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Passaggio a livello di via Blatta: "E' troppo pericoloso!". Cittadini scendono in strada

Sabato 28 febbraio alle 11 nuova mobilitazione del comitato Nord Ferrovia Chivasso

Un'auto ferma sui binari con le sbarre del passaggio a livello di via Blatta abbassate

Un'auto ferma sui binari con le sbarre del passaggio a livello di via Blatta abbassate

Sabato 28 febbraio alle ore 11 il comitato Nord Ferrovia Chivasso torna in piazza. L’appuntamento è nel parcheggio di via Blatta, accanto alla casetta dell’acqua. L’obiettivo è chiaro: chiedere la messa in sicurezza del passaggio a livello sulla linea Chivasso-Ivrea. Nessun giro di parole, nessuna formula di circostanza. Solo una domanda che pesa come una sbarra abbassata: quanto si può andare avanti così?

Il volantino diffuso in questi giorni non lascia spazio a interpretazioni. “Visibilità limitata”, “segnalazioni insufficienti”, “rischio costante di incidenti”. E poi l’elenco di ciò che si chiede: “maggiore sicurezza”, “controlli e manutenzione”, “sistemi moderni”, “soluzioni definitive”. In fondo, lo slogan che suona più come una constatazione che come uno slogan: la sicurezza è un diritto di tutti.

Non è la prima volta che il tema esplode. E non è la prima volta che lo fa dopo un episodio che poteva finire peggio. Diversi mesi fa, un’automobilista è rimasto bloccato tra le sbarre mentre queste si abbassavano. Era in via Blatta, sulla provinciale per Montanaro. L’auto si è fermata poco prima dei binari. Per pochi metri, per pochi secondi, non si è trasformata in una tragedia.

A denunciare l’accaduto fu il consigliere comunale Bruno Prestìa, che pubblicò la foto sui social. “Sarà mica il caso di chiudere definitivamente il passaggio a livello? Almeno per evitare situazioni come questa di adesso?” scrisse. Una domanda semplice. Rimasta sospesa.

Perché la discussione sui passaggi a livello a Chivasso non nasce ieri. È una storia che attraversa amministrazioni, maggioranze, minoranze, promesse, sondaggi. È una storia fatta di carte, mozioni, incontri con RFI, ma anche di cittadini che ogni giorno attraversano quei binari con la sensazione che basti un attimo per sbagliare.

Insomma, è una storia complessa.

E intanto via Blatta resta lì. Con la sua visibilità ridotta, con una viabilità che si incrocia tra traffico locale e provinciale, con la percezione – diffusa tra i residenti – che il margine di errore sia troppo sottile.

La minoranza di centrodestra, più volte, ha chiesto la soppressione del passaggio a livello. Un paio d'anni fa una mozione, primo firmatario Matteo Doria di Amo Chivasso e le sue Frazioni, impegnava l’amministrazione a insistere con RFI per eliminare il passaggio e realizzare un sovrappasso. La proposta fu bocciata in Consiglio comunale. Da allora, silenzio. O quasi.

Eppure i fatti tornano a bussare. Ogni volta che le sbarre si abbassano troppo in fretta. Ogni volta che un’auto resta incastrata nello spazio sbagliato al momento sbagliato. Ogni volta che un residente racconta di aver visto una manovra azzardata per evitare l’attesa.

Il comitato Nord Ferrovia Chivasso non è nuovo alle mobilitazioni. A fine gennaio era sceso in campo per chiedere la demolizione dell’ex scuola dell’amianto Marsan. Ora riporta l’attenzione sui binari. Non un’iniziativa estemporanea, ma una linea precisa: intervenire dove la sicurezza appare fragile, dove la politica discute ma non decide.

La politica locale spesso si rifugia nel linguaggio tecnico. Parla di competenze, di interlocuzioni con RFI, di vincoli di bilancio. Tutto legittimo. Ma fuori dalle aule consiliari il problema è concreto: automobilisti, ciclisti, pedoni che attraversano un punto considerato critico. E che chiedono, prima di tutto, chiarezza.

