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25 Marzo 2026 - 12:08
Cibo spazzatura o consapevolezza? La sfida parte dalle scuole torinesi
Il modo in cui mangiamo oggi racconta molto più di una semplice abitudine quotidiana: racconta un modello economico, culturale e sociale. Ed è proprio da qui che nasce la sfida lanciata nelle scuole del Torinese da Donne Coldiretti, con un progetto che coinvolge oltre 1.500 studenti e punta a ribaltare un approccio sempre più superficiale al cibo, riportandolo al centro della consapevolezza. Non si tratta solo di educazione alimentare, ma di un percorso che mira a formare cittadini in grado di comprendere ciò che consumano, in un contesto in cui le scelte sono spesso guidate da pubblicità, prezzi e comodità più che da conoscenza.
Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale, coinvolge 77 classi tra scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, distribuite tra Torino e provincia, e si sviluppa attraverso un ciclo di incontri direttamente in aula. Qui entrano le imprenditrici agricole, affiancate da educatori del Laboratorio Chimico della Camera di Commercio e della cooperativa torinese Progetto Tenda, per raccontare concretamente cosa significa produrre cibo oggi. Non una lezione teorica, ma un racconto diretto, fatto di esperienze, esempi e confronto, capace di avvicinare gli studenti a una realtà spesso percepita come lontana ma che in realtà incide su ogni scelta quotidiana.
«I percorsi formativi sono concepiti soprattutto come momento di stimolo per bambini e ragazzi – spiega la responsabile di Donne Coldiretti Torino, Mirella Abbà – affronteremo temi come la stagionalità dei prodotti, l’origine delle materie prime e le filiere corte, con attività pensate per coinvolgere attivamente gli studenti». Il metodo scelto punta infatti sulla partecipazione: narrazioni, laboratori manuali, giochi sensoriali e materiali didattici diventano strumenti per rendere comprensibili concetti complessi e per stimolare curiosità e spirito critico.
Il cuore dell’iniziativa è rappresentato dai laboratori tematici, che accompagnano gli studenti lungo il percorso che porta il cibo dalla terra alla tavola. “Dal chicco al pane” racconta la trasformazione di uno degli alimenti più diffusi, “A scuola di latte” e “Il mondo del miele” permettono di approfondire filiere specifiche, mentre “Campagna Amica” e i “Laboratori di consumo critico” spostano l’attenzione sulle scelte finali, aiutando i ragazzi a comprendere il valore di ciò che acquistano. In questo modo il cibo smette di essere un prodotto anonimo e diventa il risultato di un processo, fatto di lavoro, territorio e stagionalità.
Il progetto assume un significato ancora più ampio se inserito nel contesto attuale. Negli ultimi anni, il rapporto con l’alimentazione è cambiato profondamente: l’offerta è aumentata, i prodotti sono sempre più disponibili e spesso scollegati dal territorio, ma la conoscenza di ciò che si consuma si è ridotta. Questo scollamento rende difficile comprendere l’impatto delle proprie scelte, sia dal punto di vista ambientale che economico. Educare i più giovani significa quindi intervenire alla radice di questo problema, fornendo strumenti per leggere la realtà in modo più consapevole.

Un altro elemento centrale del progetto è la valorizzazione del ruolo delle donne imprenditrici agricole, sempre più protagoniste di un settore in evoluzione. La loro presenza in aula non è solo testimonianza, ma rappresenta un modello concreto di lavoro e innovazione, capace di unire tradizione e sostenibilità. Raccontare queste esperienze significa anche offrire ai ragazzi una visione diversa dell’agricoltura, non più legata a stereotipi, ma a un settore dinamico e strategico per il futuro.
Le attività proseguiranno fino alla fine di maggio e si concluderanno con un momento di restituzione creativa. Gli studenti saranno chiamati a realizzare elaborati utilizzando diverse forme espressive, dal disegno alla scrittura, che verranno valutati in un contest finale. Le classi vincitrici potranno vivere un’esperienza diretta in una fattoria didattica oppure ricevere prodotti agricoli locali, rafforzando così il legame tra apprendimento e realtà.
Il progetto, nel suo insieme, rappresenta un tentativo concreto di intervenire su un tema che riguarda tutti. Non si tratta solo di insegnare cosa è giusto mangiare, ma di sviluppare una capacità di scelta autonoma, basata su conoscenza e responsabilità. In un’epoca in cui il cibo è sempre più globalizzato e spesso distante dalle sue origini, riportare l’attenzione sulla filiera, sul territorio e sulla stagionalità diventa un atto culturale prima ancora che educativo.
E proprio nelle scuole, dove si formano le abitudini e si costruisce il pensiero critico, questo percorso può trovare il terreno più fertile. Perché cambiare il modo di mangiare significa, in fondo, cambiare il modo di guardare il mondo.
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