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Cronaca

Lo hanno massacrato di botte. Si è inginocchiato. Ha chiesto pietà.

Due giovani aggrediti dalle baby gang a Ivrea. Tra Daspo ignorati e paura di denunciare, la città chiede sicurezza

Lo hanno massacrato di botte. Si è inginocchiato, ha chiesto pietà.

mattanza

Due ragazzi di 25 anni finiti nel mirino di una baby gang. Uno di loro pugnalato con una lama alla schiena per tre volte.  Preso a sprangate in faccia, a calci e pugni. Venti punti di sutura in testa. Una violenza disumana.

“Gli hanno rotto gli zigomi - ci aveva raccontato più di un anno fa mamma Piera - gli hanno spaccato la mandibola. Si è inginocchiato, ha chiesto pietà. Ma non c’è stato nulla da fare. Ha provato a scappare con la sua auto, terrorizzato, insanguinato…”.

La maxi-rissa risale alla notte tra venerdì 21 e sabato 22 febbraio 2025. A rispolverarla è stata la trasmissione Diritto e Rovescio, condotta da Paolo Del Debbio su Rete Quattro. Ai microfoni c'è la giornalista Lorena Antonioni.

lorena antonioni

la vaia

Adriano Vaglio

Nelle cronache su La Voce di un anno fa il racconto di Piera continuava.

“Hanno sfondato il finestrino e gli hanno rotto i denti con una spranga. Lo volevano a terra, lo volevano distrutto. Volevano l’auto. Alla fine non sa neanche lui come ha fatto, è riuscito da solo a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale di Ivrea”.

L’amico, un giovane fisioterapista, non era stato risparmiato. Colpito allo stomaco, in testa, era svenuto. Lo avevano lasciato lì, inerme. Solo Dio sa come era riuscito ad arrivare in ospedale.

“Di ragazzi che hanno paura a girare per la città ce ne sono tanti, ma non parlano. Hanno paura di denunciare, paura di ritorsioni. Voglio fare qualcosa, ma non so cosa. Sto radunando tutte le mamme che, come me, si trovano in questa situazione. Perché non possiamo accettarlo, non possiamo lasciar correre.

Ragazzi tra i 20 e i 25 anni che si credono intoccabili. Ragazzi che non avrebbero dovuto mettere piede in città perché su di loro pendeva un Daspo.

Insomma, una notte di violenza in piazza Rondolino. Il giorno dopo i segni della rissa erano evidenti: cocci di bottiglia sparsi ovunque, vetri rotti e sangue sui muri. Ma l’immagine più amara è quella di una donna, la proprietaria dell'immobile, lì a strofinare la facciata con spugne e secchi d’acqua per cancellare le tracce di una notte di follia.

Da Piera ad Adriano Vaglio, titolare del Buffet della stazione, testimone di una rissa scoppiata qualche settimana fa nel dehor del suo locale. Il video è diventato virale e si vede di tutto: ragazzi che cercano di spaccarsi delle sedie in faccia e sulla schiena, sangue nei bagni, sangue sui tavoli, sangue ovunque. Ci sono pure delle ragazze. Una di loro, al telefono con Lorena Antonioni, conferma di non aver paura di niente, di non aver paura dei carabinieri e della polizia.

“Al massimo sono due settimane di galera” dice un ragazzo nordafricano seduto nei pressi del Movicentro…

Adriano Vaglio da anni combatte "inascoltato" tutti i giorni una guerra impari per continuare a tenere aperto un locale che si svuota sempre di più. Piera, subito dopo la mattanza, ha messo in piedi un comitato. Sono mamme che, come lei, vorrebbero una città in cui i propri figli non rischiano la vita. Da un anno a questa parte sollecita il sindaco Matteo Chiantore a fare qualcosa di più di quello che fa. Qualcosa è cambiato. Un anno fa in consiglio comunale si parlava di "percezione", oggi  non lo si dice più neanche per sbaglio.

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