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26 Marzo 2026 - 09:00
Dal Canavese alla Puglia, inseguendo un sogno chiamato calcio
Ci sono sogni che nascono piano. Senza rumore, senza annunci, quasi in punta di piedi.
Non hanno bisogno di luci o applausi per esistere. Crescono tra le cose semplici: un campo di provincia, un pallone consumato, pomeriggi infiniti che sanno di terra e passione. Si alimentano di costanza, di piccoli gesti ripetuti ogni giorno, di quella determinazione silenziosa che non cerca scorciatoie.
Quello di Annalisa Saronni è uno di questi sogni.
Un sogno autentico, costruito giorno dopo giorno.
Classe 2006, difensore centrale, oggi Annalisa veste la maglia dell’Accademia Torino Calcio femminile nel campionato di Eccellenza. Un traguardo importante, certo, ma che rappresenta solo una tappa di un percorso iniziato lontano dai riflettori, dove tutto è più vero.
Siamo a Favria, borgata San Giuseppe. È qui che tutto ha preso forma, quando aveva appena sette anni. Nessuna pressione, solo il desiderio di giocare, correre, divertirsi. Il calcio come scoperta, prima ancora che come obiettivo.
I primi passi arrivano con il Rivarolo, in squadre miste. Poi un anno al Forno, sempre in Canavese. Esperienze semplici, genuine. Fatte di entusiasmo puro, di amicizie, di sogni ancora senza contorni precisi ma già forti abbastanza da guidarla.
Poi arriva il primo grande salto. Il provino con il Torino FC.
Un momento che segna un prima e un dopo.
Annalisa lo supera. Viene selezionata. E da lì si apre una nuova fase della sua crescita.
Quattro anni intensi, fondamentali. Non solo per affinare le qualità tecniche, ma per costruire qualcosa di più profondo: carattere, disciplina, consapevolezza. Perché il calcio, a certi livelli, non è solo talento. È sacrificio, è capacità di resistere, è imparare a rialzarsi.
Nel 2021 una nuova tappa: l’Accademia Torino Calcio. Ed è qui che il talento incontra davvero la continuità.
Arrivano i risultati. Quelli che si vedono.
Tre Coppe Piemonte — due Under 17 e una Under 19 — un campionato Under 19 conquistato, una semifinale nazionale raggiunta con determinazione e spirito di squadra. Successi che raccontano un percorso solido, costruito senza fretta ma senza mai fermarsi.
E poi la prima squadra.
Una stagione importante in Eccellenza, chiusa con un terzo posto che vale tanto e con i playoff per la Serie C ancora alla portata. Un obiettivo concreto, che premia il lavoro di un intero gruppo.
Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontare davvero questa storia.
Perché dietro ogni vittoria ci sono le cose che non si vedono. Gli allenamenti sotto la pioggia, quando il freddo entra nelle ossa. I compiti fatti di corsa tra una seduta e l’altra. I viaggi, le levatacce, le rinunce. La stanchezza che si accumula, ma che non diventa mai una scusa.
E soprattutto quella voglia, ostinata e silenziosa, di non mollare mai.
È questa la vera forza di Annalisa.
Nell’ottobre 2025 arriva una chiamata che cambia tutto. La prima convocazione nella rappresentativa Piemonte-Valle d’Aosta.
Un’emozione forte. Ma anche una nuova sfida.
Raduni, amichevoli, selezioni sempre più difficili. Ogni volta bisogna dimostrare qualcosa. Ogni volta si riparte da zero. Nessun risultato passato garantisce il futuro.
Serve costanza. Serve fame.
Fino a quel momento che ripaga ogni sforzo: la convocazione ufficiale.
Annalisa Saronni è tra le 20 ragazze che rappresenteranno la regione al 62° Torneo delle Regioni, in programma in Puglia dal 28 marzo al 3 aprile.
Non è solo una competizione.
È una vetrina nazionale. È un punto d’incontro tra storie diverse, tra sogni nati in luoghi lontani ma cresciuti con la stessa intensità. È un banco di prova, ma anche un’opportunità.
E in mezzo a quei campi, sparsi tra le province pugliesi, ci sarà anche lei. Con il suo percorso, con le sue radici ben piantate nel Canavese.
Perché questa non è solo la sua vittoria.
È anche quella di una famiglia che ha sempre creduto in lei, che l’ha accompagnata senza mai farle mancare supporto. È quella di un territorio come il Canavese, dove i sogni non fanno rumore, ma non per questo sono più piccoli. Anzi, spesso sono più forti proprio perché nascono lontano dai riflettori.
È la storia di Favria, della borgata San Giuseppe, immersa nella campagna. Di un campo qualunque da cui tutto è iniziato. Di un percorso che dimostra che non serve partire da un grande stadio per arrivare lontano.
Il talento è importante, certo. Ma non basta.
È la costanza a fare davvero la differenza. È la capacità di restare, di resistere, di crederci anche quando è più difficile.
I sogni, quelli veri, non hanno scorciatoie.
Crescono piano. Si mettono alla prova. Resistono agli ostacoli. Si trasformano.
E poi, un giorno, senza fare troppo rumore, diventano realtà.
E quando succede, non è solo un traguardo.
È una strada che si apre.


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