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16 Marzo 2026 - 18:19
Massimo D’Angelo e Adriano Leli
Nella sanità piemontese succedono cose che "noi umani...". A volte si muovono le poltrone, altre volte si muovono le parole. E quando le parole arrivano con qualche settimana di ritardo rispetto alle indiscrezioni che giravano nei corridoi, non può non scappare il "eccheca.... zzo".
Fiato alle trombe rullo di tamburi... la Giunta regionale ha nominato i nuovi direttori di due delle strutture più delicate del sistema sanitario piemontese: Massimo D’Angelo alla guida di Azienda Zero e Adriano Leli al vertice dell’Azienda ospedaliera OIRM–Sant’Anna. La proposta porta la firma dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che ha accompagnato l’annuncio con il consueto repertorio istituzionale: rafforzamento della squadra, sfide future, manager competenti e tempi rispettati.
Tempi rispettati, appunto. Una formula interessante, soprattutto per chi ricorda che proprio sui tempi delle nomine negli ultimi mesi si era aperto un piccolo romanzo fatto di annunci, rinvii, ipotesi di commissariamento e improvvisi ripensamenti. Ma in fondo la politica ha una grande capacità narrativa: basta cambiare il finale e anche la trama sembra diversa.
Così oggi Massimo D’Angelo diventa direttore di Azienda Zero. Una scelta che nei corridoi della sanità piemontese circolava da settimane con la stessa insistenza con cui circolano i caffè nelle macchinette degli ospedali. Direttore sanitario ad interim dell’Asl di Alessandria e responsabile del distretto di Casale Monferrato, D’Angelo è un nome che nell’ambiente sanitario piemontese non ha certo bisogno di presentazioni. E Casale Monferrato, come molti ricordano, è anche la città di cui Federico Riboldi è stato sindaco. Una coincidenza geografica che qualcuno definisce elegante, altri semplicemente inevitabile.
C’è poi quella quisquiglia burocratica che a gennaio aveva attirato l’attenzione di più di un osservatore. Perché D’Angelo, almeno fino a poco tempo fa, non risultava nell’elenco dei manager sanitari idonei alla nomina. Ma la normativa consente alle Regioni di aggiornare gli elenchi quando viene aggiornato quello nazionale. E quando la norma lo consente, la politica – si sa – raramente si fa pregare.
Il risultato è che oggi D’Angelo si ritrova alla guida della cabina di regia amministrativa della sanità piemontese. Un ruolo tutt’altro che marginale, soprattutto se si pensa che Azienda Zero gestisce alcune delle partite più delicate del sistema sanitario regionale: dagli acquisti centralizzati alle gare, fino alle infrastrutture digitali come il CUP. Insomma, non proprio il posto dove si viene a fare tirocinio.

L'assessore regionale Federico Riboldi
Se la nomina di D’Angelo rappresenta una promozione, quella di Adriano Leli somiglia invece più a un trasloco strategico. Fino a ieri direttore di Azienda Zero, oggi Leli si sposta alla guida dell’Azienda ospedaliera OIRM–Sant’Anna, il nuovo polo che riunisce il Regina Margherita e il Sant’Anna di Torino. Un’azienda nata dal recente riassetto organizzativo della sanità piemontese e che, almeno sulla carta, dovrebbe diventare uno dei centri pediatrici e materno-infantili più importanti del Paese.
Un incarico di grande peso, naturalmente. Ma anche un incarico che arriva dopo mesi di voci sulla stabilità della sua precedente posizione. Voci che parlavano di commissariamenti possibili, di cambi di guida imminenti, di una cabina di regia che forse non girava esattamente al ritmo immaginato quando Leli era stato chiamato a sostituire Carlo Picco nel 2023.
Naturalmente erano solo voci. Chiacchiere da corridoio. Super ipotesi, per dirla con il lessico preferito di chi osserva queste dinamiche con un pizzico di ironia. E infatti il commissariamento non è arrivato. Più semplicemente, è arrivata una nuova nomina.
