AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
16 Marzo 2026 - 17:54
Via Le Chiuse, la sanità “resta”… ma i servizi se ne vanno
Alla fine, per capire cosa succede alla sanità di quartiere a Torino basta guardare via Le Chiuse. Un piccolo presidio sanitario che, negli ultimi mesi, è diventato il simbolo perfetto di come funziona – o forse sarebbe meglio dire di come non funziona – la riorganizzazione dei servizi sul territorio. Da una parte le rassicurazioni tecniche, dall’altra quasi duemila firme di cittadini che chiedono una cosa molto semplice: non dover fare chilometri per un prelievo o per prenotare una visita.
In IV Commissione regionale il direttore del distretto Nord Ovest dell’Asl Città di Torino, Carlo Romano, ha provato a mettere ordine nel caos. Il presidio di via Le Chiuse, ha spiegato, non chiuderà. Anzi, sarà addirittura ampliato. Una frase che, letta così, sembrerebbe quasi una buona notizia. Ma basta andare un po’ oltre la prima riga per capire che la realtà è leggermente più complicata.
Il piano è questo: al primo piano resterà il Centro disturbi cognitivi e demenze, mentre al piano terra troverà posto il Centro di salute mentale del quartiere San Donato. Fin qui tutto bene. Il problema è che nel frattempo il centro prelievi e gli uffici amministrativi – quelli che la gente usa davvero tutti i giorni – torneranno in via Pacchiotti, da dove erano stati spostati temporaneamente per i lavori della nuova Casa di Comunità.
Tradotto dal burocratese: quello che per mesi è stato un servizio sotto casa tornerà altrove.
E qui nasce la protesta dei cittadini. Perché nel frattempo qualcosa è successo. Quel punto prelievi provvisorio, insieme al CUP, è diventato un riferimento per il quartiere. Non per capriccio, ma per necessità. Il territorio tra Campidoglio e San Donato conta più di 45 mila abitanti, con oltre 27 mila nuclei familiari monocomponente, spesso persone anziane che già fanno fatica a spostarsi.
E infatti la petizione popolare che chiede di mantenere il presidio attivo ha raccolto 1.796 firme. Non poche per una questione di quartiere. Ma evidentemente non abbastanza per convincere chi decide.
In Commissione i primi firmatari hanno spiegato una cosa che dovrebbe essere banale: se esiste una struttura sanitaria funzionante, perché smontarla? Se il PNRR promette una sanità di prossimità, perché non trasformare via Le Chiuse in uno dei presidi “Spoke” previsti dal decreto ministeriale 77? Cure primarie, punto unico di accesso socio-sanitario, ambulatorio infermieristico, scelta e revoca del medico, prenotazioni e prelievi. Insomma, un pezzo di sanità pubblica vicino a casa.
Richiesta semplice, risposta molto più complicata.
Secondo l’Asl non si tratta di un ridimensionamento ma di una riorganizzazione. La parola magica che negli ultimi anni è diventata sinonimo di tutto e del contrario di tutto. Riorganizzazione oggi, razionalizzazione domani, e alla fine i cittadini si ritrovano con qualche servizio in meno o più lontano.
La questione è arrivata anche sul tavolo della politica. In Commissione hanno preso la parola Alice Ravinale, Monica Canalis, Gianna Pentenero e Roberto Ravello. E dal centrosinistra è arrivato un avvertimento piuttosto chiaro: la sanità territoriale non può essere ridotta a un gioco di scatole tra sedi e sigle.
I consiglieri regionali del Partito Democratico – Gianna Pentenero, Daniele Valle, Monica Canalis e Alberto Avetta– hanno ricordato che negli ultimi cinque anni la popolazione è diventata più anziana e fragile, e che proprio per questo la sanità dovrebbe avvicinarsi ai cittadini, non allontanarsi. Se arrivano miliardi dal PNRR, sostengono, sarebbe il momento di rafforzare i presidi territoriali, non di svuotarli lentamente.
Anche dal Movimento 5 Stelle arriva la stessa critica. Per il consigliere regionale Alberto Unia quella di via Le Chiuse è “l’ennesima occasione persa per rafforzare la sanità sul territorio”. Perché durante i mesi di trasferimento temporaneo il presidio ha dimostrato di funzionare. La gente lo usava, lo conosceva, lo considerava utile. Ma invece di trasformare quella prova sul campo in un servizio stabile si è preferito tornare al piano iniziale.
E qui sta il punto politico della vicenda. Nessuno mette in discussione la nuova Casa di Comunità di via Pacchiotti. Il problema è un altro: in quartieri popolosi e con molti anziani avere due punti di accesso alla sanità non sarebbe uno spreco, ma un investimento.

Invece, come spesso accade, la logica sembra quella opposta. Prima si parla di sanità di prossimità, poi si accentrano i servizi. Prima si invita la popolazione a utilizzare le strutture del territorio, poi quando lo fa davvero si scopre che erano solo soluzioni temporanee.
E così mentre nei documenti ufficiali si parla di ampliamenti e riorganizzazioni, nella vita reale la domanda resta sempre la stessa: dove vanno gli anziani del quartiere a fare un prelievo o a prenotare una visita?
Perché alla fine la sanità territoriale non si misura nelle slide dei piani sanitari, ma nei minuti che un pensionato deve passare su un autobus per arrivare a un ambulatorio.
E su questo, a quanto pare, la partita di via Le Chiuse è tutt’altro che chiusa.
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.