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26 Marzo 2026 - 00:16
Il sindaco Matteo Chiantore e l'assessore Francesco Comotto
San Bernardo, un paese, una costola della città che guarda anche a Pavone e a Scarmagno. Qui, al cospetto di persone che vivono in una comunità decisamente vivace, nascosta nella bella stagione tra distese di foraggio, grano e granoturco, nel luglio del 2023 il sindaco Matteo Chiantore e gli assessori Gabriella Colosso e Francesco Comotto giurarono e spergiurarono di voler ricucire un rapporto con il centrosinistra che negli anni s’era rotto. Una riunione en plein air, in via Borsellino, tra la scuola e l’ex spogliatoio trasformato in sede per gli Alpini e per l’associazione di Mutuo Soccorso, proprio dietro all’ex bocciodromo che sta crollando a pezzi e a un campo da basket tenuto come un gioiello.
“Cosa manca qui? - aveva inforcato Aurelio Cornelio - Manca una banca... Manca una panetteria. Facciamo i turni per andare a comprare il pane. Il primo negozio dista 4 chilometri...”.
Non era l’unico dei problemi. “Siamo una frazione dimenticata...” aveva insistito più e più volte Carmen Lantero.

Tra i tanti “bubboni” segnalati, quello che più di tutti avrebbe dovuto prima o poi essere risolto faceva proprio riferimento al traffico in via Torino, ai parcheggi selvaggi sempre sulla stessa via e alla velocità. E si potrebbe risolvere con i dossi, con le telecamere, ma stando ai più non basterebbero. La proposta di Giuseppe Vittonatti era stata una rotonda quasi di fronte alla piccola chiesetta ortodossa e alla scuola e poi ancora un 'altra più avanti.
“All’altezza della Daico i cartelli stradali posti sulla provinciale non si vedono...” c’era chi osservava.
Pochi mesi dopo era seguito un documento consegnato al sindaco e prodotto da un nuovo comitato di quartiere a cui avevano aderito Giuseppina Gianotti, Tiziana Mussano, Giulia Fornasier, Igor Caserio, Yuri Zambolin, Giorgio Giachino, Franco Favre, Massimo Canavese, Diego Gasperini, Giacomo Locatelli e... Giuseppe Renzo Vittonatti.
Lo avevano chiamato Progetto San Bernardo e si rifaceva ai comitati di quartiere che esistevano negli anni ’70.
Morta lì. Più o meno. A distanza di due anni la giunta comunale ha finalmente battuto un colpo, ma solo uno. Il sindaco e l’assessore Francesco Comotto si sono presentati ai cittadini presso la sede degli Alpini nel pomeriggio di mercoledì 25 marzo per presentare un progetto di messa in sicurezza della viabilità.
Tutto contenuto in un Pfte (Progetto di fattibilità tecnica ed economica) da circa 1,2 milioni di euro pronto per essere candidato al bando regionale sugli “Interventi per l’adattamento degli ambiti urbani per la riduzione delle emissioni inquinanti”, finanziato con fondi europei. In pratica 1,2 chilometri di asse stradale da ridisegnare, dal circolo Arci fino alla zona industriale verso il Terzo ponte, con l’obiettivo di «trasformare una strada veloce in un corridoio urbano sicuro». Ed è previsto uno spiazzo davanti alla chiesa, marciapiedi risagomati, pista ciclabile in entrambi i sensi, uno spartitraffico centrale sormontabile e salvapedoni in corrispondenza dei passaggi pedonali, per imporre il rallentamento delle auto lungo tutto l’asse. Il tutto integrato da una qualificazione del verde e depavimentazione con l’utilizzo di materiali permeabili.
E i dossi? E le due rotonde promesse? Sparite. Costano troppo! Non si possono fare. A domanda così hanno risposto il sindaco e l'assessore Comotto; quest’ultimo, a un certo punto, di fronte alle, chiamiamole, “resistenze”, è anche andato un po’ fuori dai gangheri.
Il dito è puntato sulle corsie ciclabili o “bike lanes”, che occuperanno la parte destra della carreggiata e, secondo molti cittadini, saranno foriere di guai e di incidenti, si spera non mortali.
“A differenza della pista ciclabile la bike lanes non è separata fisicamente ma solo tramite segnaletica orizzontale…” ci dicono i cittadini presenti alla riunione. “Realizzare una corsia di 80 cm è tecnicamente pericoloso, poiché il solo ingombro del manubrio di una bicicletta standard varia tra i 60 e i 75 cm, lasciando margini di errore…”.
E poi ancora: “La corsia stretta stretta può costituire un'insidia se induce una falsa percezione di separazione spaziale tra auto e bici che non trova riscontro nella realtà fisica degli ingombri…”.
Insomma, a San Bernardo le bike lanes proprio non vanno giù. Fa sorridere che i lavori, se il progetto dovesse essere finanziato, partiranno il prossimo anno, giusto in tempo con la scadenza del mandato elettorale, e questo ci ricorda qualcosa. Altre piste ciclopedonali disegnate stile "tasferelli" in corso Massimo. Quando scoppio il "bubbone", il Pd corse in strada a misurarle con il metro e ricevette a cose fatte tanti di quegli insulti che così tanti a Ivrea non s'erano mai visti. Seguì il tonfo elettorale…
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