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Olimpiadi Invernali 2030: dove si terranno dopo Milano-Cortina

Le Alpi francesi ospiteranno i Giochi distribuiti tra montagne e costa mediterranea: un’Olimpiade diffusa tra Haute-Savoie, Savoie, Briançon e Nizza

Olimpiadi Invernali 2030: dove si terranno dopo Milano-Cortina

Olimpiadi Invernali 2030: dove si terranno dopo Milano-Cortina

Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina si sono appena concluse, lasciando dietro di sé immagini spettacolari, bilanci politici, investimenti infrastrutturali e – inevitabilmente – polemiche. Come sempre accade quando si spegne il braciere olimpico, la domanda arriva quasi automatica: dove si terranno le prossime? L’appuntamento è fissato per il 2030 e, ancora una volta, si tornerà nel cuore dell’Europa. I Giochi Olimpici Invernali del 2030 si svolgeranno nelle Alpi francesi.

Non una sola città, ma un territorio diffuso. È questa la cifra del nuovo modello olimpico: meno gigantismo urbano, più valorizzazione di impianti esistenti, maggiore distribuzione geografica delle competizioni. Una formula che, per molti aspetti, ricorda proprio quella scelta dall’Italia con Milano e Cortina. Anche la Francia ha deciso di non concentrare tutto in un unico centro, ma di organizzare i Giochi attraverso più poli alpini, sfruttando strutture già operative e limitando la costruzione di nuove opere.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha assegnato ufficialmente l’edizione 2030 alla candidatura delle Alpi francesi, riportando così i Giochi invernali in Francia a distanza di quasi quarant’anni da Albertville 1992. In mezzo, la memoria di Grenoble 1968 e Chamonix 1924, prima edizione assoluta dei Giochi invernali. Una tradizione forte, che Parigi – fresca dell’esperienza olimpica estiva del 2024 – ha voluto rilanciare anche sulla neve.

Il progetto francese si articola in quattro grandi cluster territoriali: Haute-Savoie, Savoie, Briançon-Hautes-Alpes e l’area mediterranea di Nizza. Una distribuzione che copre l’arco alpino francese da nord a sud, coinvolgendo territori con una consolidata vocazione turistica e sportiva.

In Haute-Savoie si concentreranno le discipline nordiche. La Clusaz è destinata ad accogliere lo sci di fondo, mentre Le Grand Bornand ospiterà il biathlon, una delle specialità più seguite dal pubblico europeo. Qui sono già presenti impianti di livello internazionale, spesso utilizzati per tappe di Coppa del Mondo. L’idea è quella di intervenire in modo mirato, potenziando strutture esistenti senza stravolgere il territorio.

Nel dipartimento della Savoie troveranno spazio le discipline tecniche e di scivolamento. La Plagne è candidata per bob, skeleton e slittino, grazie a una pista già attiva e utilizzata a livello internazionale. Courchevel ospiterà il salto con gli sci e la combinata nordica, oltre ad alcune gare di sci alpino. Val-d’Isère sarà coinvolta per ulteriori prove di sci alpino, probabilmente quelle maschili più tecniche e veloci. Anche qui il modello è chiaro: valorizzare località che da decenni vivono di sport invernali e che dispongono di infrastrutture consolidate.

Scendendo verso sud si arriva nell’area di Briançon e delle Hautes-Alpes. Serre Chevalier e Montgenèvre sono indicate per snowboard e freestyle, discipline più giovani, spettacolari e orientate a un pubblico internazionale. La scelta di queste località risponde sia a criteri tecnici sia alla volontà di coinvolgere territori meno centrali ma fortemente radicati nel mondo della montagna.

Un capitolo a parte riguarda Nizza e la costa mediterranea. Qui si svolgeranno le competizioni su ghiaccio: hockey, pattinaggio artistico, short track e curling. L’Allianz Riviera e il Palais Nikaïa verranno adattati o integrati per ospitare le gare indoor. È una soluzione che unisce montagna e mare in un’unica narrazione olimpica, ampliando la platea di spettatori e turisti. La cerimonia di chiusura dovrebbe tenersi proprio a Nizza, lungo la celebre Promenade des Anglais, in uno scenario che punta a coniugare spettacolo e identità territoriale.

