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Le maschere di Brusasco sfilano a Bergamo: il Re e la Regina del Fuoco alla Mezza Quaresima

Prima partecipazione alla sfilata lombarda per il Re e la Regina del Fuoco, simboli della tradizione di Brusasco

Le maschere di Brusasco sfilano a Bergamo: il Re e la Regina del Fuoco alla Mezza Quaresima

Le maschere di Brusasco sfilano a Bergamo: il Re e la Regina del Fuoco alla Mezza Quaresima

Le maschere di Brusasco sfilano a Bergamo. E non è un dettaglio folkloristico da calendario: è la prima volta che il Re e la Regina del Fuoco, al secolo Andrea Bonfante ed Elisa Gatti, partecipano alla storica Sfilata di Mezza Quaresima, una delle manifestazioni carnevalesche più note del Nord Italia.

Tra carri allegorici, gruppi in costume e maschere provenienti da diverse città, i due rappresentanti della tradizione brusaschese hanno portato in Lombardia un pezzo di identità del territorio collinare del Chivassese. Non solo una presenza simbolica, ma una partecipazione accolta con curiosità e applausi dal pubblico bergamasco, che ha potuto scoprire una tradizione meno conosciuta ma profondamente radicata.

Per Andrea Bonfante ed Elisa Gatti non si tratta soltanto di indossare un costume. È un gesto che ha un significato più ampio: raccontare la storia di un paese piccolo ma orgoglioso delle proprie radici. “Portare le nostre figure regali fuori regione non è solo folklore, ma un atto d’amore verso le nostre origini. Vedere i simboli del nostro paese sfilare lontano da casa significa dire: noi ci siamo e la nostra tradizione merita di essere raccontata”, spiegano.

La trasferta bergamasca diventa così anche un messaggio rivolto ai più giovani. La tradizione, sostengono i due reali del fuoco, non è una reliquia da conservare in un cassetto, ma qualcosa che vive solo se viene condiviso e tramandato. “Tramandare queste vesti ai giovani non significa soltanto dare loro un costume, ma regalare un’esperienza nuova. È un impegno, certo, ma anche una grande soddisfazione”, raccontano.

E poi c’è l’incontro con altri territori, altre storie, altre comunità. “In queste trasferte si conoscono persone nuove, si scoprono culture diverse e si capisce che la diversità è la nostra ricchezza più grande. È un mondo bellissimo”, aggiungono.

La sfilata di Bergamo si è chiusa tra sorrisi e applausi. Ma il risultato più importante, per chi difende le tradizioni dei piccoli paesi, non è la passerella di un giorno. È la consapevolezza che quelle tradizioni possono viaggiare, uscire dai confini locali e continuare a vivere.

Perché, come dimostra la presenza del Re e della Regina del Fuoco lontano da Brusasco, l’identità di un paese non è un limite che chiude. È una storia che può camminare altrove — senza dimenticare da dove parte.

Le maschere di Brusasco alla sfilata di Mezza Quaresima

La sfilata di Mezza Quaresima

La Sfilata di Mezza Quaresima di Bergamo non è semplicemente un evento folkloristico. È una delle feste popolari più identitarie della città, capace di trasformare il centro in un grande teatro a cielo aperto dove storia, satira e tradizione si intrecciano davanti a decine di migliaia di persone. Ogni anno richiama fino a 50 mila spettatori e coinvolge centinaia di figuranti, gruppi e carri allegorici provenienti da tutta Italia.

La manifestazione affonda le radici in una consuetudine antica: interrompere per un giorno la rigidità della Quaresima con un momento di festa collettiva. Nel calendario tradizionale cade infatti a metà del periodo quaresimale, quando alle comunità era concesso concedersi una pausa dalla penitenza e dal digiuno. Quella pausa si è trasformata nei secoli in una celebrazione popolare fatta di musica, ironia e partecipazione.

Il cuore della festa è la grande sfilata che attraversa le vie della città bassa. Carri allegorici, gruppi mascherati, bande musicali e figuranti in costume animano un corteo lungo e colorato che dalla zona della stazione arriva fino a Piazza Pontida, uno dei luoghi simbolo della città. Qui ha sede il Ducato di Piazza Pontida, l’associazione che da decenni organizza e custodisce la tradizione della Mezza Quaresima bergamasca.

La sfilata non è solo spettacolo. È anche una forma di racconto collettivo. I carri allegorici spesso portano in strada temi di attualità, ironizzano sulla politica o su fenomeni sociali, continuando una lunga tradizione di satira popolare. In alcune edizioni si contano fino a 79 gruppi partecipanti e oltre duemila figuranti, un numero che dà l’idea della dimensione dell’evento.

Tra le figure simbolo della festa spiccano Arlecchino e Brighella, due delle maschere più celebri della Commedia dell’Arte nate proprio nel territorio bergamasco. Il loro legame con la città contribuisce a rafforzare il valore identitario della manifestazione, che non è solo una festa ma anche un modo per raccontare la cultura popolare locale.

Accanto alla sfilata esiste anche un rito che rende la Mezza Quaresima unica nel panorama delle feste italiane: il “Rasgàment de la Ègia”, letteralmente lo “strappo” o la “segatura della vecchia”. Si tratta di una rappresentazione simbolica in cui un fantoccio che rappresenta la “vecchia” viene bruciato o distrutto. Prima del rogo viene letto un testamento ironico che prende di mira vizi e contraddizioni della società contemporanea. È un momento goliardico ma carico di significati simbolici: la fine dell’inverno, il superamento delle difficoltà e la speranza di un nuovo ciclo.

Negli anni la festa ha perso il legame più stretto con il significato religioso originario, ma ha conservato un forte valore comunitario. Per i bergamaschi rappresenta un momento di riconoscimento collettivo, una celebrazione della propria identità che mescola tradizione e modernità.

Oggi la Mezza Quaresima è entrata anche nel circuito dei carnevali storici italiani e continua a evolversi senza perdere il suo spirito popolare. Tra coriandoli, carri spettacolari e gruppi provenienti da tutta la penisola, la sfilata resta soprattutto questo: una città che per un giorno si racconta attraverso il linguaggio universale della festa.

E forse è proprio qui la forza della Mezza Quaresima: una tradizione antica che non si limita a sopravvivere, ma continua a parlare al presente, anno dopo anno.

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