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Per chi suona la campana

«Tanto tuonò che piovve». Confino e rieducazione per i fedeli di serie B della Messa antica

Il decreto del vescovo di Ivrea limita i giorni della celebrazione della Messa antica a Rivarolo: tra malumori dei fedeli, accuse di doppio standard e tensioni interne alla diocesi

«Tanto tuonò che piovve». Confino e rieducazione per i fedeli di serie B della Messa antica

«Tanto tuonò che piovve». Confino e rieducazione per i fedeli di serie B della Messa antica

Alla fine il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, ha pagato il suo più alto tributo ai progressisti del «superdogma» conciliare che tanto lo desideravano, stabilendo tassativamente con un decreto i giorni nei quali i fedeli possono partecipare alla Messa antica celebrata dal parroco di Rivarolo, don Raffaele Roffino, che in questi ultimi anni si è distinto nella capacità di mantenere questi fedeli in comunione con la diocesi.

Ora se è vero che la normativa emanata da papa Francesco ha dato ai vescovi la facoltà di limitare o vietare tali celebrazioni, è altrettanto vero che alcuni vescovi sembrano lasciarsi guidare dal principio secondo il quale «per gli amici le leggi si interpretano, per i nemici si applicano».

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Può darsi che monsignor Salera non sia fra questi e c'è da augurarsi che con la stessa forza intervenga anche nei confronti di quei parroci dove la trasparenza finanziaria e amministrativa della parrocchia non sanno cosa sia, dove per avere un colloquio – anche solo telefonico – bisogna farsi raccomandare, dove la predicazione rasenta l’ignoranza dei fondamentali del catechismo, dove le liturgie sono sciatte e diventano ogni volta l’occasione per mettersi in mostra e creare nuovi riti e dove l’abito religioso è diventato qualcosa da disprezzare.

Il più contento di tutti è certamente monsignor Lorenzo Santa – detto «il consigliori»acerrimo nemico della Messa antica, tanto che si mormora in diocesi che sia lui quello che denuncia al vescovo – su cui dicono abbia molta influenza – i sacerdoti che la celebrano, un po’ come all’inizio del Novecento faceva monsignor Umberto Benigni (1862-1934) che denunciava al Sant’Ufficio i preti modernisti.

Si racconta che ad alcuni fedeli che chiedevano, ai tempi di Summorum Pontificum, la possibilità di avere quella Messa, monsignor Santa abbia risposto perentorio: «Andate a Montalenghe e rimaneteci per sempre!».

E qualche fedele, sbagliando, a Montalenghe ci andrà veramente, ad ingrossare una comunità che ha forti connotazioni scismatiche.

Qualcuno si lamenta, e giustamente, di questa «premurosa attenzione» nei confronti di chi vuole solo partecipare a quel rito che rimane, come fu per le generazioni precedenti, «sacro e grande» (Benedetto XVI) ma, con i tempi che corrono nella Chiesa, è già tanto che nella smania formativa che connota il vescovo Salera egli non abbia istituito per questi fedeli «indietristi» anche dei corsi di rieducazione, come si faceva nella Roma pontificia dove si obbligavano gli ebrei del ghetto ad ascoltare nelle chiese, perché si convertissero, interminabili prediche.

Magari tenute dallo stesso monsignor Santa in quanto prelato domestico di Sua Santità

Insomma, il todos, todos, todos, di bergogliana memoria, non vale per tutti.

Dicono che lo stesso vescovo, visitando una parrocchia della diocesi dove ha tenuto il Quaresimale, si sia trovato di fronte – inaspettato e non preannunciato – nientedimeno che l’Eminentissimo Arrigo Miglio e questo lo abbia non poco seccato. Tanto che perfino il suo volto inespressivo lo abbia dato a vedere…

* Frà Martino

Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen

Tutti gli articoli di Fra' Martino qui

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