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23 Febbraio 2026 - 14:40
Sanità piemontese, allarme infermieri: “Per ogni due che escono, ne entra uno”
La sanità piemontese perde infermieri a un ritmo che non è più sostenibile. Non è una lamentela da corridoio, non è il malumore di fine turno. È una denuncia precisa, firmata NurSind Piemonte, che mette in fila numeri e scadenze. E quando i numeri parlano, fanno rumore.
Il dato è secco, quasi brutale: per ogni due infermieri che escono dal sistema sanitario regionale, ne entra soltanto uno. Il saldo tra pensionamenti, dimissioni e nuovi ingressi resta fortemente negativo. I concorsi vengono banditi, sì. Ma il buco resta. E mentre il numero dei medici sul mercato è destinato a crescere, quello degli infermieri scende. Scende ancora.
«Stiamo andando verso un paradosso insostenibile – afferma Francesco Coppolella, segreteria regionale del NurSind Piemonte – reparti con più medici pronti a prescrivere cure che infermieri disponibili per somministrarle. Una sproporzione che rende vana ogni diagnosi e mette a rischio la sicurezza del paziente, poiché viene a mancare il pilastro dell’assistenza continua».
Tradotto: si può scrivere una terapia perfetta, ma se manca chi la garantisce minuto per minuto, la carta resta carta.
Il sindacato sottolinea anche un altro aspetto che pesa come un macigno: molti concorsi non portano nuovi ingressi reali, ma semplici spostamenti tra aziende. Si copre una falla aprendo un altro squarcio. Le realtà meno “appetibili” si svuotano, quelle più attrattive si rafforzano. E in mezzo restano territori che arrancano.
Intanto incombe la scadenza di metà 2026. Entro allora la Regione dovrà completare la rete delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità. Un obiettivo ambizioso, legato anche al PNRR. Ma il personale da qualche parte deve arrivare.
«Questo sta richiedendo uno spostamento di personale dagli ospedali verso il territorio – spiega Coppolella –. Unità che, senza nuove risorse, non potranno essere sostituite, con un impatto importante sulla tenuta dei servizi ospedalieri».
In altre parole: si rafforza il territorio indebolendo l’ospedale. Una coperta corta che viene tirata da un lato lasciando scoperto l’altro.
Il 2025 è già stato un anno di equilibrio precario. Il 70% delle risorse destinate alle prestazioni aggiuntive – cioè ai turni oltre l’orario normale – è servito semplicemente a coprire i turni e garantire la sicurezza minima. Non per migliorare l’offerta, ma per evitare che il sistema si fermasse. E ora quelle risorse sono state dimezzate.
«Siamo estremamente preoccupati dal dimezzamento dei fondi destinati alle prestazioni aggiuntive – sottolinea Francesco Coppolella –. Se quelle a disposizione verranno dirottate quasi interamente sulle liste d’attesa, la tenuta dei servizi assistenziali ordinari crollerà. Gli infermieri non sono più disposti a saltare i riposi senza un riconoscimento economico certo e dignitoso».

Il messaggio è chiaro: abbattere le liste d’attesa non può diventare un’operazione di facciata che si regge sulle spalle di chi è già allo stremo. Ridurre i tempi è necessario, ma non a costo di svuotare i reparti.
C’è poi la questione delle sostituzioni. Per maternità, congedi, malattie lunghe o infortuni, da tempo non è prevista alcuna copertura strutturale. Ogni assenza si trasforma in un peso redistribuito sui colleghi. Ogni turno scoperto è un turno che qualcuno dovrà coprire. Sempre gli stessi, sempre meno.
Alla luce dei fondi stanziati dalla Legge di Bilancio – oltre 450 milioni a livello nazionale per le assunzioni, una quota anche per il Piemonte – il NurSind chiede azioni immediate. Prima di tutto una mappatura in tempo reale delle carenze azienda per azienda.
«Sono molte le aziende che registrano il segno meno per quanto riguarda gli infermieri, qualcuna anche a tre cifre – evidenzia Coppolella – ed è impossibile che questa condizione non abbia ripercussioni sui servizi».
Non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra un reparto che regge e uno che lavora in apnea.
Il sindacato chiede inoltre di individuare risorse per garantire dignità professionale e sicurezza delle cure. «Dimezzare le risorse per la copertura dei turni è un fatto che deve trovare subito una soluzione», ribadisce il segretario regionale.
E poi c’è il tema più ampio: nuovi modelli assistenziali, meno rigidità organizzativa, riduzione delle inefficienze, monitoraggio dell’appropriatezza delle risorse. Perché la crisi non è solo numerica, è strutturale.
Sul fondo resta una domanda che pesa: come si costruisce un sistema territoriale forte, fatto anche di Case e ospedali di comunità, capace di gestire le cronicità e di evitare accessi impropri al pronto soccorso, se mancano proprio gli infermieri che dovrebbero guidarlo?
«Nelle condizioni attuali – avverte Francesco Coppolella – non sarà possibile dotarsi di un sistema territoriale forte, guidato da infermieri, unico strumento in grado di gestire le cronicità ed evitare che ogni bisogno di salute si trasformi in un accesso improprio al sistema di emergenza intra ed extra ospedaliero».
La proposta finale è netta: istituire subito un Organismo Regionale Permanente per il Governo della Carenza Infermieristica. Non l’ennesimo tavolo, ma una struttura tecnica con poteri decisionali.
«Non serve un semplice luogo di ascolto – conclude Coppolella – ma un organismo che abbia il potere di intraprendere azioni correttive immediate. Solo una regia unica può evitare che la carenza di infermieri si trasformi in uno smantellamento silenzioso dei servizi essenziali».
Parole pesanti. Perché qui non si parla solo di organici, ma di tenuta complessiva del sistema sanitario piemontese. E quando la coperta si accorcia, prima o poi qualcuno resta scoperto.
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