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Tutti insieme per il cemento: il Partito degli Affari unisce destra e sinistra

Deambrogio accusa: “Su Cresci Piemonte cade l’ultima maschera”. Nel mirino l’asse tra Regione e Comune per accelerare le varianti urbanistiche

Tutti insieme per il cemento: il Partito degli Affari unisce destra e sinistra

Alberto Deambrogio

Il “Partito degli Affari”, lo chiama così. E usa parole che non lasciano spazio a interpretazioni morbide. Per Alberto Deambrogio, segretario regionale di PRC-SE per il Piemonte e la Valle d’Aosta, con il via libera al provvedimento “Cresci Piemonte” sarebbe caduta l’ultima finzione: centrodestra e centrosinistra uniti quando si tratta di urbanistica e grandi interessi immobiliari.

«L’ultima maschera è caduta – attacca –. L’articolo apparso recentemente sulla stampa locale conferma quello che denunciamo da tempo: quando si tratta di favorire i grandi interessi immobiliari, le differenze ideologiche tra la giunta Lo Russo e la Regione a trazione centrodestra svaniscono magicamente per lasciare spazio al Partito degli Affari».

Nel mirino c’è il provvedimento regionale che promette di tagliare i tempi della burocrazia urbanistica e accelerare le varianti ai piani regolatori. Una legge che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe facilitare investimenti e utilizzo dei fondi pubblici. Ma per la sinistra radicale si tratterebbe di ben altro.

Il Governatore regionale Alberto Cirio e il sindaco di Torino Stefano Lo Russo

«Il via libera al provvedimento Cresci Piemonte, sbloccato da una lettera dell’assessore Paolo Mazzoleni, non è altro che un patto di potere siglato sulla pelle del territorio. Con la scusa di tagliare i tempi burocratici, si sta svendendo il futuro urbanistico di Torino ai desiderata degli stakeholder e dei costruttori dell’Ance».

Le accuse sono pesanti: un asse trasversale tra Palazzo Civico e Palazzo Lascaris per blindare scelte urbanistiche che, secondo Deambrogio, produrrebbero «plusvalori miliardari per pochi» senza reali ricadute per i cittadini.

«È scandaloso osservare come il sindaco Lo Russo abbia cercato e ottenuto la sponda della Lega per blindare un piano regolatore vecchio di trent’anni, con l’unico obiettivo di accelerare trasformazioni urbanistiche che generano plusvalori miliardari per pochi, a fronte di benefici nulli per la cittadinanza».

Nel mirino finiscono anche le reazioni del mondo dei costruttori e del centrodestra regionale. «Le dichiarazioni di zucchero del presidente dei costruttori Antonio Mattio e il plauso del capogruppo leghista Fabrizio Ricca sono la prova definitiva: questo non è un piano per la città, ma un accordo per garantire prevedibilità e trasparenza esclusivamente a chi deve costruire. Mentre si parla di criteri oggettivi per la perequazione, la realtà è che si sta semplificando la strada a chi vede Torino solo come una distesa di cantieri da sfruttare».

Il nodo politico è evidente: per i sostenitori di “Cresci Piemonte” si tratta di rendere più rapide le procedure e non perdere investimenti; per i detrattori, è l’ennesimo passo verso una città modellata sulle esigenze del mercato immobiliare più che su quelle dei residenti.

Deambrogio annuncia battaglia anche in vista del voto in Consiglio regionale. «Non accettiamo che il Consiglio regionale approvi martedì prossimo questo semaforo verde al cemento senza colpo ferire. La politica dovrebbe servire il bene comune e la tutela del suolo, non ridursi a una stanza di compensazione per le richieste dei privati. Contro questo asse trasversale che unisce Palazzo Lascaris e Palazzo Civico in un unico, grande progetto di speculazione, chiediamo che si levi una voce forte di tutti i soggetti che hanno a cuore una visione alternativa di territorio non solo da valorizzare monetariamente».

Lo scontro, insomma, è tutt’altro che tecnico. Non riguarda soltanto tempi e procedure, ma un’idea di città: da una parte chi parla di sviluppo, competitività e investimenti; dall’altra chi denuncia una saldatura politica che, al di là delle bandiere, si compatterebbe ogni volta che c’è da decidere sul cemento. Martedì l’aula dirà la sua. Fuori, il dibattito è già acceso.

Il provvedimento

La chiamano “Cresci Piemonte” e, al di là del nome da slogan, è un provvedimento con un obiettivo molto concreto: tagliare i tempi della burocrazia urbanistica per permettere a Comuni, imprese e investitori di realizzare più velocemente opere e interventi sul territorio.

Tradotto in parole semplici: meno mesi (a volte anni) di attesa per approvare varianti ai piani regolatori, più rapidità nel trasformare un progetto in un cantiere.

Il cuore della misura sta proprio qui. Oggi, quando un Comune deve modificare il proprio piano regolatore – anche solo per consentire la realizzazione di un’opera finanziata con fondi europei o del PNRR – deve affrontare un percorso lungo e articolato, fatto di conferenze dei servizi, pubblicazioni, osservazioni, pareri e contropareri. Tempi tecnici che spesso si allungano e rischiano di far saltare scadenze cruciali.

“Cresci Piemonte” interviene su questi passaggi e dimezza molte delle tempistiche previste. Le conferenze che prima richiedevano due o tre mesi vengono ridotte a poche settimane. Anche i periodi per la pubblicazione degli atti e per la presentazione delle osservazioni vengono accorciati. L’idea è chiara: se un progetto è finanziato e pronto, non deve restare fermo nei cassetti per colpa della burocrazia.

La legge ha una natura temporanea e straordinaria. Non riscrive tutta l’urbanistica piemontese, ma introduce una corsia accelerata valida fino al 2030, proprio per consentire alla Regione e ai Comuni di utilizzare in tempo le risorse disponibili, soprattutto quelle legate ai fondi europei e ai programmi nazionali che hanno scadenze precise.

Secondo le stime regionali, parliamo di investimenti per miliardi di euro tra opere pubbliche, rigenerazione urbana, infrastrutture, interventi produttivi e progetti privati di una certa consistenza. Anche alcuni investimenti interamente privati, se superano determinate soglie economiche e producono ricadute occupazionali, potranno accedere a queste procedure più rapide.

Cosa significa tutto questo per i cittadini? In teoria, cantieri che partono prima, opere pubbliche che non rischiano di perdere finanziamenti, aree dismesse che possono essere recuperate più velocemente, nuove attività produttive che trovano meno ostacoli formali.

Naturalmente, il punto delicato è l’equilibrio tra velocità e controllo. Ridurre i tempi non deve significare ridurre le garanzie ambientali o la possibilità per i cittadini di presentare osservazioni. La Regione sostiene che le tutele restano, ma con procedure più snelle e scadenze più stringenti.

In sostanza, “Cresci Piemonte” è un tentativo di rispondere a una domanda che da anni si sente ripetere: perché in Italia servono così tanti passaggi per modificare un piano urbanistico o avviare un’opera? La risposta della Regione è intervenire con una legge speciale che accorci i tempi senza cambiare le regole di fondo.

Resta da vedere come funzionerà nella pratica. Perché tra il testo di una legge e la realtà degli uffici comunali, delle conferenze dei servizi e dei pareri tecnici, spesso la distanza è notevole. Ma l’obiettivo dichiarato è chiaro: far sì che i progetti non restino sulla carta e che i fondi disponibili si trasformino davvero in lavori, infrastrutture e sviluppo per il Piemonte.

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