. Per evitare che qualcuno occupi un posto senza usarlo. Una preoccupazione legittima, se non fosse che oggi il problema è esattamente opposto: i posti sono vuoti perché nessuno può accedere.

Ma è quando è tornata la parola a Zigiotto che il tono è cambiato davvero.

Parcheggio come "ciliegina" di un problema molto più ampio. La fotografia di una città che parla di biciclette ma non sembra averle davvero capite.

“Ci vogliamo riempire la bocca di bei propositi”, ha stigmatizzato senza mezzi termini, “poi in realtà se andiamo a valutare la città sotto questo aspetto siamo un po’ carenti”.

cartello

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E parte l’elenco.

Via Torino, pista ciclabile a senso unico con ciclisti che arrivano contromano e incidenti già registrati. Via Ariosto, dove “non si capisce bene come gira, dove va”. Corso Piemonte, dove a un certo punto bisogna cambiare corsia come in un videogioco, senza logica apparente.

Una rete ciclabile che non è una rete, ma una somma di "cagate".

“Abbiamo delle piste ciclabili che iniziano in un punto e non si sa dove finiscono”, ha affondato. 

Poi c’è il tema del parcheggio stesso. E nemmeno quello convince fino in fondo. Sulla carta quaranta posti. Nella realtà, molti meno. “Io ho contato… ci stanno 20 biciclette”, ha sottolineato, smontando anche i numeri ufficiali. Ha ricordato che per norma ogni bici dovrebbe avere spazio sufficiente per la manovra. Spazio che, evidentemente, non c’è.

E non era ancora finita.

Perché l’altro deposito, quello già esistente lato stazione, non è esattamente un modello di successo: sporco, poco utilizzato, con biciclette abbandonate e vandalizzate. “Ne ho viste ben poche… se non 4 biciclette rotte”, ha descritto. Più che un servizio, un cimitero a pedali.

A quel punto la domanda è diventata inevitabile: davvero il problema era costruire un altro parcheggio?

Sul fondo resta anche la questione economica. Il costo complessivo del progetto è importante, decine di migliaia di euro. E per che cosa? Per una struttura che, agli occhi di chi la guarda, non sembra esattamente un’opera complessa.

“Lo so, me lo avete spiegato - ha aggiunto  tra ironia e insofferenza - Per attaccare un quadro in Comune ci vanno 20 euro, quando a casa mia magari ce ne vogliono 2...”.

Due mondi diversi. E si vede.

A sostenere l’interpellanza è intervenuto anche il consigliere Manolo Maugeri. Ha riportato il discorso alla coerenza politica: incontri, questionari, strategie sulla mobilità sostenibile – ma poi le opere restano chiuse. E la distanza tra teoria e pratica diventa difficile da ignorare.

Alla fine, Zigiotto si è detto “soddisfatto in parte”. Non per le risposte, ma perché almeno qualcosa si è mosso. “Abbiamo smosso un po’ l’acqua”, ha ammesso. Il resto si vedrà. Controllerà, dice. Verificherà. Tornerà sul tema.

Perché il rischio è sempre lo stesso: grandi annunci, grandi parole, e poi tutto fermo. Aspettando la Pasqua.

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