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27 Marzo 2026 - 09:51
Sui passi di Casimiro Barello: in tanti alla camminata dedicata al Venerabile
Cavagnolo ha chiuso le celebrazioni dedicate a Casimiro Barello con una camminata sui luoghi della sua vita.
Sabato 21 marzo, complice una giornata di sole, decine di persone si sono ritrovate in piazza Vittorio Veneto, davanti alla chiesa parrocchiale, per partecipare a “Due passi in amicizia sui luoghi di Casimiro”. Non una semplice passeggiata, ma un percorso costruito per attraversare fisicamente i luoghi che hanno segnato la storia del Venerabile.
La prima tappa è stata la chiesa di San Secondo, dove Barello fu battezzato e dove, secondo la tradizione, maturò la sua vocazione. Un passaggio carico di significato, che ha riportato i partecipanti alle origini di un percorso umano e spirituale che da Cavagnolo si sarebbe poi allargato ben oltre i confini locali.
Il cammino è proseguito verso il Belvedere dedicato a Casimiro Barello, con una breve sosta e le immancabili fotografie, prima di raggiungere la borgata Casa Ostino. Qui si trova la casa natale, ricordata anche da una lapide posata dal Comune nel 1984, e la chiesetta di San Defendente, punto di riferimento per la comunità e luogo profondamente legato alla sua infanzia.
Da lì, il gruppo ha imboccato sentieri e strade tra i boschi, salendo fino alla spianata panoramica del Luogo di Cavagnolo. Un tratto più impegnativo, ma anche quello che ha restituito con maggiore forza il legame tra territorio e memoria. Sulla sommità, tra le rovine del castello medievale e la Big Bench numero 446, inaugurata lo scorso ottobre, la camminata ha trovato il suo momento conclusivo.
Qui i partecipanti si sono fermati per una merenda e per osservare il panorama: le colline da Superga alla Rocca di Verrua, la pianura e, in lontananza, le montagne. Un colpo d’occhio che ha offerto lo spunto per richiamare i viaggi e i pellegrinaggi di Barello, riletti attraverso i luoghi del presente.
Nel racconto della giornata, il punto non è stato solo il percorso in sé, ma ciò che rappresenta. Tenere insieme memoria, territorio e comunità. Dare forma concreta a una figura che, per Cavagnolo, resta parte della propria identità.
La camminata ha chiuso così un ciclo di iniziative dedicate a Casimiro Barello, lasciando però aperta una domanda più ampia: quanto queste occasioni riescono davvero a trasformare il ricordo in consapevolezza condivisa?

Partecipanti alla camminata
Parlare di Casimiro Barello a Cavagnolo non significa solo ricordare una figura religiosa, ma entrare dentro una storia che attraversa il territorio e ne segna l’identità.
Nato nel 1850 nella borgata Casa Ostino, Barello cresce in una famiglia contadina, in un contesto semplice, fatto di lavoro nei campi e vita comunitaria. È proprio lì, tra le colline del paese, che matura una vocazione destinata a portarlo lontano. Non resta infatti confinato alla dimensione locale: lascia Cavagnolo e intraprende un lungo percorso di pellegrinaggio che lo conduce in diverse parti d’Italia e d’Europa, fino alla Spagna.
È una figura che sfugge alle categorie più comode. Non è un parroco, non è un religioso nel senso tradizionale del termine. È un laico, un pellegrino, uno di quelli che vivono la fede come esperienza radicale, fuori dagli schemi. Il suo cammino è fatto di spostamenti continui, incontri, racconti che nel tempo si intrecciano con episodi ritenuti miracolosi.
Proprio questi elementi contribuiscono a costruire, già in vita e soprattutto dopo la morte, una devozione popolare che supera i confini del paese. La sua figura viene riconosciuta dalla Chiesa con il titolo di Venerabile, primo passo nel percorso verso la beatificazione.
Ma al di là del riconoscimento ufficiale, il punto è un altro: Barello resta una figura profondamente legata al territorio, non solo per nascita, ma per ciò che rappresenta ancora oggi. I luoghi della sua infanzia e della sua vita — la chiesa di San Secondo, Casa Ostino, i sentieri tra le colline — non sono semplici scenari, ma pezzi di una memoria condivisa.
È anche per questo che iniziative come la camminata organizzata a Cavagnolo continuano a richiamare persone. Non solo per ricordare una figura del passato, ma per rimettere insieme i fili tra storia, identità e comunità.
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