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Rivarolo: Il Sigillo è servito ed è pilotato

Dalla "Commissione sigilli" alle voci di decisioni “pilotare”: nomi che entrano, nomi che restano fuori e una domanda che divide la città — merito o equilibrio politico?

Rivarolo: Il Sigillo è servito ed è pilotato

Il sindaco e la vicesindaca Marina Vittone

I Sigilli Civici, a Rivarolo Canavese, non sono semplici premi. O almeno così recita la liturgia ufficiale. Sono il riconoscimento solenne che la città assegna a chi si è distinto per impegno sociale, culturale, imprenditoriale o nel volontariato. Un attestato morale, prima ancora che simbolico. Un timbro che certifica il valore civico.

Tradizionalmente vengono consegnati il 22 marzo, anniversario del titolo di Città concesso da Vittorio Emanuele II nel 1863. Quest’anno, pare, si anticiperà un po’. Ma la sostanza non cambia: pergamene con motivazioni altisonanti, Sala Consiglio in assetto da cerimonia, discorsi istituzionali, richiami alla storia cittadina, magari la benedizione della bandiera e un intervento che riporti tutti alla “profondità del momento”.

Tutto molto nobile. Tutto molto solenne.

Poi però entri in Commissione “sigilli” e l’atmosfera cambia di colpo. La solennità resta fuori dalla porta, insieme alle pergamene ancora da stampare. Dentro si respira altro. Non l’orgoglio identitario. Piuttosto aria da regolamento di conti.

È accaduto dopo l’ultima riunione – presenti il Sindaco Martino Zucco-Chinà, la vicesindaca Marina Vittone, Guido Novaria e Lara Schialvino – quando le polemiche hanno iniziato a correre più veloci delle convocazioni ufficiali. Prima ancora che si parlasse pubblicamente dei nomi, nei corridoi e nei bar la parola era già una: pilotato.

Perché secondo i bene informati – e a Rivarolo le antenne funzionano meglio del wi-fi – il Sigillo sarebbe stato assegnato ancor prima di un vero confronto sui titoli. Senza graduatorie, senza comparazioni approfondite. Una scelta già scritta.

Marina Vittone

E guarda caso il riconoscimento andrebbe a un residente di frazione Argentera. Coincidenza? Può darsi. Oppure, suggeriscono i malpensanti, semplice geografia del consenso. Perché proprio lì la vicesindaca Marina Vittone ha un suo bacino elettorale consolidato. E allora il Sigillo, da simbolo civico, diventare un messaggio politico.

Il nome che circola è quello di Elio Maero. Il merito? Aver fatto il nonno vigile. Attività preziosa, nessuno lo mette in dubbio. Presenza davanti alle scuole, attenzione ai bambini, disponibilità. Ma la domanda che serpeggia è un’altra: basta una pettorina catarifrangente e qualche attraversamento pedonale presidiato per entrare nell’albo d’oro cittadino? Il Sigillo è pensato per questo? O dovrebbe certificare un percorso di impegno più ampio e strutturato?

Tra i premiati anche Dario Tarizzo, padre di un giovane che aveva provato a entrare in Consiglio comunale. Tentativo non riuscito. Nulla di irregolare, sia chiaro. Ma quando riconoscimenti pubblici e percorsi politici familiari si incrociano, il sospetto attecchisce con facilità. Non serve un reato. Basta l’impressione. E la linea che separa il merito civico dall’opportunità politica diventa sottile come la carta pergamena che accompagna il Sigillo.

Ma il malumore non nasce solo dai nomi che entrano. Nasce soprattutto da quelli che restano fuori.

Si comincia con Vitagliano Degregorio, ex assessore allo sport dal 2003 al 2011, figura storicamente attiva nel mondo del calcio e della Rivarolese. Anni di impegno amministrativo, presenza nel tessuto sportivo cittadino, relazioni costruite nel tempo. Un profilo che, per molti, avrebbe avuto più di un titolo da far valere. E invece niente.

E poi c’è lei: Maria Vaz. Una storia che non ha bisogno di enfasi. Originaria di Capo Verde, arriva in Italia a 17 anni. Lavora al servizio della famiglia Miroglio, come cameriera per una delle figlie. Poi studia, cresce, si qualifica, diventa infermiera. Una vita di lavoro silenzioso, integrazione concreta, assistenza nelle case di chi ha bisogno. Nessuna passerella. Nessun riflettore. Solo presenza quotidiana.

Ed è qui che la polemica cambia tono.

Perché allora la domanda non è più ironica. Diventa sostanziale: quali sono i criteri? Esiste un regolamento pubblico? Una griglia trasparente? Un sistema di valutazione condiviso? Oppure tutto si decide in base a sensibilità personali, equilibri interni, pesi politici e opportunità del momento?

Il problema non sono le persone. Il problema è il metodo.

I Sigilli Civici dovrebbero unire la comunità, non dividerla. Dovrebbero rappresentare il momento in cui la città si riconosce nei suoi esempi migliori, non l’occasione per alimentare sospetti, retroscena e mal di pancia. Dovrebbero essere inattaccabili. Invece oggi sono al centro del chiacchiericcio.

La Commissione avrebbe dovuto essere il luogo del confronto serio, della valutazione comparata, del dibattito alto. Invece – raccontano – la tensione era palpabile già durante la riunione. E fuori dalla Sala Consiglio la discussione è esplosa prima ancora della cerimonia ufficiale.

Perché quando un riconoscimento pubblico diventa terreno di sospetto politico, qualcosa si è incrinato nel meccanismo.

E allora la domanda resta lì, sospesa come un timbro prima di affondare nella ceralacca: i Sigilli Civici sono davvero il simbolo dell’identità rivarolese o stanno diventando uno strumento di piccolo cabotaggio amministrativo?

A Rivarolo la memoria è lunga. E i sigilli, una volta impressi, non si cancellano. Soprattutto quando a far discutere non è il merito, ma il modo in cui quel merito viene deciso.

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