Resta aperta una questione tecnica: il pattinaggio di velocità su pista lunga. In Francia non esiste attualmente un impianto coperto permanente per questa disciplina. Tra le ipotesi circolate c’è quella di utilizzare strutture già esistenti all’estero, come l’Oval Lingotto di Torino. Sarebbe una scelta inedita ma coerente con la linea del CIO, sempre più orientata alla sostenibilità e alla cooperazione transfrontaliera pur di evitare nuove costruzioni costose e potenzialmente inutilizzate dopo l’evento.

Il modello dei Giochi 2030 si inserisce infatti nel solco della riforma olimpica avviata negli ultimi anni. Meno cattedrali nel deserto, più riuso. Meno opere faraoniche, più equilibrio tra costi e benefici. Dopo le difficoltà economiche di molte edizioni passate, il Comitato Olimpico Internazionale ha cambiato rotta, incoraggiando candidature flessibili e diffuse. Milano Cortina ne è stato un esempio: impianti sparsi tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, con un forte utilizzo di strutture già operative. La Francia ha seguito la stessa impostazione.

Dal punto di vista politico ed economico, i Giochi del 2030 rappresentano per la Francia un banco di prova importante. Dopo l’esperienza di Parigi 2024, il Paese intende consolidare la propria immagine di potenza organizzativa nel panorama sportivo mondiale. Le Alpi francesi sono già un brand turistico globale; l’Olimpiade diventa un moltiplicatore di visibilità, con ricadute su infrastrutture, mobilità e promozione internazionale.

Non mancano però le critiche. Come accaduto in Italia, anche in Francia sono emerse perplessità legate ai costi, all’impatto ambientale e alla sostenibilità a lungo termine. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto garanzie sul rispetto degli ecosistemi alpini, già messi a dura prova dal cambiamento climatico. Organizzare Giochi invernali in un’epoca di innevamento sempre più incerto è una sfida tecnica e simbolica. La neve artificiale, i consumi energetici e la pressione turistica sono temi centrali nel dibattito pubblico.

Proprio il cambiamento climatico rappresenta una delle grandi incognite per il futuro delle Olimpiadi invernali. Il numero di località in grado di garantire condizioni adeguate si sta progressivamente riducendo. Il CIO ne è consapevole e sta valutando criteri climatici più stringenti per le assegnazioni future. Le Alpi francesi, grazie all’altitudine e alla tradizione sciistica, offrono ancora un margine di sicurezza, ma il tema resta sul tavolo.

C’è poi la questione economica. Il budget previsto punta a contenere la spesa attraverso il riuso di impianti e la collaborazione con partner privati. L’esperienza di Parigi 2024 ha mostrato che un’Olimpiade può essere organizzata con un controllo più rigoroso dei costi rispetto al passato, ma ogni edizione fa storia a sé. Molto dipenderà dalla gestione operativa e dalla capacità di evitare lievitazioni di spesa in corso d’opera.

Dal punto di vista sportivo, il 2030 potrebbe segnare l’ingresso di nuove discipline o l’espansione di format già esistenti. Negli ultimi anni il programma olimpico si è evoluto per attrarre un pubblico più giovane, con maggiore attenzione a sport spettacolari e urbani. Nelle competizioni invernali questo si traduce in più spazio a snowboard, freestyle e format misti. Le località francesi scelte per il 2030 sembrano già orientate a valorizzare queste discipline.

Per l’Italia, l’appuntamento del 2030 sarà anche un momento di confronto. Dopo aver ospitato i Giochi di Milano Cortina, il sistema sportivo e politico italiano guarderà inevitabilmente alla Francia per misurare differenze e similitudini. Modello diffuso, attenzione alla sostenibilità, riuso di impianti: le linee guida sono simili. Cambiano i territori, le culture amministrative, le priorità politiche.

L’Olimpiade invernale non è mai soltanto sport. È un grande evento che intreccia diplomazia, economia, ambiente e identità nazionale. Nel 2030 la Francia racconterà se stessa attraverso le sue montagne, le sue stazioni sciistiche storiche e il suo affaccio sul Mediterraneo. Sarà un’Olimpiade che unisce tradizione e innovazione, neve e mare, memoria storica e nuove sfide climatiche.

Dopo Milano Cortina, dunque, il testimone passa alle Alpi francesi. Il conto alla rovescia è già iniziato. Nei prossimi anni si definiranno nel dettaglio sedi, calendari e progetti infrastrutturali. Molto dipenderà dall’equilibrio tra ambizione e prudenza, tra spettacolo e sostenibilità.

Una cosa è certa: nel febbraio 2030 il mondo tornerà a guardare verso le montagne europee. E ancora una volta, per due settimane, lo sport invernale diventerà il centro della scena globale.

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