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Torino, “la città degli 80mila cani”: pet-friendly, ma non ovunque

All’area cani del Parco Colletta vetri, siringhe e macerie: la sicurezza promessa vacilla, la Circoscrizione 7 chiede trasparenza

Torino, “la città degli 80mila cani”: pet-friendly, ma non ovunque

Area cani al Parco Pietro Colletta di Torino.

Torino, Circoscrizione 7. Lungo la Dora Riparia, tra Vanchiglietta e Regio Parco, l’area cani del Parco Pietro Colletta è molto più di un recinto erboso. È un piccolo presidio di socialità: guinzagli che si intrecciano, chiacchiere sulle panchine, cani che corrono mentre i proprietari si scambiano consigli e frammenti di vita. Un microcosmo urbano che tiene insieme relazioni e quotidianità, senza retorica.

È qui che, nei giorni scorsi, qualcosa si è incrinato. L’intervento era atteso: le buche profonde nel terreno rappresentavano un pericolo reale. La ditta incaricata dal Comune è intervenuta per livellare e riempire gli avvallamenti. Ma durante i lavori, tra la terra smossa, alcuni frequentatori hanno notato materiali che hanno acceso l’allarme.

Aldo era presente con il suo doberman Slash mentre gli operai lavoravano. “Ho visto subito che quella terra non era pulita. Sembrava materiale di discarica: macerie, frammenti di bottiglie, lattine schiacciate. Ho notato anche oggetti che mi hanno fatto pensare a rifiuti pericolosi. L’ho segnalato agli operai chiedendo che riferissero ai responsabili. Mi chiedo da dove provenga quel terreno. Qui vengono anche bambini con i genitori. Se piove, cosa emergerà? Ho paura”.

Le fotografie scattate dai proprietari mostrano cocci di vetro, frammenti metallici, oggetti appuntiti rinvenuti dalle buche, dopo che i cani avevano scavato nella terra. Alcuni parlano anche di aghi di siringhe e boccette di farmaci. Circostanze che, al momento, non risultano certificate da verifiche ufficiali, ma che hanno alimentato un clima di preoccupazione.

Paola, con la sua labrador Kira, racconta: “Venerdì scorso la ditta incaricata dal Comune è intervenuta per colmare le buche, che erano effettivamente pericolose. Ma smuovendo la terra stanno affiorando frammenti e oggetti che non dovrebbero trovarsi in un’area destinata agli animali. La situazione ci sembra rischiosa”.

Mentre parla, poco distante, Calisto si ferisce a una zampa. Fiorenza lo prende in braccio e lo medica: “Basta muovere il terreno e spunta qualcosa: vetri, siringhe, aghi e cocci. È una situazione che ci amareggia”.

Nessuno contesta la necessità dell’intervento manutentivo: le buche andavano chiuse. Il nodo è un altro: la provenienza e la qualità del materiale utilizzato, oltre ai controlli effettuati prima e dopo l’intervento. In altre parole, la sicurezza strutturale di uno spazio pubblico frequentato quotidianamente da animali, bambini e famiglie.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, il 22 gennaio scorso, l’assessore alla Tutela Animali della Città di Torino, Francesco Tresso, presentando un protocollo d’intesa a sostegno della relazione tra persone fragili e animali d’affezione, dichiarava ai media: “Negli ultimi anni è aumentato in modo significativo il numero degli animali di affezione: oggi a Torino sono censiti oltre 80mila cani e 16mila gatti. È il segno di una città in cui il legame tra persone e animali è sempre più centrale. In una realtà dove quasi la metà delle famiglie è composta da una sola persona, un animale rappresenta spesso una risorsa affettiva fondamentale. Con questo protocollo riconosciamo concretamente il valore di questa relazione, unendo tutela animale, inclusione sociale e promozione della salute”.

Parole che delineano una Torino attenta, consapevole, “pet-friendly”. Anche sul piano commerciale e progettuale: nei mesi scorsi è stato annunciato un nuovo spazio sostenuto da Arcaplanet in Corso Galileo Ferraris, con apertura prevista nella primavera 2026, segnale di un’attenzione crescente verso il mondo degli animali d’affezione.

Eppure, tra le recinzioni dell’area cani del Parco Colletta, la percezione è diversa. Qui non si discute di visioni strategiche, ma di sicurezza immediata. Esiste poi un secondo problema, riconosciuto dagli stessi frequentatori: gli escrementi non raccolti.
“Quello però — ammettono — dipende dal comportamento di alcuni frequentatori”.

Due piani distinti, che non dovrebbero sovrapporsi: da una parte la responsabilità individuale di chi utilizza lo spazio; dall’altra la responsabilità pubblica nella gestione, nella scelta dei materiali e nei controlli.

