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Drone italiano distrutto in Kuwait: cosa è successo alla base militare di Ali al Salem?

Un MQ-9A Predator B dell’Aeronautica Militare è stato distrutto dopo un attacco con droni e missili contro la base di Ali al Salem, in Kuwait. Nessun militare italiano ferito, ma la coalizione perde uno dei principali strumenti di sorveglianza tra Iraq e Siria

Drone italiano distrutto in Kuwait: cosa è successo alla base militare di Ali al Salem?

Drone italiano distrutto in Kuwait: cosa è successo alla base militare di Ali al Salem?

Nel buio della base di Ali al Salem, in Kuwait, il primo segnale che qualcosa non ha funzionato non è stato il rumore di un’esplosione. È stato il silenzio improvviso dei sistemi. La telemetria si è interrotta, gli schermi si sono spenti e i flussi delle telecamere a infrarossi sono scomparsi uno dopo l’altro. Pochi minuti prima un MQ-9A Predator B della componente italiana stava svolgendo una missione di sorveglianza per la coalizione internazionale impegnata contro Daesh, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve e della missione italiana Prima Parthica. Nella notte tra sabato e domenica 15 marzo 2026, un attacco ha colpito la base kuwaitiana dove opera la Task Force Air – Kuwait. Il risultato è stato la distruzione di uno dei droni utilizzati dall’Aeronautica Militare per le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance).

La base aerea di Ali al Salem è uno dei principali punti di appoggio della coalizione nel Golfo Persico. Da qui partono missioni di sorveglianza e pattugliamento che coprono un’area estesa tra Iraq e Siria. Dal 28 febbraio la base è stata bersaglio di una serie di attacchi con missili e droni. Le difese aeree kuwaitiane e alleate hanno intercettato diversi vettori, ma alcuni sono riusciti a raggiungere l’area operativa. Nei primi giorni di marzo sono stati registrati danni a infrastrutture, hangar e a una parte della pista. In questa sequenza di attacchi è stato distrutto il drone italiano custodito in uno degli shelter della base. Secondo le informazioni disponibili non ci sono stati militari italiani feriti o uccisi, ma la perdita del velivolo ha ridotto temporaneamente la capacità di sorveglianza del contingente.

Il MQ-9A Predator B, prodotto dalla General Atomics, è uno dei principali strumenti utilizzati dalle forze occidentali per osservare il territorio e raccogliere informazioni. È un drone della categoria MALE (Medium Altitude Long Endurance, media quota e lunga autonomia). Può rimanere in volo per oltre 24 ore, operare a circa 15.000 metri di quota e trasmettere immagini e dati in tempo reale ai centri di comando. I suoi sensori elettro-ottici e infrarossi permettono di monitorare movimenti di uomini e mezzi, seguire obiettivi per lunghi periodi e verificare informazioni provenienti da altre fonti di intelligence. Per questo tipo di missioni la continuità dell’osservazione è fondamentale: un singolo velivolo può controllare vaste aree senza mettere a rischio equipaggi umani.

Il valore economico di un sistema del genere non è trascurabile. Il solo velivolo costa circa 30 milioni di dollari, cifra che può superare i 35 milioni se si considerano i sensori, le comunicazioni e le infrastrutture di controllo a terra. Ma il costo reale comprende anche l’addestramento degli operatori, la rete di collegamenti dati e la struttura di analisi delle informazioni. Quando un drone di questo tipo viene distrutto, il problema non è soltanto sostituire l’aereo senza pilota, ma colmare il vuoto operativo che si crea nel sistema di raccolta delle informazioni.

La presenza italiana in Kuwait fa parte della missione Prima Parthica, il contributo dell’Italia alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico. Alla base di Ali al Salem opera la Task Force Air – Kuwait, che negli anni ha schierato diversi assetti: i caccia Eurofighter F-2000A, in passato anche i Tornado, aerei da trasporto C-130J e capacità di analisi dei dati raccolti dai sensori. Le missioni comprendono sorveglianza aerea, supporto alle operazioni della coalizione e attività di addestramento con l’Iraqi Air Force. Nel tempo il dispositivo italiano è diventato una presenza stabile nel teatro operativo.

L’attacco alla base si inserisce in una fase di crescente tensione regionale. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo le autorità di Kuwait City hanno segnalato diversi attacchi con droni e missili contro installazioni militari e infrastrutture civili. Oltre alla base di Ali al Salem, sono stati presi di mira l’aeroporto internazionale e altre strutture strategiche. Nei giorni più critici parte del personale militare ha trascorso lunghe ore nei rifugi della base mentre venivano valutati i danni e rafforzate le misure di sicurezza.

Gli attacchi hanno evidenziato una vulnerabilità comune a molte basi militari nei teatri operativi contemporanei. L’uso combinato di droni a bassa quota, missili e possibili esche può mettere in difficoltà anche sistemi di difesa avanzati. Negli anni passati l’Italia aveva contribuito alla protezione del teatro con il sistema missilistico SAMP/T (Sol-Air Moyenne Portée / Terrestre), schierato a Ali al Salem tra il 2021 e il 2024 nell’ambito del Task Group Scutum. Tuttavia la difesa di basi con numerosi velivoli richiede anche altre misure: protezioni fisiche degli hangar, dispersione degli assetti e sistemi di allarme che permettano di reagire in tempi molto rapidi.

La distruzione del drone italiano produce effetti immediati sul piano operativo. Meno ore di sorveglianza significano meno informazioni disponibili per i comandi della coalizione. Questo può tradursi in un maggiore impiego di altri mezzi già presenti nel teatro, come i caccia Eurofighter equipaggiati con sensori di ricognizione, oppure nel contributo di piattaforme di altri Paesi alleati. Nel frattempo gli analisti e gli operatori della missione stanno ridistribuendo i compiti per evitare zone prive di copertura informativa.

Dietro ogni drone operano decine di persone. I piloti a distanza, gli operatori dei sensori, i tecnici di manutenzione e gli analisti che esaminano le immagini costituiscono la struttura che rende possibile questo tipo di missioni. Negli ultimi anni l’Aeronautica Militare ha sviluppato competenze specifiche nella gestione dei sistemi senza pilota, utilizzati sia nelle operazioni internazionali sia nelle attività di sorveglianza. La capacità di riorganizzare rapidamente le missioni diventa decisiva quando un assetto viene perso.

La perdita del MQ-9A Predator B non modifica gli obiettivi della missione italiana, ma costringe la coalizione a ricalibrare temporaneamente la propria attività di osservazione. Nelle prossime settimane saranno analizzati i danni provocati dall’attacco e valutate le misure per rafforzare la sicurezza della base. Allo stesso tempo il comando della missione dovrà decidere come ristabilire la piena capacità di sorveglianza, attraverso il possibile invio di un velivolo sostitutivo o con un maggiore contributo dei partner della coalizione.

Nel sistema militare contemporaneo l’informazione è una delle risorse più preziose. I droni come il MQ-9A Predator B sono diventati strumenti fondamentali per controllare territori vasti e complessi. Quando uno di questi velivoli viene distrutto, la perdita non riguarda soltanto un mezzo costoso ma anche una parte della rete di osservazione che sostiene le operazioni sul terreno. È questo il vuoto che ora la missione italiana e i partner della coalizione stanno cercando di colmare.

Fonti: Ministero della Difesa, Aeronautica Militare, Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve, General Atomics Aeronautical Systems, NATO Allied Air Command, Reuters, Associated Press, Washington Post.

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