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22 Marzo 2026 - 08:06
In foto Giorgio Zigiotto
Sentite questa: a Settimo Torinese c’è un deposito di biciclette che di biciclette non ne ha quasi mai viste. Chiuso dal 6 giugno del 2025, così si legge in un "avviso".
È — per così dire — un deposito con la funzione di contenere il vuoto. Custodito con rigore.
E già questo basterebbe, se non fosse che Settimo Torinese è — almeno sulla carta e nelle visioni della sindaca Elena Piastra — una delle capitali morali della mobilità dolce: città velocipede, patria delle piste ciclabili, luogo dove la bicicletta non è solo un mezzo ma un’idea, quasi un progetto civile.
Le piste ci sono. I depositi pure. Le intenzioni, abbondanti. Le biciclette, meno.
Ma non è una contraddizione. È un sistema. È una città preparata.
Preparata a un futuro che non arriva, ma quando arriverà — si spera — troverà tutto in ordine: piste tracciate, depositi costruiti, strutture pronte. Magari anche aperte, se non si esagera con l’ottimismo.
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Intanto il deposito di piazza Schiapparelli resta chiuso da più di un anno. Impeccabile, perché non usato. Un oggetto teorico, come certi plastici urbanistici: funziona perfettamente finché non lo si prova.
Che poi, a dire il vero, funziona un po’ così anche con le piste ciclabili: ne imbocchi una e sai già che tra poco finirà.
Fuori, nel mondo reale, le poche biciclette si arrangiano. Si legano ai pali, alle ringhiere, alle approssimazioni. È una mobilità meno elegante, ma ostinatamente concreta.
Tant’è. L’importante è essere pronti. Pronti a essere ciclabili, sostenibili, attraversati da biciclette che per ora passano altrove, o passano poco, o passano e poi si attaccano a un cartello.
È una forma di lungimiranza rara: si costruisce prima la risposta e poi, con calma, si aspetta la domanda.
Poi qualcuno si distrae e fa una cosa fuori moda: prende sul serio la realtà.
Giorgio Zigiotto, primo firmatario di un’interpellanza, ha messo in fila alcune domande molto concrete: quanto è costato il deposito, perché è chiuso, come dovrebbe funzionare, quando sarà aperto.
Domande che appartengono a un’altra epoca, quando si pensava che le cose dovessero servire a qualcosa.
Adesso la questione arriverà in Consiglio comunale e a rispondere dovrebbe essere l’assessore Alessandro Raso, quello che non rasa per via degli insetti impollinatori.
Resta da capire se prevarrà la visione — una città perfettamente attrezzata per una mobilità che verrà — oppure una più modesta idea di città, in cui si prova ad aprire un deposito.
Nel primo caso, resterà chiuso.
Nel secondo, anche.
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