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25 Febbraio 2026 - 00:16
El Mencho ucciso, il Messico in fiamme: aeroporti assediati, decine di morti e rischio guerra tra cartelli
La prima raffica ha risuonato nel terminal di Guadalajara come un colpo secco contro vetro e metallo. I passeggeri si sono buttati a terra, gli altoparlanti hanno continuato a gracchiare istruzioni confuse, le luci di emergenza hanno illuminato una foschia che arrivava dagli ingressi. I carrelli portabagagli sono diventati ripari improvvisati. In pochi minuti l’aeroporto si è svuotato, mentre all’esterno autobus e auto bruciavano e le autorità ordinavano di restare al coperto. È stata la reazione immediata alla morte di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), ucciso durante un’operazione militare e deceduto, secondo la versione ufficiale, mentre veniva trasferito in elicottero verso un ospedale. Dalla zona montuosa di Tapalpa, nello Stato di Jalisco, la notizia ha innescato una serie di violenze coordinate che hanno coinvolto almeno una dozzina di Stati messicani.
Le autorità hanno ricostruito che l’operazione è scattata all’alba del 22 febbraio 2026. Un’unità dell’Esercito e della Guardia Nacional (corpo federale di sicurezza) ha circondato un rifugio nascosto tra i boschi. Nello scontro sono state sequestrate armi pesanti, compresi lanciagranate e lanciarazzi anticarro. Oseguera è rimasto ferito, è stato catturato e caricato su un elicottero. È morto durante il volo. Il giorno seguente il segretario della Difesa Ricardo Trevilla Trejoha illustrato i dettagli in conferenza stampa. La Fiscalía General de la República (FGR) ha confermato l’identità del corpo attraverso esami forensi, come ha spiegato il segretario alla Sicurezza Omar García Harfuch.
Un elemento chiave riguarda l’intelligence. Fonti governative hanno riferito che la localizzazione del capo del CJNG è stata possibile grazie a informazioni fornite dagli Stati Uniti, che monitoravano gli spostamenti di una sua relazione sentimentale. Questi dati sono stati incrociati con attività di sorveglianza sul territorio. I dettagli operativi restano riservati, ma il coinvolgimento informativo di Washington è stato confermato da più parti.
La risposta del cartello è stata rapida. In Jalisco, Michoacán, Nayarit, Guanajuato, Tamaulipas e in altri Stati sono comparsi blocchi stradali, veicoli incendiati, attacchi contro stazioni di servizio e forze di sicurezza. Gli aeroporti di Guadalajara e Puerto Vallarta hanno sospeso temporaneamente i voli dopo colpi d’arma da fuoco nelle aree di accesso. Il bilancio delle prime ore è rimasto incerto, con diverse decine di morti tra militari e membri del cartello secondo fonti governative e locali. Il Governo federale ha annunciato l’invio di 2.500 militari nell’ovest del Paese e la rimozione progressiva dei blocchi.
Le conseguenze hanno superato il confine. Il governatore del Texas, Greg Abbott, ha rafforzato la presenza della Texas Department of Public Safety (DPS) e dei Texas Rangers lungo la frontiera. L’Ambasciata degli Stati Uniti a Città del Messico ha diramato avvisi invitando i cittadini statunitensi in Jalisco e Nayarit a rimanere in luoghi sicuri. Anche il settore economico ha risentito delle tensioni: imprese di Guadalajara hanno sospeso le attività e il tema sicurezza è entrato nel dibattito sui Mondiali di calcio del 2026. La presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato che le città ospitanti restano sicure, mentre la Fédération Internationale de Football Association (FIFA) ha mantenuto un contatto costante con le autorità.
Negli ultimi vent’anni Oseguera aveva trasformato il CJNG in una delle organizzazioni criminali più estese del continente. Il gruppo ha operato in oltre venti Stati messicani e in diversi Paesi, combinando traffico di fentanyl, estorsioni, furto di carburante e riciclaggio di denaro. Le autorità statunitensi avevano fissato su di lui una taglia da 15 milioni di dollari. L’organizzazione ha introdotto tattiche come l’uso di droni esplosivi e armamenti militari, rafforzando il controllo dei corridoi verso i porti del Pacifico e i valichi di frontiera.
La sua morte apre ora una fase incerta. Il figlio Rubén Oseguera González, detto “El Menchito”, sta scontando negli Stati Uniti una condanna all’ergastolo più trent’anni. Tra i possibili successori vengono citati Juan Carlos Valencia González, Audias Flores Silva conosciuto come “El Jardinero”, Gonzalo Mendoza Gaytán detto “El Sapo” e Ricardo Ruiz Velasco soprannominato “El Doble R”. Analisti della sicurezza ritengono che una frammentazione interna potrebbe generare nuove violenze nel breve periodo, mentre cartelli rivali come quello di Sinaloa potrebbero tentare di occupare spazi lasciati scoperti.
Nelle ore successive agli scontri, a Guadalajara le scuole hanno chiuso e i trasporti pubblici hanno funzionato a intermittenza. Le immagini dei bus incendiati e delle saracinesche abbassate hanno mostrato l’impatto diretto sulla vita quotidiana. Le autorità locali hanno parlato di un ritorno graduale alla normalità, ma la presenza militare resta visibile.
Tras muerte de 'El Mencho', el CJNG busca debilitar al Estado y sembrar el terror: María Idalia Gómezhttps://t.co/x49efCRMgS
— Aristegui Noticias (@AristeguiOnline) February 24, 2026
La morte di “El Mencho” rappresenta un passaggio decisivo nella lotta al narcotraffico messicano. Non equivale alla fine del CJNG, che dispone di una struttura a rete e di risorse consolidate. Il risultato dipenderà dalla capacità dello Stato di colpire le finanze dell’organizzazione, mantenere il controllo del territorio e prevenire una nuova spirale di violenza. Le prossime settimane diranno se l’operazione di Tapalpa avrà ridotto la forza del cartello o se avrà soltanto aperto un nuovo capitolo di instabilità.
Fonti: Gobierno de México, Secretaría de la Defensa Nacional, Fiscalía General de la República, Secretaría de Seguridad y Protección Ciudadana, Ambasciata degli Stati Uniti in Messico, Texas Department of Public Safety, Associated Press.
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