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Tumore alla prostata, a Chivasso debutta il robot HIFU: interventi senza bisturi

L’ASL TO4 introduce la terapia focale robotizzata per i tumori a rischio basso-intermedio

Tumore alla prostata, a Chivasso debutta il robot HIFU: interventi senza bisturi

Tumore alla prostata, a Chivasso debutta il robot HIFU: interventi senza bisturi

All’ospedale di Chivasso entra in funzione il robot HIFU per il tumore alla prostata. Da oggi all’ASL TO4 si può intervenire con una tecnica mininvasiva che promette precisione millimetrica e tempi di recupero rapidi. I primi tre pazienti sono stati operati martedì 24 febbraio nelle sale del presidio chivassese, dopo la presentazione ufficiale avvenuta il giorno precedente al Centro Congressi dell’ospedale, alla presenza dell’assessore regionale Gian Luca Vignale e del sindaco Claudio Castello.

Non è un dettaglio tecnico. È un cambio di passo che riguarda un territorio intero. L’ASL TO4 introduce un sistema robotico basato sulla tecnologia HIFU (High Intensity Focused Ultrasound) per il trattamento focale del tumore prostatico. Tradotto: ultrasuoni ad alta intensità concentrati esclusivamente sulla lesione, con distruzione termica del tumore e salvaguardia dei tessuti sani circostanti.

Significa evitare il bisturi tradizionale. Significa niente incisioni chirurgiche, anestesia spinale e dimissioni in genere entro 24 ore. Ma soprattutto significa preservare, nei casi selezionati, funzione urinaria e sessuale, due aspetti che pesano quanto – e a volte più – della parola “tumore” nella vita di un uomo.

Il direttore generale dell’ASL TO4, Luigi Vercellino, rivendica la scelta: «Questo investimento conferma la volontà di posizionare l’Azienda come centro di eccellenza tecnologica. Portare sul territorio strumenti robotici di questo livello significa rispondere ai bisogni sanitari con le tecniche più efficaci e fornire ai professionisti i migliori strumenti disponibili». È il linguaggio delle strategie sanitarie, ma il messaggio è chiaro: l’azienda punta a rafforzare la propria rete urologica e a trattenere competenze e pazienti sul territorio.

Più netto il direttore della Struttura complessa di Urologia, Daniele Griffa, che parla di «una rivoluzione nel nostro approccio terapeutico». «Non siamo più costretti a scegliere tra l’attesa vigile e la chirurgia radicale: oggi possiamo offrire una terza via estremamente precisa», spiega. L’indicazione riguarda i tumori a rischio basso-intermedio, alcune recidive dopo radioterapia e i pazienti che non possono affrontare un intervento tradizionale. L’obiettivo è colpire selettivamente la lesione, preservando l’organo.

I numeri servono a legittimare la scelta: oltre 1.000 pazienti trattati in Italia dal 2021 e più di 50.000 casi nel mondo. Non una sperimentazione isolata, ma una tecnologia che si sta consolidando nel panorama urologico internazionale.

Resta una domanda che va oltre l’annuncio: questa innovazione riuscirà davvero a diventare accessibile e strutturale, o resterà un fiore all’occhiello da conferenza stampa? La differenza, come sempre, la faranno i percorsi, le liste d’attesa e la capacità di integrare tecnologia e medicina territoriale. Per ora, a Chivasso, la terza via è partita.

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