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24 Febbraio 2026 - 22:21
L'Assessore Federico Riboldi
Ci sono opere pubbliche che nascono due volte: la prima nei rendering, la seconda nei comizi. L’ospedale unico del Vco, a Piedimulera, è nato almeno cinque o sei volte. Oggi è rinato in Consiglio regionale: 40 sì, 2 non partecipanti. Applausi misurati, dichiarazioni solenni, la parola “storico” usata con quella prudenza che si riserva agli eventi che si spera di non dover smentire tra qualche anno.
La maggioranza racconta la fine di una saga trentennale. Finalmente una scelta. Finalmente un sito. Finalmente 200 milioni di euro (fondi ex art. 20, assicurano), 300 posti letto, Dea di primo livello, robotica chirurgica, elisoccorso, 42 mila metri quadrati edificabili su un’area grande abbastanza da farci stare anche le promesse. A 300 metri dalla tangenziale, che in Piemonte è già una metafora: la modernità passa di lì.
Federico Riboldi parla di giornata storica. Alberto Cirio entra “nel vivo”. Fratelli d’Italia certifica la fine dell’epoca dei tagli e l’inizio della stagione degli investimenti. La Lega ricorda che l’ospedale unico lo proponeva già ieri, ma che ieri i sindaci dicevano no, e contro i sindaci non si governa. Forza Italia invoca coraggio e visione comune. Tutti, in sostanza, dicono: adesso si fa sul serio.
Eppure, se si ascolta bene, sotto la fanfara si sente ancora il fruscio delle carte accumulate negli anni. Perché l’opposizione non ha fatto la parte della Cassandra, ma quella – più fastidiosa – del notaio.
Il Partito democratico e le altre forze di minoranza hanno votato a favore. Ma prima hanno messo i puntini sulle “i”, che in montagna diventano vette. Domenico Rossi ha ricordato che nella scorsa legislatura si è perso tempo prezioso inseguendo la riqualificazione dei due ospedali esistenti, poi bocciata dal Ministero.
"L’idea dell’ospedale unico non era un’eresia di oggi: c’era già. Si poteva discutere il dove, non il se. Invece si è discusso tutto, tranne il tempo che scorreva...".
È una critica chirurgica, senza bisogno di robotica.
L’opposizione non ha contestato l’ospedale unico in sé. Ha contestato la memoria corta. E ha sollevato una questione che nel tripudio baricentrico suona quasi maleducata: Piedimulera è davvero il punto più equidistante possibile o è il punto politicamente più sopportabile? Lo studio del Politecnico di Torino ha valutato sei siti, compatibilità urbanistiche, sicurezza idrogeologica, accessibilità viaria. Tutto in ordine. Ma la geografia, nel Vco, non è una tabella Excel: è curve, neve, tempi di percorrenza, territori che si sentono periferia già prima di partire.
Il timore, esplicitato soprattutto dal Pd, da Avs, da Italia Viva–Sue e con accenti diversi dal M5S, è che l’area del Verbano paghi un prezzo più alto. E allora ecco gli emendamenti: tutela dei presìdi di Verbania e Domodossola fino alla piena attivazione del nuovo ospedale; mantenimento di un Punto di Primo Intervento a Verbania; impegno a potenziare viabilità e collegamenti verso il futuro polo; rafforzamento reale – non ornamentale – della sanità territoriale e dell’emergenza-urgenza.
Non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra una riorganizzazione sulla carta e un sistema che regge quando cade la neve o quando l’ambulanza parte di notte.
Il Movimento 5 Stelle ha scelto una postura più drastica: favorevole all’ospedale unico, ma non partecipa al voto. Motivo? Il partenariato pubblico-privato. La possibilità di ricorrere a Inail o a formule di Ppp, pur come opzione integrativa rispetto ai fondi pubblici già stanziati, per i pentastellati è una linea rossa. “Gli ospedali si fanno con soldi pubblici”, ribadiscono. È una posizione identitaria, certo, ma anche una diffidenza verso quelle operazioni in cui il pubblico costruisce e il privato presenta il conto, magari negli anni.
Così, mentre la maggioranza parla di superamento dei campanilismi, l’opposizione ricorda che proprio i campanilismi – spesso alimentati dagli stessi che oggi li denunciano – hanno congelato tutto per anni. E che il cambio di passo arriva dopo una bocciatura ministeriale che ha costretto a cambiare spartito.
C’è poi un altro punto, meno spettacolare ma più insidioso: siamo ancora nella fase delle delibere. La Regione stima 12-18 mesi per la progettazione, 6-8 per la gara, 60 per i lavori. Entrata in funzione in 5-7 anni. Una stima, appunto. L’opposizione chiede un piano economico-finanziario definito e un cronoprogramma con tempi certi. Perché il Vco ha già visto nascere ospedali nei powerpoint e invecchiare nei cassetti.
La maggioranza rivendica lo stanziamento dei 200 milioni come garanzia. L’opposizione risponde che le risorse sono condizione necessaria, non sufficiente. In mezzo, c’è un territorio che invecchia, medici che faticano a restare, professionisti da attrarre con qualcosa di più di una planimetria in estensione invece che in altezza.
Alla fine, l’Aula ha prodotto un atto quasi unitario. Emendamenti dell’opposizione approvati. Ordine del giorno collegato. Toni più responsabili che barricaderi. È una buona notizia. Ma la politica non si misura nei giorni in cui tutti votano sì: si misura nei giorni in cui qualcuno deve ricordare che “storico” è un aggettivo impegnativo.

Il nuovo ospedale di Piedimulera sarà moderno, tecnologico, baricentrico quanto basta. Forse sarà davvero la soluzione più solida per un territorio complesso. Ma la vera partita comincia adesso, quando i rendering devono diventare cantieri e i cantieri reparti funzionanti.
Nel frattempo, resta una fotografia meno trionfale e più vera: una maggioranza che celebra la decisione e un’opposizione che, pur votando a favore o scegliendo l’astensione critica, tiene acceso il faro su ritardi, finanziamenti, equilibri territoriali. Non per sport, ma per memoria.
Perché nel Vco l’ospedale unico lo aspettano da trent’anni. E dopo trent’anni, più che l’entusiasmo, serve una cosa rarissima in politica: la puntualità.
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