E così Leli finisce alla guida di una struttura complessa come OIRM–Sant’Anna, dove oltre alla gestione amministrativa esiste anche una dimensione clinica e scientifica tutt’altro che marginale. A cominciare dalla presenza di figure come "la cittadina dell'anno" Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento di patologia e cura del bambino, che nel sistema pediatrico torinese rappresenta da anni uno dei punti di riferimento più solidi. Un contesto, diciamo così, che non lascia molto spazio alle distrazioni.
Dal punto di vista politico la narrazione resta impeccabile. L’assessore Federico Riboldi rivendica che le nomine sono arrivate nei tempi annunciati, smentendo chi parlava di ritardi e commissari. Una puntualizzazione che evidentemente qualcuno a Palazzo Lascaris riteneva necessaria.
"Auguriamo buon lavoro ai nuovi direttori di Azienda Zero e OIRM S.ANNA, D'Angelo e Leli - commentano i consiglieri regionali Daniele Valle e Domenico Rossi - con l'auspicio che abbiamo maggior fortuna dei predecessori e che siano messi in condizione di rimanere in carica per tutto il mandato. L'amministrazione Cirio ha voluto creare due nuove aziende che a distanza anni restano contenitori vuoti e con prospettive incerte: non sarà facile dimostrarsi all'altezza degli annunci e delle aspettative create dalla giunta. Rileviamo che queste nomine arrivano in ritardo nonostante gli annunci dell’assessore nei mesi scorsi. Sono state rinviate fino ad oggi proprio per l'impossibilità giuridica, da noi sollevata, di procedere con questa ennesima e inutile forzatura sulle figure commissariali annunciate...".
E qui il quadro diventa interessante. Perché negli ultimi anni proprio queste due strutture sono state presentate come elementi chiave della riforma sanitaria piemontese. Azienda Zero doveva diventare la macchina organizzativa capace di razionalizzare il sistema, centralizzare gli acquisti e semplificare le procedure. Il nuovo polo OIRM–Sant’Annadoveva invece rappresentare il grande hub pediatrico regionale.
Due architetture istituzionali molto ambiziose. E come tutte le architetture ambiziose, anche un po’ fragili finché non vengono riempite di funzioni, personale e decisioni operative.
Le nomine di Massimo D’Angelo e Adriano Leli arrivano proprio in questo momento. Non all’inizio della storia, ma nemmeno alla fine. Piuttosto nel punto in cui le strutture devono dimostrare di funzionare davvero.
Ed è qui che la retorica delle conferenze stampa si scontra con la realtà amministrativa. Perché governare la sanità piemontese non significa solo scegliere i direttori. Significa gestire gare milionarie, rapporti con le aziende sanitarie locali, digitalizzazione dei servizi, liste d’attesa e – dettaglio non irrilevante – equilibri politici.
La sensazione, osservando la sequenza degli eventi, è che la partita delle nomine fosse in realtà aperta da tempo. Il bando per il nuovo direttore del Sant’Anna, l’aggiornamento degli elenchi degli idonei, le indiscrezioni sui possibili commissariamenti: tutte tessere di un puzzle che oggi trova semplicemente la sua composizione finale.
Il che non significa che il disegno fosse scritto in anticipo. Ma nella sanità piemontese capita spesso che le decisioni maturino lentamente nei corridoi e poi compaiano all’improvviso nelle delibere di giunta.
E infatti oggi la narrazione ufficiale è limpida: due manager, due incarichi, due sfide per il futuro del sistema sanitario regionale. Tutto perfettamente lineare. Tutto perfettamente coerente.
Solo che, a guardare bene, nei corridoi della sanità piemontese qualcuno aveva già raccontato questa storia settimane fa. Con gli stessi nomi, le stesse poltrone e perfino lo stesso finale. Ma naturalmente erano solo indiscrezioni. Voci. Super ipotesi.
Che, come spesso accade da queste parti, avevano semplicemente anticipato il comunicato stampa.
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