L'assessore alla Tutela Animali della Città di Torino, Francesco Tresso. (Immagine dal sito del Comune di Torino).

Sentito telefonicamente sull’argomento, l’assessore Tresso ha sottolineato che la colmatura delle buche rientra nelle attività ordinarie previste dal contratto di manutenzione del verde pubblico, precisando che “le imprese aggiudicatarie dei lotti sono tenute a intervenire settimanalmente nelle aree cani e nei parchi di competenza, senza necessità di autorizzazioni specifiche”.

Quanto al materiale impiegato, ha spiegato che la terra “è acquistata e certificata, accompagnata da fatture e relativa documentazione”, aggiungendo che agli uffici competenti è stato affidato il compito di effettuare le verifiche del caso.

L’assessore alla Tutela Animali della Città di Torino ha inoltre chiarito che quanto emerso non sarebbe riconducibile alla qualità del terreno utilizzato per l’intervento, bensì “all’uso improprio che alcuni cittadini fanno degli spazi pubblici. In particolare — ha proseguito — in via Carcano, dove si registra un forte movimento, si è riscontrato un utilizzo non sempre opportuno delle aree. Escluderei che vi sia un collegamento diretto tra la terra posata dall’impresa e il materiale rinvenuto: da quanto mi è stato riferito, le cause sarebbero altre.”.

Infine, ha concluso: “Abbiamo deciso di intensificare i controlli. Le forze dell’ordine sono già state allertate”.

Ed è qui che la vicenda assume un rilievo più ampio. Perché la questione non è soltanto tecnica, ma di responsabilità. Da una parte esiste un problema reale di comportamento individuale: gli escrementi non raccolti, l’uso scorretto dell’area, eventuali abbandoni di rifiuti. La cura di uno spazio condiviso passa anche dal rispetto quotidiano di chi lo vive. Dall’altra, però, resta il tema della sicurezza strutturale e della qualità dei materiali utilizzati in un intervento pubblico. Se ciò che affiora dal terreno non è compatibile con un’area destinata ad animali e famiglie, la responsabilità non può essere genericamente ricondotta ai cittadini, ma chiama in causa chi ha scelto, fornito e controllato quel materiale. Le due dimensioni non si escludono, ma non possono nemmeno essere sovrapposte.

Vi è poi un elemento oggettivo che rende tutto più difficile da accertare: nonostante l’area sia molto frequentata, non è presente alcun sistema di videosorveglianza. In uno spazio pubblico con un passaggio quotidiano costante - come ha fatto emergere l'assessore nella sua dichiarazione - l’assenza di telecamere rende complesso stabilire eventuali abbandoni di rifiuti o individuare responsabilità precise. Senza strumenti di monitoraggio, ogni ricostruzione resta parziale.

Il punto politico emerge con chiarezza: mentre i frequentatori chiedono verifiche tecniche sulla provenienza del terreno e sulla natura dei materiali rinvenuti, l’assessore individua come criticità principale l’uso improprio degli spazi da parte di alcuni cittadini. Una lettura che sposta l’asse del problema dalla gestione dell’intervento alla condotta individuale.

La vicenda resta aperta. Tra rassicurazioni istituzionali e timori concreti, ciò che manca, per ora, è l'accertamento tecnico, perchè un’area cani non è soltanto un recinto: è un luogo di fiducia collettiva e la fiducia non si ricostruisce con un rimpallo implicito di responsabilità, ma con controlli verificabili, ruoli chiari e scelte coerenti con l’immagine di una città che si definisce amica degli animali e delle persone che li accompagnano ogni giorno. 

Non resta che attendere gli accertamenti annunciati, che dovranno chiarire in modo puntuale la natura dei materiali affiorati e le eventuali responsabilità. Ma l’episodio apre anche una riflessione più ampia: non basta intervenire a posteriori, occorre prevenire. Serve un progetto strutturato che preveda monitoraggio costante, controlli periodici documentati e strumenti di sorveglianza adeguati in un’area ad alta frequentazione. Perché la sicurezza di uno spazio pubblico non può essere affidata solo al senso civico dei singoli o alla manutenzione ordinaria, ma richiede una strategia chiara, verificabile e continuativa.

Un’area cani è un luogo di fiducia quotidiana. E la fiducia si tutela con trasparenza, prevenzione e presenza concreta delle istituzioni. 

Area cani al parco Colletta di Torino

(Le fotografie pubblicate sono state fornite dai frequentatori dell’area cani, che ne hanno autorizzato espressamente la diffusione ai fini di documentare quanto segnalato).

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