AGGIORNAMENTI
Cerca
Esteri
25 Febbraio 2026 - 00:25
Ousmane Sonko
All’ingresso dell’Assemblea nazionale di Dakar, nel pomeriggio di martedì 24 febbraio 2026, l’attenzione si è concentrata su un annuncio destinato a incidere sul diritto penale del Paese. Il primo ministro Ousmane Sonko ha presentato il suo primo disegno di legge di iniziativa personale durante il Question Time, chiedendo di raddoppiare le pene per i cosiddetti “atti contro natura” e di introdurre il carcere per chi ne fa “apologia” o ne sostiene il finanziamento. In poche ore, il testo è diventato il punto di riferimento di un dibattito segnato da arresti, tensioni politiche e pressioni sociali.
La proposta modifica l’articolo 319 del Codice penale del 1965. Oggi la norma punisce con 1–5 anni di reclusione e una multa da 100.000 a 1.500.000 franchi CFA chi compie un “atto impudico o contro natura con un individuo del suo stesso sesso”. Il governo ha proposto di portare la pena a 5–10 anni di carcere e di elevare le ammende fino a 10 milioni di franchi CFA. La fattispecie resta un “délit”, cioè un reato e non un crimine, scelta che Ousmane Sonko ha presentato come una continuità con l’impianto vigente. L’aumento della cornice edittale modifica però in modo sostanziale il trattamento sanzionatorio: con una soglia minima di cinque anni diventano più difficili sospensione condizionale e pene alternative.
La novità più rilevante riguarda l’estensione del reato. Il testo introduce sanzioni da 3 a 7 anni di reclusione per l’“apologia” e il finanziamento degli atti puniti. Non si tratta solo di condotte sessuali, ma anche di espressioni pubbliche, campagne, raccolte fondi o progetti ritenuti una forma di promozione. Nelle dichiarazioni in aula, il premier ha spiegato che la riforma intende “chiarire” la definizione di atto contro natura, precisando che rientra nel reato “qualsiasi atto sessuale o a carattere sessuale tra due persone dello stesso sesso”. L’obiettivo dichiarato è ridurre i margini interpretativi lasciati alla giurisprudenza. Sul piano pratico, la formulazione amplia il perimetro dell’intervento penale e sposta l’attenzione anche su messaggi, immagini e contesti.

Il deposito del disegno di legge è arrivato dopo settimane di arresti a Dakar. Tra il 4 e il 9 febbraio le forze di sicurezza hanno fermato 12 uomini con l’accusa di “atti contro natura” e, in alcuni casi, di trasmissione intenzionale dell’HIV (virus dell’immunodeficienza umana). I fermi hanno ricevuto ampia copertura sui media e sui social, alimentando un clima di esposizione pubblica e stigmatizzazione denunciato dagli attivisti. Alcuni casi hanno coinvolto figure note dello spettacolo e dell’informazione, polarizzando ulteriormente il confronto e rafforzando la mobilitazione di gruppi religiosi conservatori come And Samm Jikko Yi.
Sul piano politico, l’iniziativa risponde a una promessa elettorale del movimento PASTEF (Patriotes africains du Sénégal pour le travail, l’éthique et la fraternité). Con una maggioranza parlamentare considerata solida, l’esecutivo conta su un iter rapido in Assemblea nazionale. Il premier ha insistito sul fatto che la norma non introduce una nuova incriminazione, ma rafforza e precisa quella esistente, estendendo le sanzioni a chi promuove o finanzia comportamenti già vietati.
Le conseguenze potenziali riguardano non solo le persone LGBT, ma anche giornalisti, attivisti e operatori sanitari. La formulazione ampia dell’“apologia” potrebbe coinvolgere interviste, contenuti informativi, programmi di prevenzione o progetti sostenuti da fondi esteri. Organizzazioni come Human Rights Watch hanno segnalato il rischio che la norma venga utilizzata per limitare la libertà di espressione e il lavoro delle ONG. Reti come HIV Justice Network hanno evidenziato che criminalizzare il finanziamento può incidere sui programmi di prevenzione dell’HIV rivolti a gruppi chiave, con possibili ricadute sulla salute pubblica.
Il Senegal ha mantenuto sin dall’indipendenza una norma che sanziona gli “atti contro natura”. Tentativi di inasprimento nel 2022 e nel 2024 non hanno completato l’iter parlamentare, anche per timori di ripercussioni diplomatiche ed economiche. Negli ultimi anni diversi Paesi africani hanno approvato leggi più severe contro le minoranze LGBT, spesso presentate come risposta a presunte pressioni esterne. In questo contesto, la scelta del governo di Ousmane Sonko si inserisce in una dinamica regionale che intreccia politica interna, identità religiosa e relazioni internazionali.
Il disegno di legge è stato adottato in Consiglio dei ministri e trasmesso all’Assemblea nazionale il 24 febbraio 2026. L’esame in commissione e il voto in aula sono attesi nelle prossime settimane. Con i numeri della maggioranza, l’approvazione appare probabile. Resta aperta la discussione su eventuali emendamenti che precisino la nozione di “apologia” e ne limitino l’impatto su informazione, cooperazione sanitaria e attività associative. Nel frattempo, il segnale politico è stato tracciato: il governo ha scelto di irrigidire la risposta penale e di estenderla a chi sostiene o difende pubblicamente le condotte vietate.
Fonti: Assemblea nazionale del Senegal; Codice penale del Senegal (articolo 319); dichiarazioni ufficiali di Ousmane Sonko del 24 febbraio 2026; Human Rights Watch; HIV Justice Network; stampa senegalese.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.