Il volantino del comitato insiste su un concetto: soluzioni definitive. Non rattoppi, non interventi tampone. Sabato alle 11, in via Blatta, il comitato dirà che è ora di intervenire. Perché la prossima volta la fortuna potrebbe non bastare più ad evitare una tragedia.

Treno contro camion solo un mese fa, a Chivasso, sulla linea per Ivrea

La questione dei passaggi a livello a Chivasso è tutt’altro che teorica. Prova ne è la cronaca di mercoledì 21 gennaio, primo pomeriggio, linea Chivasso-Ivrea. Alle 15:05 un treno regionale passeggeri si è scontrato con un camion fermo sui binari al passaggio a livello della frazione Montegiove – Regione Pozzo. La Procura di Ivrea ha aperto un’inchiesta per disastro ferroviario colposo. Tre feriti lievi, vetri esplosi nelle carrozze, una linea ferroviaria paralizzata per ore.

Non è un dettaglio. È un segnale.

L’urto è stato violento. Il convoglio in transito ha colpito il mezzo pesante rimasto sui binari. A bordo, secondi di puro smarrimento: il rumore secco dell’impatto, la frenata brusca, i finestrini che cedono. Le immagini scattate dentro le carrozze raccontano più di qualsiasi nota ufficiale. Frammenti di vetro tra i sedili, corridoi cosparsi di schegge, finestrini distrutti. Scene che restituiscono la misura del rischio corso.

Il bilancio sanitario, per fortuna, è rimasto contenuto: feriti lievi il macchinista e due passeggeri, trasportati in ospedale in codice verde. Illeso il camionista. Ma fermarsi a questo sarebbe un errore. Perché quando si parla di un treno lanciato contro un ostacolo fermo sui binari, la differenza tra “codice verde” e tragedia può stare in pochi metri, in pochi chilometri orari.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, il camion avrebbe tentato di attraversare mentre le sbarre si stavano abbassando, restando bloccato. È su questo che si concentrano le indagini affidate a Polfer e Spresal, coordinate dalla Procura eporediese. Funzionamento dell’impianto, visibilità dei segnali, comportamento dell’autista: ogni elemento sarà passato al setaccio.

Ma c’è un livello ulteriore, che va oltre le responsabilità individuali. Un passaggio a livello è per definizione un punto critico. È l’intersezione tra due sistemi di mobilità che non possono permettersi errori. È il luogo dove la distrazione di un secondo può moltiplicarsi in danni enormi.

L’impatto del 21 gennaio ha avuto effetti immediati anche sulla circolazione. La tratta Chivasso-Ivrea è stata interrotta. Ritardi, cancellazioni, limitazioni di percorso. Disagi che si sono estesi fino alla direttrice Milano-Torino. Alla stazione di Chivasso, nel tardo pomeriggio, il quadro era quello delle giornate peggiori: tabelloni pieni di avvisi, coincidenze saltate, viaggiatori in attesa di informazioni. Un sistema in tilt per un camion rimasto incastrato tra le sbarre.

Il ripristino non è stato immediato. Prima la rimozione dei mezzi, poi le verifiche sull’infrastruttura, infine i primi accertamenti tecnici. Ore. E intanto pendolari fermi, studenti bloccati, lavoratori costretti a riorganizzare la giornata. È anche questo il costo di un passaggio a livello che diventa teatro di un incidente.

L’apertura di un fascicolo per disastro ferroviario colposo dice una cosa semplice: non si tratta di un episodio banale. La Procura vuole capire se tutto funzionasse regolarmente, se vi siano state omissioni o condotte imprudenti. È il percorso obbligato. Ma la domanda pubblica è un’altra: quanti campanelli d’allarme servono prima di rimettere mano in modo strutturale al tema dei passaggi a livello?

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