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Emergenza crack e pipe gratis, polemica a Torino

Governo contro il Pd, in Emilia-Romagna si sperimenta da due anni

Emergenza crack e pipe gratis, polemica a Torino

Emergenza crack e pipe gratis, polemica a Torino

L'"emergenza crack" a Torino fa scattare la polemica politica sulla distribuzione gratuita di "pipe sterili" ai consumatori. Un'azione per "evitare la diffusione di alcune malattie" e "un tentativo di aggancio degli operatori", secondo il gruppo consiliare del Pd, in maggioranza in Comune. L'iniziativa è stata illustrata venerdì scorso dal capogruppo Claudio Cerrato, nell'ambito di un più ampio "approccio integrato di salute pubblica e inclusione sociale".

Al piemontese Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e deputato di Fratelli d'Italia, l'idea non è piaciuta: "Mentre il governo Meloni - ha dichiarato oggi - contrasta lo spaccio, a Torino la sinistra favorisce il consumo, proponendo pipette gratis per il crack. Nessuna resa, nessun cedimento morale alla cultura della morte e della droga".

"E' già organizzato dall'Asl questo sistema, non è nulla di nuovo", ha puntualizzato Isabella Martelli, consigliera Pd della circoscrizione 6, durante la conferenza stampa di presentazione della mozione, con cui i dem vogliono anche "sollecitare Regione Piemonte e governo affinché incrementino in modo strutturale i finanziamenti ai Serd e ai servizi di salute mentale".

"Noi abbiamo proposto questo genere di approccio all'Asl in maniera più forte, perché dopo che hai sgombrato la Gondrand (un'area degradata di Torino, ndr), se non agganci in qualche modo" i consumatori di crack, il rischio è la "recidiva", ha sottolineato Cerrato. Va riconosciuta la "complessità del problema senza fermarsi alla repressione. Il crack è una realtà visibile a Torino, le persone con dipendenze che finiscono nel circuito penale anche".

La polemica sul caso di Torino non è la prima in Italia. A Bologna, e in molte altre città dell'Emilia-Romagna, la distribuzione di pipe riutilizzabili in alluminio per fumare crack è attiva sperimentalmente da un paio d'anni, proprio con l'obiettivo di garantire la salute degli utilizzatori, ma anche di avvicinare i consumatori. Iniziative simili sono anche a Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

In agosto scoppiò una polemica politica attorno a questo tema, con Fratelli d'Italia che presentò un esposto alla Corte dei Conti e una denuncia per istigazione al consumo di sostanze psichedeliche.

Il crack è una sostanza "molto pericolosa, anche più della cocaina, ma la distribuzione di pipette per il suo uso ai fini della riduzione del danno, misura adottata ad esempio in Emilia Romagna, non credo possa essere efficace", dichiara all'ANSA Massimo Clerici, professore di Psichiatria all'Università Bicocca di Milano e presidente della Società italiana di psichiatria delle dipendenze.

L'ultima relazione del Dipartimento antidroga, con dati del 2024, conferma le preoccupazioni: sequestri in crescita dal 2019, aumento significativo della concentrazione di principio attivo e denunce per traffico e detenzione (di cocaina e crack) "quasi raddoppiate dal 2000, passando da circa 8.500 a 14.500".

Al di là delle diverse posizioni politiche, una questione che non può essere ignorata.

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